Mancano i soldi per le spese più urgenti mentre ci sono per tanti sprechi
Proviamo a immaginare cosa succederebbe se l’amministratore del nostro condominio si rifiutasse di mostrarci come ha speso i soldi che gli abbiamo affidato per aver cura delle proprietà comuni.
E giustificasse il suo rifiuto dicendo che la legge non lo obbliga a rendercene conto.
Pare incredibile, ma é proprio quello che succede con i bilanci degli enti pubblici che amministrano i nostri soldi: Comune, Provincia e Regione.
Nessun Governo nazionale o regionale, di destra come di sinistra, li ha mai obbligati a pubblicarli; in forma chiara e dettagliata, come sarebbe doveroso.
Un grande studioso delle regole di democrazia, Hans Kelsen, un centinaio di anni fa (!!!), diceva che uno degli elementi cruciali per il funzionamento di un sistema democratico è che il popolo sia adeguatamente informato su quanto fanno i suoi governanti, possieda gli elementi necessari per capirlo e discuterlo e possa fare sentire la propria influenza sui suoi rappresentanti.
Se ciò non avviene la democrazia, intesa come una testa un voto perde buona parte del suo valore etico e pratico.
Da un recente studio della UIL apprendiamo che, su 104 (nel 2008) Comuni capoluogo italiani, 72 hanno pubblicato il bilancio preventivo e solo 24 quello consuntivo.
Il Comune di Messina né l’uno né l’altro.
I Messinesi non sanno come vengono spesi i loro soldi.
E non protestano.
“Non avevamo i soldi per …”, –Le magre risorse dell’Ente non hanno consentito di …– sono le frasi che abbiamo troppe volte letto in questi giorni tristi.
Ci chiediamo se – al di là delle vergognose strumentalizzazioni politiche: nessuno si può chiamare fuori – i Messinesi le hanno accettate senza chiedersi se fossero vere o solo patetiche giustificazioni.
E se tutte, proprio tutte, le somme necessarie per mettere in sicurezza ogni porzione del nostro disastrato territorio – fino al lembo più minuscolo – debbano esserci date da Regione e Stato, pena il non far nulla o quasi.
O se, invece, potevano essere tratte – anche sotto forma di anticipo – dalle casse comunali e provinciali.
Con la preghiera che nessuno venga a raccontarci la favola che la messa in sicurezza del territorio non rientra tra i compiti di Provincia e Comune: sappiamo bene che vi sono “calamità i cui effetti hanno estensione territoriale limitata e sono gestibili direttamente dal sindaco”.
A Giampilieri e Scaletta, per ridurre (se non eliminare) l’entità del disastro sarebbero bastate poche centinaia di migliaia di euro, certamente recuperabili mediante banali economie – o, meglio, riduzioni degli sprechi – dai bilanci degli enti.
In questi giorni di dolore evitiamo di fare un elenco dei risparmi possibili, pur sapendo che sarebbe lungo, molto lungo.
Ma non possiamo non constatare l’annoso silenzio delle opposizioni su un tema così importante, per la sicurezza dei cittadini e per la stessa democrazia.
Invitando al contempo la stampa messinese a promuovere periodicamente un esame critico puntiglioso dei bilanci pubblici.
Senza riguardi per nessuno.
Sarà un impegno meritorio che potrebbe evitare futuri drammi.
Sappiamo tutti che i pericoli non sono affatto finiti.
