Conferenza dei servizi convocata questa mattina presso la sede dell’AP, rinviata in attesa di valutare la documentazione. L’incertezza resta totale sul quartiere, tra accordi di programma, progetti legati al PRP e l'auspicata apertura perenne alla cittadinanza. Tutti d’accordo, perché non si procede? E i dubbi, legati a nodi politici e decisionali, restano anche sul futuro dell’Ente Fiera
Questa mattina presso la sede dell’Autorità Portuale si è tenuta una conferenza di servizi per discutere dell’istanza di concessione demaniale marittima presentata lo scorso 27 maggio dall’Ente Fiera per l’utilizzo dell’intero quartiere fieristico per lo svolgimento di eventi. La domanda, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale (GURS, parte III) del 31 novembre 2009, contiene la richiesta di concessione degli spazi per un anno. Un passaggio quasi obbligato per programmare non solo la prossima Campionaria estiva, ma eventualmente anche altre manifestazioni nel periodo autunnale/invernale. Il confronto è stato comunque rinviato al prossimo 10 maggio, in attesa di alcuni approfondimenti sulla documentazione fornita.
Sulla gestione dell’Ente pendono intanto i “soliti” nodi politici, legati alle decisioni degli Enti locali così come agli equilibri regionali, che potrebbero variare in rapporto alla capacità di resistenza del Lombardo-ter. Il mandato di D’Amore, infatti, scade questo mese. Ma la sua nomina come neo-commissario cittadino dell’Mpa, figlia della fiducia che il governatore della Regione ripone in lui, oltre a sancire l’ingresso ufficiale del leader di RM all’interno dei meccanismi autonomisti, fa intendere che fino a quando Lombardo sarà alla guida della Sicilia il lavoro dello stesso D’Amore all’interno dell’Ente Fiera è destinato a proseguire.
Dinamiche che non esaltano i rappresentanti cittadini, nel recente passato spesso in polemica con D’Amore per la destinazione d’uso della cittadella fieristica. E anche sulla nuova concessione Ricevuto e Buzzanca potrebbero essere titubanti. In primis per l’assegnazione delle aree per un periodo che va al di là della scadenza dell’incarico commissariale (rinnovato trimestralmente). Resta inoltre marcato il punto interrogativo sul futuro dell’Ente Fiera, che a tutt’oggi, come vedremo, è ancora assolutamente incerto. Come molti ricorderanno, con la delibera n°133 del 22 aprile 2009, la giunta regionale relativamente alla “crisi irreversibile dell’Ente Fiera del Mediterraneo di Palermo e alle criticità logistiche e finanziarie dell’Ente Fiera di Messina” autorizzava l’assessore regionale per la cooperazione, il commercio e la pesca, di concerto con l’assessore al bilancio, a prevedere “la selezione, attraverso procedure di evidenza pubblica di uno o più soggetti in forma aggregata per la gestione di un polo fieristico regionale, con la previsione del […] mantenimento dei livelli occupazionali dei due Enti al momento dell’attivazione delle procedure di liquidazione”. Ciò anche sulla base della L.R. 14/4/2006 che al comma 3 disponeva “la trasformazione degli Enti Fiera regionali in soggetti giuridici privati”.
Le volontà regionali però, con il passare del tempo sembrano essere cambiate. Oltre alle già accennate premesse politiche, il piano di rientro debitorio proposto da D’Amore sembra aver convinto il governo siciliano che ha concesso la garanzia di un fido bancario di due milioni di euro, accordando anche una linea di credito per garantire gli stipendi dei dipendenti fino al 2010. E inoltre non va dimenticato lo “spalmamento” del debito con l’AP. Tutte circostanze che vanno in direzione inequivocabilmente opposta alla liquidazione. Così come in questo contesto possono essere inserite le ripetute proroghe del mandato a D’Amore (così costretto a “programmare” a singhiozzo), che non appaiono orientate ad un taglio delle attività, anzi ad un loro rilancio.
Tornando al Quartiere Fieristico della città, la richiesta presentata dell’Ente andrebbe però incastrata con l’accordo di programma firmato il 2 settembre 2008 da Comune, Provincia, Camera di Commercio (“scherzi del destino”, questi tre enti compaiono nello statuto – art. 3 – come soci fondatori dell’Ente Fiera) e Autorità portuale. Il documento impegna gli aderenti a “rivitalizzare” l’area ottimizzando il rapporto mare-territorio, e ciò secondo precise strategie di intervento, tra le quali:
– la demolizione di elementi incongruenti con il fronte mare
– il restauro delle architetture di grande qualità presenti nel quartiere fieristico riportandole al disegno originale del razionalismo mediterraneo degli anni cinquanta
– l’individuazione di un’allocazione strategica per la realizzazione del “museo del mare e dei trasporti”
– la realizzazione di percorsi ciclopedonali e di un parcheggio pluripiano
– il ripristino di un’area di verde per la città con interventi di salvaguardia delle essenze arboree presenti da almeno un secolo e nuove piantumazioni
– la realizzazione di pontili galleggianti per l’approdo di navi, con particolare riferimento alla attività da diporto
All’art. 3 dello stesso accordo di programma si definiscono poi le attività delle Amministrazioni contraenti. Comune e Provincia si impegnano a porre a compimento ogni attività progettuale utile alla realizzazione di quanto previsto, attraverso il reperimento delle necessarie risorse pubbliche e/o private. La Camera di Commercio si concentra sulle azioni volte alla promozione, il sostentamento e l’incentivazione delle attività di propria competenza. L’Autorità portuale mette a disposizione, conformemente al nuovo Piano Regolatore del Porto, “l’intera area di intervento del quartiere fieristico che si estende su una superficie funzionale di 60.500 mq, avendo come compito precipuo, interalia il recupero del waterfront e la valorizzazione della risorsa mare”. Il punto forse più importante dell’accordo si trova in premessa, e prevede il “perseguimento degli obiettivi della riconsegna ai cittadini della fruibilità per tutto l’anno di un comprensorio di tal pregio di interesse pubblico, quale polo culturale e ricreativo di eccellenza, aprendo il quartiere ai turisti ed agli stessi croceristi”. L’incentivazione, la promozione e lo sviluppo di attività fieristiche, viene invece orientata verso l’affidamento a soggetti terzi, e “in particolare all’Ente Fiera di Messina”, che dunque però vedrebbe il proprio margine di azione “limitato” ad alcune manifestazioni, comunque in condizioni non esclusive.
