Dal consuntivo 2009, si evince che se l’Ente non mette mani al portafogli l’azienda speciale rischia di scomparire per sempre. Ma se le mette, è il Comune che rischia il dissesto finanziario
Undici anni di perdite d’esercizio non riconosciute dal Comune sono alla base della crisi di liquidità che rischia di portare l’Atm al tracollo.
Lo afferma, anzi lo scrive – senza paura di essere smentito – il direttore generale dell’Atm, Claudio Conte, nella relazione tecnica che introduce al bilancio consuntivo 2009 – inviato agli uffici comunali lo scorso 26 novembre – dal quale dipende non solo il destino dell’azienda speciale che si occupa del trasporto pubblico locale ma anche delle casse comunali, legate in modo inscindibile ai conti dell’azienda di cui Palazzo Zanca è proprietario unico.
Per capire la gravità della situazione basti pensare che nel solo 2009 l’Atm ha registrato una perdita d’esercizio pesantissima, pari a 18,2 milioni di euro, che va ad aggiungersi ai 20 milioni di euro di perdite accumulatesi nell’ultimo decennio.
38 milioni di euro di perdite in totale che, se riconosciute, dovranno essere ripianate dal Comune, da ben 11 anni inerme. Secondo alcuni consiglieri comunali ed osservatori esterni , l’Ente è ad un passo dal dissesto finanziario anche per le “omissioni” sui conti dell’Atm, di cui gli attuali amministratori, così come quelli che li hanno preceduti del resto, si sono resi responsabili negli ultimi bilanci comunali. Ad esempio, il documento di previsione 2010 votato ad agosto e la manovra di riequilibrio votata ad ottobre non solo non hanno sciolto il nodo Atm ma lo hanno addirittura ignorato, facendo gridare allo “scandalo” alcuni consiglieri (pochi rispetto ad una maggioranza silente e decisiva nella votazione degli atti ), che parlano espressamente di bilancio non veritiero, ergo falso.
Ma torniamo al documento di chiusura esercizio dell’Atm, che contiene numeri preoccupanti e già tristemente noti. Lo stesso Conte sottolinea, infatti, che il bilancio 2009 richiama e trascrive i dati e le considerazioni dei Consuntivi 2007 e 2008 ( mai arrivati in Consiglio comunale nonostante siano stati regolarmente “recapitati” a palazzo Zanca) «in quanto in linea generale ancora attuali».
Dando uno sguardo alle voci di bilancio, emerge che, ad oggi , l’Atm vanta crediti pari a 31 milioni di euro e tra i suoi creditori spiccano niente poco di meno che la “mamma”, cioè il Comune (per una somma complessiva di oltre 19 milioni di euro); l’Università degli Studi di Messina; il Policlinico e l’ormai defunta Istituzione dei servizi sociali, per conto della quale dovrà rispondere sempre Palazzo Zanca . A questa cifra ragguardevole, che se incassata darebbe certamente una boccata d’ossigeno, si contrappone quella relativa ai debiti, che superano i 38 milioni di euro e derivano, in particolare, dalle anticipazioni bancarie e dalla pesante esposizione con i fornitori, molti dei quali, in questi anni, invece di attendere i tempi lunghi dei pagamenti hanno preferito cautelarsi con azioni legali che hanno fatto inevitabilmente lievitare la voce di bilancio relativa alle spese legali. Ne sono derivate, inoltre, difficoltà negli approvvigionamenti che hanno reso difficoltosa e, in talune fasi, impossibile la riparazione dei mezzi da mettere in linea.
Insomma, un circolo vizioso dal quale non si riesce a venir fuori, anche e soprattutto per il perpetrato immobilismo dell’Ente Comune, che è stato e continua a guardare da spettatore quasi disinteressato alle dinamiche della “sua” azienda , ormai ad un passo dal fallimento.
Nella relazione tecnica, il direttore generale non ha, infatti, nascosto che « l’attuale situazione non garantisce la continuità dell’attività, con conseguente rischio di soppressione dell’Azienda». Anche il commissario straordinario Giuseppe Russo, subentrato a Cristofaro La Corte, fuori per motivi di salute, ha scritto nella nota integrativa che senza un accordo con il Comune, volto a stabilire un equilibrio economico e finanziario di lungo termine , anche mediante una riorganizzazione aziendale, «sussistono serie incertezze in merito alla continuità aziendale».
Dal bilancio consuntivo 2009 emerge un altro dato incontrovertibile e cioè che, in questi anni, la crisi di liquidità ha inevitabilmente generato la riduzione dell’offerta del servizio (vale a dire meno autobus e, dunque, meno corse), a sua volta causa di un triplice effetto negativo:in primo luogo, la riduzione degli incassi derivanti dalla vendita dei titoli di viaggio; il secondo luogo, l’inefficienza e l’insufficienza del servizio di trasporto pubblico, divenuto sempre più scadente e oggetto di numerose lamentele da parte degli utenti; in ultimo, ma non certo per ordine di importanza, anche la riduzione dei contributi regionali legati proprio al chilometraggio dei mezzi. Significativo a questo proposito il debito di oltre 4 milioni di euro verso la Regione per lo storno dei contributi relativo al chilometraggio certificato nel 2008, a cui si aggiungono quasi 5 Mln. di euro per il 2009.
Il disastro Atm – lo abbiamo detto all’inizio – ha origini antiche e ne sono responsabili tutte le amministrazioni che si sono succedute nell’ultimo decennio, le quali hanno fatto orecchio da mercante, dimostrando di essere sordi ai continui SOS lanciati dall’azienda. Ma se è ciò che è stato fatto (o meglio non è stato fatto) nel passato è ormai irrimediabile, il futuro dell’azienda è ancora da scrivere ed oggi , più che mai, è nelle mani dell’attuale amministrazione, guidata dal sindaco Giuseppe Buzzanca. Le parole, le promesse non bastano più. L’Atm è in stato vegetativo, con 670 dipendenti iscritti nel registro contabile a fronte di soli 52 autobus in funzione; con i miseri trasferimenti da parte del Comune, pari a meno circa 13 milioni di euro, totalmente insufficienti persino a coprire i costi di gestione figuriamoci i 38 milioni di euro di debiti; con i fornitori ed i loro avvocati che bussano continuamente alla porta, reclamando le somme spettanti; «con l’assoluta inadeguatezza dell’Ufficio di ragioneria» (così scrive testualmente Conte) e l’impossibilità oggettiva e materiale di bandire concorsi; ma soprattutto con l’assoluta mancanza di programmazione, annunciata ma mai avviata. Del resto, come sarebbe possibile programmare senza prima risanare l’azienda economicamente?
A questo punto, la città vorrebbe sapere: Buzzanca e la sua giunta cosa vogliono fare dell’azienda? Allo stato attuale sembrano esistere due sole opzioni possibili: salvare l’Atm , riconoscendo le somme iscritte in bilancio e mettendo mani al portafogli; o avviare le procedure di messa liquidazione, come previsto, in casi del genere, dall’articolo 50 dello statuto dell’azienda.
Tutto il resto sono chiacchiere.
