Si tratta del componente dell’Assemblea Nazionale di Fli, Alberto De Luca e della neo senatrice accademica all’Università di Messina, Federica Mulè. Diversi gli argomenti trattati e le soluzione auspicate
«A Montecitorio mancano le idee e l’entusiasmo di Bari, l’attaccamento alla bandiera che tutto il Paese ha dimostrato»: questo il leitmotiv presente in ogni discorso, intervento, dibattito della prima conferenza nazionale di Generazione Futuro, il movimento giovanile di Futuro e Libertà per l’Italia, svoltasi nel fine settimana nel capoluogo pugliese, alla presenza del leader Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati, del vicepresidente del partito Italo Bocchino e dei suoi maggiori esponenti: Granata, Della Vedova e Menia.
Centinaia di giovani, iscritti ai circoli di tutta la penisola, sono intervenuti nel capoluogo pugliese per dire la loro, suddivisi in commissioni tematiche, sugli innumerevoli problemi che affliggono il -sistema Italia- e per tentare di proporre delle soluzioni che ispirino i dirigenti futuristi e, attraverso di essi, possano migliorare le sorti del Paese. Internazionalizzazione e Sviluppo, Ambiente, Lavoro e Welfare, Università e Scuola sono state le principali macroaree individuate, intorno alle quali si sono sviluppati dei partecipati dibattiti.
A presiedere le ultime due tra le sei commissioni di discussione citate, si sono cimentati e distinti due messinesi. Alberto De Luca, esponente del quadrumvirato coordinatore di GF retto dall’aversano Gianmario Mariniello e unico rappresentante del Mezzogiorno d’Italia all’interno del direttivo, designato come espressione del giovanile in seno all’Assemblea Nazionale di Futuro e Libertà. E Federica Mulè, neosenatrice accademica dell’ateneo peloritano, eletta tra le liste dell’Orum.
Tra le proposte avanzate, la creazione di un fondo che garantisca la protezione dei lavoratori atipici (senza art.18), l’istituzione di un sistema di welfare progressivo (flessibilità che cresce secondo il compenso, dunque maggiori garanzie per i redditi sotto la soglia della debolezza sociale) e la possibilità di liberalizzare il sistema previdenziale complementare, così da garantire maggiore libertà di scelta riguardo le garanzie pensionistiche individuali.