Addirittura nella seduta del Comitato Portuale del 10 giugno 2008, qualche mese prima della firma dell’accordo, il presidente (Lo Bosco) informa “di un incontro con il Prefetto e dell’opportunità di realizzare una società, a capitale interamente pubblico e con la partecipazione anche della Regione Siciliana, che si occupi della programmazione, gestione e sviluppo della Cittadella Fieristica, rendendola sempre fruibile alla collettività”. Viene poi posta in rilievo l’opportunità di “permettere all’Ente Fiera, che costituisce pure un emblema della messinesità, di continuare ad operare al fine di non disperdere le professionalità e il know how acquisito”. Ma il presidente propone comunque al Comitato Portuale di dare mandato al Segretario Generale (con l’apporto dell’allora presidente della Camera di Commercio, Enzo Musmeci) per la predisposizione di una bozza di statuto per la costituzione della nuova società. Una sorta di gemella dell’Ente Fiera, ma con l’obiettivo di ricercare forme di uso dell’area che mirino alla costante utilizzazione della stessa durante l’anno, con eventi e implementazioni di varia natura, non solo Campionaria e rassegne.
Sulle rivalorizzazione del complesso fieristico è importante rilevare anche cosa prevede il già citato PrP. Nel breve tempo il Piano parla di “ristrutturazione e restauro dei più importanti edifici presenti, programmazione di interventi volti alla implementazione di un approdo turistico stagionale che possa attrarre navi da diporto lungo il mare, la creazione della già citata società tra enti pubblici che provveda al rilancio dell’ambito e la promozione di un museo delle carrozze d’epoca, mediante l’uso dell’apposito padiglione già esistente”. Nel lungo termine invece la realizzazione di nuovi banchinamenti crocieristici dovrebbero permettere di incrementare l’offerta turistica di Messina, “godendo degli innegabili vantaggi offerti dalla straordinaria posizione dell’ambito fieristico”.
L’ultima frattura pubblicamente avvertita tra l’asse Ricevuto-Buzzanca e D’Amore si è materializzata sulla proposta del sindaco e del presidente della Provincia di adibire due padiglioni della cittadella fieristica (7a e 7b) a terminal del flusso crocieristico in partenza da Messina. Ipotesi che il commissario dell’Ente aveva definito «squallido check-in per chi parte», rilevando, punto su punto, le individuate lacune del progetto (vedi correlato in basso). «Non un bel progetto come quello dell’Autorità Portuale – commentava D’Amore -. Quel progetto e’ a me caro ed ho ribadito più volte la disponibilità allo spostamento del quartiere fieristico, facendo vivere qui soltanto la fiera campionaria e la fiera della nautica». Spostamento di cui si parla da tempo. Se ne parla, se ne parla e basta. Mancherebbe ancora una nuova sede (ex Sanderson?).
La questione, è inutile nasconderlo, è anche politica. Nasce tra PdL ed Mpa e si riflette sulle posizioni delle Istituzioni dai vari soggetti rappresentate. Fabio D’Amore affermò che la posizione di Provincia e Comune fu probabilmente frutto delle decisioni di Lombardo sull’Ente Porto: «Anziché adottare tattiche ostruzionistiche con l’Ente Fiera – affermò il commissario -, sarebbe opportuno che provvedessero a determinarsi sull’opportunità o meno di continuare ad esserne soci, facciano una delibera di consiglio ed escano da questa società già dal 2011, dando all’Ente Fiera stesso la possibilità di costituire una spa, facendo accedere nuove forze che in questo momento sono bloccate proprio per la presenza di questi “ingombranti” soci fondatori». Ipotesi percorribile o solo una forte provocazione? Ci sarebbero “nuove forze” davvero disponibili ad entrare? Il clima tra D’Amore e i “soci ingombranti” sembra essere oggi un pizzico più sereno, anche se da palazzo Zanca e dei Leoni i pruriti continuano con gli enti che sembrano sentirsi espropriati delle proprie potenzialità decisionali, costretti a convivere con i continui commissariamenti, senza un disegno delineato.
Mentre è in gioco una parte importante della città, polemiche e contraddizioni sono tutt’altro che finite nell’ombra. Alla Fiera, così come per la zona falcata. E via dicendo.
(Correlati in basso alcuni articoli 2010-2008 sulla Fiera)
Emanuele Rigano
