Autonomie speciali: la polemica di mezz'agosto. Messina citata come esempio di inefficienza

Autonomie speciali: la polemica di mezz’agosto. Messina citata come esempio di inefficienza

Redazione

Autonomie speciali: la polemica di mezz’agosto. Messina citata come esempio di inefficienza

sabato 16 Agosto 2008 - 12:55

Anche Scilipoti (IdV) risponde a Galan

«Sicilia e Sardegna sono sempre state un peso per l’Italia, e lo sono ancora», almeno secondo il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan (nella foto). Il presidente ha raccolto la palla lanciata dal ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta per attaccare, in un’intervista al “Corriere della Sera- del 13 agosto, le regioni a statuto speciale. Brunetta ha dichiarato, in un intervento forse un po’ avventato, che «le ragioni storiche dell’autonomia sono finite. Nessuna Regione può essere più speciale di altre», e tanto è bastato a Galan per riprendere un tema a lui tanto caro. Non è nuovo, infatti, il presidente, a sfuriate contro le autonomie, visto che un anno fa sollevò davanti alla Corte di Giustizia europea il problema del Trentino Alto Adige, ricco e agevolato dal fisco, che invogliava i comuni di confine a chiedere il passaggio (vedi Lamon, nel bellunese) dal Veneto al Trentino.

Questa volta Galan se l’è presa particolarmente con la Sicilia, che insieme alla Sardegna rappresenta un “peso- per l’Italia. E Messina ne è il segno più chiaro: «A Messina sono ancora in piedi le baracche del terremoto del 1908. Ma che esempio diamo al Paese?». Ovviamente il presidente siciliano, Raffaele Lombardo, non ha fatto tardare la sua replica: «Sono d’accordo solo sul fatto che non sempre è stato fatto un uso virtuoso delle autonomie. Ma questo è successo perché da noi mancava un partito territoriale, a differenza di Val D’Aosta e Alto Adige». Con l’Mpa, quindi, cambierà tutto, a quanto sostiene Lombardo. A partire dall’applicazione integrale dello statuto, che comporterebbe, per esempio, la destinazione alla Sicilia degli introiti delle accise petrolifere. «La logica di Galan – ha continuato Lombardo -, puramente egoistica, determina la secessione sociale di fatto. Siamo già in fase di separazione avanzata. Alcune parti del Paese hanno il doppio del reddito di altre. Non si capisce perché si quadruplicano binari e corsie al Nord e Bari non possa avere la sua alta velocità con Napoli. O Messina essere collegata a Palermo con il ponte. È vero, noi del Sud dobbiamo fare autocritica, abbiamo vissuto troppo tempo con la logica dell’assistenzialismo. Ma i tempi sono cambiati. Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità».

Anche Domenico Scilipoti (IdV alla Camera dei Deputati) è intervenuto, con una nota di oggi, sulla polemica, difendendo l’autonomia dello Statuto della Regione Sicilia particolarmente criticata dal governatore Galan. «Se da un lato – scrive Scilipoti – si condivide l’opinione del governatore Galan che ha individuato in questa politica inefficiente e clientelare il “peso- della Sicilia (e non solo della Sicilia) per l’Italia, risulta evidente come il popolo siciliano onesto a cui non fanno difetto né profonde radici culturali né laboriosità, non possa ulteriormente essere danneggiato da una visione politica prettamente del Nord.»

La responsabilità del mancato sviluppo della Sicilia, e del «fallimento politico che ha portato a mantenere nel 2008 ancora le baracche nella città di Messina», Scilipoti le individua «nei precedenti governi regionali che si sono ad oggi succeduti, compreso quello attuale, emanazione di una visione solamente conservatrice di una politica il cui esempio negativo più recente è stato il governatore Cuffaro, che si è distinto solo per una condanna in primo grado a cinque anni e per la storia dell’Hotel “Federico II- di Palermo, non già per aver dato o per lo meno contribuito a dare dignità ai siciliani onesti».

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