Signorino contro le "ideologie" di De Luca: «Serve una politica seria» - Tempostretto

Signorino contro le “ideologie” di De Luca: «Serve una politica seria»

Signorino contro le “ideologie” di De Luca: «Serve una politica seria»

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giovedì 19 Luglio 2018 - 05:55

L'ex assessore Guido Signorino analizza gli annunci di De Luca su partecipate, situazione finanziaria, piano di riequilibrio, tram, servizi. Un elenco delle azioni messe in campo dall'amministrazione Accorinti che il neo sindaco non dovrebbe demolire

«Nonsoltram. A parte i blitz nelle villette e le partite a carte “riparatrici”, l’esordio di Cateno De Luca alla guida dell’amministrazione di Messina, è un susseguirsi di segnali e indicazioni da leggere in chiave amministrativa e politica. Amministrativamente De Luca sta cercando di orientarsi, di capire cosa c’è in una città e in un Comune di 240.000 abitanti, che sembra non conoscere a fondo e al quale non possono applicarsi modalità gestionali e soluzioni adatte a contesti decine, ventine o centinaia di volte più piccoli. Per questo è imprudente prodursi in proclami iconoclastici (“chiudo il tram”, “privatizzo i rifiuti”, “annullo salvacolline e PRG”).

Politicamente emergono i limiti di un approccio ideologico che, con questa realtà, non ha ancora appreso a fare i conti. L’amministrazione Accorinti aveva attivato una strategia precisa, misurata e progressiva per scongiurare il dissesto, pagare i debiti del passato ed evitare il taglio dei servizi, programmandone anzi la crescita sia qualitativa che quantitativa; si tratta di obiettivi che, se non coordinati, diventano confliggenti. La strategia posta in campo aveva invece gettato le basi per un riequilibrio sostenibile e compatibile con l’aumento della qualità della vita in città. A quella strategia è necessario dare continuità in maniera rapida ed efficiente. E gli annunci di De Luca non vanno in questa direzione.

Sul fronte finanziario sarebbe sbagliato perdere tempo, chiedendo al Ministero cosa fare. Cosa fare, infatti, lo dice chiaramente la legge che, ai commi 5 e 5-bis dell’art. 243-bis del TUEL, dispone che: a) i piani di riequilibrio hanno durata compresa fra 4 e 20 anni; b) le amministrazioni di nuovo insediamento possono rimodulare i piani qualora non sia pervenuto il giudizio della Corte dei Conti; c) quando la massa debitoria ha le proporzioni riscontrate nel Comune di Messina, la durata massima del piano è 20 anni. La rimodulazione del piano deve avvenire in questo ambito normativo che, non ponendo vincoli o prescrizioni aggiuntive, consente all’amministrazione di rimodulare il piano a 20 anni. È sufficiente (se la si ha) comunicare questa intenzione alle sedi competenti. Fare questo consente a Messina di costruire un bilancio che “respira” e che, nel solo biennio 2019-2020, può recuperare alla città oltre 25 milioni di euro. Come si capisce, a questa operazione è legata la possibilità di migliorare e potenziare i servizi ai cittadini.

Relativamente alle partecipate è giusto incontrarsi coi vertici amministrativi e tecnici delle società; è sbagliato invece partire dal pregiudizio che bisogna per forza cambiare tutto. Su questo punto De Luca aveva in programma cose incompatibili con la legge, pregiudizialmente ideologiche e incoerenti con la realtà esistente. È incompatibile con la legge il passaggio del personale dalle società all’Ente Locale. È ideologico presumere che il privato agisca meglio del pubblico. È incoerente con la realtà ed economicamente insensato proporre lo smantellamento di una infrastruttura esistente, funzionante e potenziabile per sostituirla con una sua copia più costosa, dannosa e paesaggisticamente impattante.

