L’analisi: l’opposizione al Comune e alla Provincia, tra “lupi solitari” e assenza di strategie

L’analisi: l’opposizione al Comune e alla Provincia, tra “lupi solitari” e assenza di strategie

L’analisi: l’opposizione al Comune e alla Provincia, tra “lupi solitari” e assenza di strategie

sabato 27 Marzo 2010 - 08:12

A Palazzo Zanca i numeri danno un grande potenziale, raramente sfruttato: il Pd si affida più ad azioni singole che a manovre coordinate. A Palazzo dei Leoni c’è poca quantità, la strategia è quella della “collaborazione critica”

Azioni sporadiche, lasciate all’iniziativa dei singoli, senza però una regia che coordini le manovre. L’opposizione, tanto a Palazzo Zanca quanto a Palazzo dei Leoni, non riesce a fare il salto di qualità, nonostante sponde inaspettate e “disgrazie altrui” poche volte sfruttate. Al Comune, in particolare, i numeri consentirebbero al Pd, unica forza di centrosinistra presente in consiglio comunale, di fare la voce grossa, approfittando delle fronde interne alla maggioranza, evidenti fin dall’inizio di questo mandato amministrativo. Sono 14 i consiglieri d’opposizione, “frammentati” però in sette gruppi politici, e questa è già un’anomalia, se vogliamo. Mai è stata presa realmente in considerazione l’ipotesi di unirsi in uno – due gruppi massimo. Vince la volontà di avere numeri maggiori nelle conferenze dei capigruppo o nelle commissioni consiliari? Può darsi, ma questo non fa che rafforzare l’impressione (in realtà qualcosa di più) di un’opposizione scoordinata, poco presente, poco “vogliosa” di far valere i propri numeri, interessata in buona parte dei propri elementi più a coltivare il proprio orticello elettorale che a mandare una vera azione politica avversa all’amministrazione Buzzanca.

Nonostante questo diversi sono stati gli episodi in cui il centrosinistra ha fatto valere il proprio peso, spesso, però, più per le fratture interne ai propri dirimpettai d’aula che per una vera e propria strategia. Il “capolavoro”, in questo senso, è stato il primo voto sui revisori dei conti, quando la terna proposta dal centrodestra venne clamorosamente sconfitta da quella appoggiata dal centrosinistra col sostegno decisivo dei cosiddetti “pierini” della maggioranza. Un episodio i cui esiti di lì a poco sarebbero stati ribaltati, ma che rese palese le difficoltà del centrodestra e le potenzialità del centrosinistra, quantomeno nei numeri. Qualcosa di simile è avvenuto anche in altre occasioni: ricordiamo il voto sull’ordine del giorno che chiese le dimissioni di Gianfranco Scoglio (ma anche qui sponda decisiva arrivò dal centrodestra) o il risultato incassato, seppur dopo mesi di faticose “trattative”, con la presidenza della commissione Ponte, assegnata a Nicola Barbalace nonostante la maggioranza la volesse per sé. Inspiegabile, però, come il centrosinistra, visti i numeri e le sponde amiche, non batta i pugni per ottenere una poltrona nell’ufficio di presidenza, più volte vacillato ma mai fatto cadere definitivamente. Politicamente l’assist è stato servito più volte, ma nessun “bomber” del centrosinistra ne ha mai approfittato. Va riconosciuto, però, al centrosinistra un grande senso di responsabilità nelle votazioni “che contano”, quelle dove, senza il Pd in aula, nove volte su dieci sarebbe caduto il numero legale.

