Un nuovo referendum, stavolta a Gela, ha bocciato l’appoggio del maggior partito di centrosinistra al governatore. Lupo convoca i segretari provinciali, ma Idv pensa ad referendum “allargato”. Intanto il leader di Forza del Sud brucia le tappe
Nessuno vuole il Pd alleato di Raffaele Lombardo. Non lo vuole parte del Pd stesso, con in testa i “falchi” Mirello Crisafulli ed Enzo Bianco. Non lo vuole una parte consistente dell’elettorato, visti i numeri bulgari dei referendum che i “dissidenti” stanno organizzando i vari comuni della Sicilia (dopo Caltagirone, ieri è toccato a Gela, dove il no all’alleanza ha ottenuto il 96,2 per cento). Non lo vuole il resto della sinistra, da Italia dei Valori a Sinistra Ecologia e Libertà, che pensano ad altre manifestazioni “referendarie” per convincere i vertici del Pd a mollare il governatore. Non lo vuole, ovviamente, il Pdl, conscio del fatto che senza la stampella del Pd Lombardo non andrebbe da nessuna parte. E non lo vuole Gianfranco Miccichè, leader di Forza del Sud, che già guarda alle prossime elezioni. Non lo vuole nessuno, il Pd con Lombardo, tranne i vertici del Pd.
Giuseppe Lupo in questi giorni convocherà a Palermo i segretari delle province siciliane per fare il punto della situazione. E capire davvero chi ci sta e chi, invece, è d’accordo con la linea oltranzista di Crisafulli, Bianco e soci. Quello che Lupo intende far capire è: ma davvero nessuno vuole il Pd alleato di Lombardo? Sono “reali” i numeri impressionanti venuti fuori dai referendum? Lupo, e con lui la direzione del partito, sono convinti di no. Sono convinti che in realtà la maggioranza intende mantenere una decisione che fu presa, a suo tempo, con il sostegno di quasi tutto il gruppo parlamentare e di tutti i vertici del Pd in Sicilia, Beppe Lumia in testa, tutt’oggi primo assertore della bontà dell’appoggio a Lombardo (nonostante nella campagna elettorale 2008, va ricordato, ne sembrasse il più acerrimo nemico). Certo che qualcosa è cambiato. E’ cambiato, ad esempio, l’atteggiamento di Francantonio Genovese, che dall’iniziale convinzione totale sull’opportunità di entrare nel Governo, sembra aver assunto una certa “freddezza” nelle ultime settimane, non risparmiando, a volte, delle frecciate all’indirizzo di Lombardo.
A fine mese la direzione del Pd si riunirà per tornare a dibattere sulla vicenda. Perché Bianco adesso minaccia referendum a Catania e Palermo, e se anche dai due capoluoghi più grandi dovesse venir fuori una bocciatura, verrebbe tradotta, da chi vuole leggerla così, come una sfiducia agli attuali vertici del partito. E se il Pd non si muoverà, saranno gli altri a farlo. Fabio Giambrone, senatore Idv, è tra i promotori di un’iniziativa che potrebbe essere messa in piedi da qui a qualche settimana: un referendum in tutti i comuni siciliani, organizzato insieme a Sel e a Prc-Federazione di Sinistra. Una manifestazione che preoccupa i piani alti del Pd.
Intanto c’è chi pensa già alla prossima campagna elettorale (per qualcuno imminente, per altri meno). E’ il solito, “vulcanico” Gianfranco Miccichè, che ha chiuso il suo intervento all’assemblea dei quadri di Forza del Sud annunciando: «Contro i continui “no” della burocrazia regionale ‘abbiamo elaborato un disegno di legge per consentire alla Regione di passare dal metodo dell’autorizzazione a quello del controllo. Sarà questo il primo provvedimento che attuerò da Presidente della regione. Si’, perche’, stando cosi’ le cose non posso non candidarmi alla guida della Regione siciliana».
