Il consigliere provinciale del Pd Pippo Rao (nella foto) torna a parlare della situazione dell’Ato idrico. Dopo l’ennesimo nulla di fatto nel corso della seduta del consiglio del dieci settembre scorso, dove la caduta del numero legale non ha bloccato la nomina per il collegio dei revisori dei conti che ha il compito di approvare i bilanci della società d’ambito dal 2004 ad oggi, l’esponente del Pd torna ad esprimere forti perplessità sulla gestione del servizio.
La querelle sulla nomina dei revisori,(vedi articolo correlato) è legata principalmente alla mancanza di un accordo tra le forze politiche per l’individuazione dei prescelti. Un intoppo sul quale l’esponente del Pd torna a interrogarsi anche oggi, una vicenda definita paradossale “con la conseguenza che nonostante il fatto che da molti anni l’ATO 3 opera con costi di gestione enormi ( a carico dei cittadini! ) rispetto ai risultati, i bilanci non sono mai stati approvati, con conseguenze di facile comprensione”.
Nell’interrogazione presentata al presidente Ricevuto, Rao intende sapere “se si vuole perseguire con convinzione la strada della gestione pubblica del servizio idrico, oppure vi sono tentativi di tornare indietro da quella scelta, diluendo i tempi, e lavorando magari ad altre ipotesi che vedano la gestione privatistica ritornare in auge. Privatizzazione del “bene comune acqua” significa: aumento esponenziale dei costi a carico dei cittadini, moltiplicazione dei posti di amministratori, esperti, legali, difficoltà gestionali”, e questo le realtà che hanno intrapreso questa strada lo conoscono molto bene! Inoltre nell’interrogazione, si chiede di conoscere l’esito dei progetti presentati per ottenere risorse finanziarie adeguate a garantire nel territorio messinese servizi migliori. Vi erano in ballo circa 80 milioni di euro di Fondi Comunitari, e l’immobilismo politico che caratterizza oramai l’ATO idrico 3 di Messina, potrebbe comportare il rischio di non potervi accedere”.