Chi frequenta Palazzo Zanca ricorda quanto diversi fossero i tempi in cui in consiglio comunale c’era un “sergente”come Loris Foti: certo, allora Francantonio Genovese era sindaco, la “campagna acquisti” era stata imponente, ma con un capogruppo così ferreo il centrosinistra rigava dritto, eccome. Oggi non è più così. Il gruppo “ufficiale” del Pd è guidato da un “poco presente” Tani Isaja, mentre Felice Calabrò è costretto agli straordinari nel suo essere lupo solitario (non a caso sempre più spesso scende in campo al fianco del “ribelle” del Pdl, il “brigugliano” Nello Pergolizzi), collaborato da una volenterosa Simona Contestabile che, giurano nel partito, farà strada. Desaparecido la componente ex Ds, resiste il “baluardo” di Vince Messina Gaetano Gennaro, che brilla per coerenza e tenacia, ma “soffre” anche lui la solitudine. Isolate anche le azioni di Nicola Barbalace e Giorgio Caprì, rare quelle di tutti gli altri, anche di chi alle urne ha avuto un grande successo come Benedetto Vaccarino, Nicola Cucinotta ed Emilia Barrile, il cui lavoro dietro le quinte è imponente ma dedicato, come detto prima, più al proprio orticello che ad una dinamica generale. Infine non può non essere ricordato come il Pd, in questo mandato amministrativo, abbia subito la stessa sorte toccata al centrodestra nell’era Genovese, seppur in proporzioni diverse: già due sono i consiglieri trasmigrati, Marcello Greco all’Udc, Paolo Saglimbeni al gruppo Misto ma con “vista” sul gruppo Corona del Pdl. E un terzo, dicono i bene informati, è pronto a fare il salto, seppur in quella che potremmo definire “l’opposizione” del centrodestra, ossia il gruppo Briguglio.

IL CENTROSINISTRA A PALAZZO DEI LEONI

Alla Provincia la scarsa consistenza dell’opposizione è prevalentemente influenzata dalla limitatezza numerica in consiglio. Sulle 45 poltrone dell’aula solo 10 sono state riservate dall’elettorato al centrosinistra: 7 al Pd, 1 all’area Riformisti-Socialisti, 1 ad Italia dei Valori e 1 a Rifondazione Comunista. Attualmente il numero dei componenti dell’opposizione si è ulteriormente ridotto a 9 componenti, considerando il passaggio al Gruppo Misto di Biagio Gugliotta, transitato tra l’incredulità di buona parte dei colleghi dal Partito Democratico al Pdl, area Briguglio. Politicamente la linea seguita in questi quasi due anni di amministrazione Ricevuto, è stata quella della -collaborazione critica-. La sponda opposta alla maggioranza ha infatti provato a confrontarsi con il centrodestra sulle questioni importanti, facendo da pungolo e ponendo l’attenzione su alcune questioni importanti, come il finanziamento alle piccole e medie imprese proposto in sede di approvazione del bilancio previsionale 2010.

Altre volte si è arrivati al muro contro muro, con l’opposizione che si è ritrovata a poter sfruttare le sponde servite da gruppi interni alla stessa maggioranza, unendosi in alcune battaglie e addirittura conducendole insieme. Visti i numeri -bulgari-, l’ostruzionismo in aula ha potuto avere seguito in poche e determinate occasioni, come detto quando l’appoggio proveniva dalla parte opposta dei banchi o quando le assenze nel centrodestra lo permettevano. Sul piano dei fatti concreti, soprattutto il Pd, ha provato ad alzare la voce su questioni come il Piano Strade, le alluvioni, le frane e il territorio, ma soprattutto sull’instabilità politica della maggioranza. Come al Comune, la variegata composizione della talvolta litigiosa coalizione di palazzo dei Leoni infatti, ha in questi mesi finito con il diventare quasi la vera -opposizione- all’amministrazione provinciale in carica. I battibecchi a cadenza -saltuaria- tra schieramenti -occasionali- formatisi all’interno del centrodestra (vedi Mpa vs Udc) hanno portato determinati gruppi a puntare spesso l’indice su pecche e lacune dell’esecutivo di riferimento, per lo più però per interessi politici o dell’elettorato di riferimento.

Come detto ciò, per alcune vicende, è diventato un assist per l’opposizione, che ha potuto decidere se accodarsi ad una presa di posizione, evidenziare la frammentarietà del centrodestra, o come in varie occasioni accaduto fare cadere -pilatescamente- il silenzio. Nel complesso si può dire che la volontà di svolgere pienamente il proprio ruolo è stata riscontrata, preferendo però il più delle volte la strade del dialogo ad un’agguerrita contrapposizione. Ciò, appunto, è legato ai fattori evidenziati, che nonostante l’impegno politico rendono i risultati dalla fruttuosità altalenante.

S.C. – E.R.

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