Il tram sarebbe da sostituire perché i ricavi non coprono i costi. Due domande: 1) Dove mai il trasporto pubblico locale trova la sua copertura nei ricavi? Il TPL prevede contributi pubblici perché è un servizio essenziale che deve raggiungere tutti i cittadini, anche i più distanti e meno abbienti. 2) Il nuovo tram (più costoso) è suscettibile di generare perdite maggiori dell’attuale. Che senso ha smantellare il vecchio in nome dell’economia per realizzarne uno potenzialmente più antieconomico? Nella campagna elettorale 2013 ci pervenne da un “gruppo privato” una proposta operativa: privatizzare le linee in attivo e mantenere pubbliche quelle in perdita. Garantire il profitto al privato con un sussidio e mettere a carico dei cittadini le pure perdite, magari offrendo servizi di differente qualità. Noi abbiamo agito diversamente. Non mi stupirei di vedere risorgere proposte del genere. Magari il tram sospeso potrebbe essere gestito da privati e, magari, questi privati – oltre che sfruttare un investimento pubblico – fruiranno di contributi in conto gestione da parte del Comune, a garanzia del profitto.

Ma il latente approccio ideologico del “privato è meglio” non riguarda solo il trasporto. Viene detto (scavalcando competenze del Consiglio Comunale) che entro 18-24 mesi il servizio di raccolta dei rifiuti verrà affidato ai privati. Su quali basi? La costituzione di una società pubblica “in house providing” non è stata pregiudizialmente calata dall’amministrazione Accorinti, ma è risultata da una valutazione tecnico-economica definita dal Dipartimento Ambiente e Sanità tra agosto e novembre 2014, approvata dalla Regione nel maggio 2015, assistita dalla valutazione dei Revisori dei Conti, approvata infine in più atti (entro il luglio 2017) da un Consiglio Comunale non “omogeneo” all’amministrazione. Non si può cambiare una decisione del Consiglio fondata su un lungo esame di documenti tecnici solo perché una nuova amministrazione è pregiudizialmente convinta che il privato sia meglio del pubblico. Non si può farlo senza un esame serio, tecnico ed economico-sociale delle alternative. Ricordiamo che (al di là dei coinvolgimenti mafiosi) la gestione “privata” di alcune società in Sicilia (es.: Dusty) lascia sul territorio reiterate emergenze-rifiuti. L’ultima del 2013-18 ha riguardato Barcellona non più di 15 giorni fa; prima era toccato a Milazzo, Castelvetrano, sempre Barcellona, Adrano e altri ancora. Non esiste una statistica che metta in relazione le emergenze rifiuti con le modalità di assegnazione e gestione del servizio. A garantire efficienza non è il carattere privato o pubblico del gestore, ma la capacità di programmazione e gestione con cui l’ente locale definisce gli obiettivi e le risorse da destinare all’esercizio. Aver portato dal 3% al 17% la raccolta differenziata, completato e avviato l’impianto per il trattamento della frazione secca, finanziato col masterplan l’impianto di trattamento della frazione umida, costituito un’azienda in house providing capace di attivare investimenti e dare efficienza al servizio, avviato questi investimenti (le nuove spazzatrici, con beneficio della città, perverranno a settembre), risponde a un preciso disegno che in brevissimo tempo può portare a un servizio di igiene urbana adeguato. De Luca raccolga questa eredità e la porti a buon esito. Prima di formulare ipotesi alternative, è buona amministrazione basarsi su dati certi ed effettivi circa la funzionalità dell’assetto appena varato. A oggi la nuova società è in attivo. Esistono dunque sia le risorse per sostenere gli investimenti che i margini attesi per ridurre la TARI. È necessario concedere il tempo minimo (almeno 3 anni) per valutare la possibilità di onorare correttamente il contratto di servizio appena sottoscritto.

L’esperienza fatta in ATM dimostra che è possibile rilanciare il servizio anche con la forma più pubblica di una società: quella dell’azienda speciale. Perché a gestire le aziende non sono le ideologie, ma le persone. Il compito più importante di un sindaco non è inseguire idee astratte o ascoltare consigli spesso interessati, ma garantire alla città l’individuazione del management più competente. Per questo ci vuole una capacità amministrativa all’altezza della sfida. Il Consiglio Comunale (il vero luogo di competenza per l’indirizzo di gestione delle società partecipate) e la società civile vigileranno su aziende e servizi per tutelare l’interesse della città e dei cittadini.

Risanamento finanziario, piano di riequilibrio a 20 anni, potenziamento dei servizi sono elementi connessi della strategia di rilancio della città costruita dall’amministrazione Accorinti. Sono obiettivi alla portata e rallentarli o, peggio, invertirli sarebbe un grave errore».

Guido Signorino

Un commento

  1. ma ancora parla questo signore che ha sfasciato messina per 5 anni?

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