Dettagliate relazioni in consiglio comunale degli assessori Romano (Protezione Civile) e Isgrò (Manutenzioni). Corvaja dell'Urbanistica propone: si riveda il piano regolatore.
Il grave stato di dissesto idrogeologico in cui versa il territorio messinese ha tre cause principali: la straordinarietà degli eventi degli ultimi mesi, l’inadeguatezza del Piano regolatore oggi vigente, con scempio edilizio annesso, e l’impreparazione delle strutture Comunali, per carenze di risorse umane ed economiche. E’ questo, in sintesi, il quadro che emerge dalla seduta del consiglio comunale dedicata all’emergenza dei danni causati dal maltempo, svoltasi oggi alla presenza degli assessori Fortunato Romano, Protezione Civile, Pippo Isgrò, Manutenzioni, e Pippo Corvaja, Urbanistica (raggiunti poi da Melino Capone).
Proprio dagli assessori sono arrivati gli spunti per il dibattito. Romano è stato chiaro: «La città è stata colpita da eventi straordinari, per i quali questo Comune non era attrezzato, anche a causa dei pochissimi interventi strutturali svolti negli ultimi anni. La Protezione Civile dal 20 novembre 2008 al 31 gennaio 2009 ha effettuato, su 180 richieste pervenute, 120 sopralluoghi, 20 interventi con mezzi comunali, 19 interventi con ditte esterne, 2 interventi straordinari (da 4.600 euro e 6-7 mila euro). Si sono poi verificati altri due fenomeni eccezionali: il ritrovamento di due ordigni in città, dei quali uno è già stato rimosso mentre l’altro sarà oggetto di intervento nella prima quindicina di marzo; l’adozione del piano di protezione civile, già approvato dalla giunta. Tra gli eventi straordinari non si può dimenticare quello di Falcone, dove è intervenuta anche Messina».
Ma riprendendo il quesito di fondo posto da una recente interrogazione: cosa sta facendo l’amministrazione? «Stiamo provando ad individuare le priorità, e sono così tante le criticità che servirebbe una cifra inimmaginabile, quasi 60 milioni di euro. Stiamo lavorando a due accordi di programma: uno con il Genio Civile per le opere marittime sul ripascimento; uno con l’Università di Messina per un supporto tecnico alle opere di programmazione per affrontare il dissesto idrogeologico. Capitolo a parte per i torrenti: sono di competenza del Genio Civile, stiamo provando a chiarire chi e come si deve intervenire su uno degli elementi più a rischio del territorio. La deputazione regionale, di cui faccio parte insieme al sindaco e al vicesindaco, sta cercando di impegnare una parte delle risorse della programmazione 2007-2013 in un accordo di programma quadro».
Uno dei problemi è rappresentato dalla frammentazione delle competenze. A questo scopo, informa Romano, «stiamo procedendo alla costituzione di un ufficio speciale, una sorta di task force tra i vari uffici e assessorati comunali, che si baserà fortemente sul Pai (Piano stralcio per l’assetto idrogeologico), strumento indispensabile per ottenere fondi per gli interventi. Fondi per 100-130mila euro all’anno potrebbero essere sufficienti per la manutenzione ordinaria».
L’assessore Isgrò tocca un nervo scoperto ma centrale: «I Prg in passato hanno tenuto poco conto del nostro patrimonio da salvaguardare. Bisogna stare molto attenti alle concessioni edilizie». Un concetto fondamentale ribadito dall’assessore all’Urbanistica Corvaja: «Il guaio esiste da tanti anni e il Prg esistente non si è adattato. Inviterei il consiglio comunale a proporre un dibattito con al centro la rivisitazione del piano regolatore. Un procedimento che ha dei tempi lunghi, che dunque dobbiamo recuperare».
Isgrò si sofferma poi sul waterfront: «Si tratta di 60 chilometri di costa, per i quali abbiamo ripreso progetti fatti in passato; faremo un censimento subacqueo delle scogliere; con circa 6 milioni di euro potremmo sistemare tutto il litorale, da Ponte Schiavo a Ponte Gallo, nei giro di diciotto mesi. Devo dire, però, che non c’è una buona organizzazione delle risorse umane, risorse che il Comune ha e vanno valorizzate. Gli interventi di Pezzolo sono stati il primo esempio di lavoro integrato, tra Provincia e Comune. Sono convinto che utilizzando i nostri mezzi potremmo risparmiare almeno 3 milioni di euro in un anno. Per Cumia abbiamo ottenuto dalla Regione 300mila euro, ma non credo che basteranno».
Secondo Isgrò «i fondi europei 2007-2013 sono l’ultima spiaggia, non possiamo pemetterci di perdere questo treno. Dobbiamo ampliare le competenze interne, aumentare il numero dei geologi e diversificare gli ingegneri. Ma il Comune, sia chiaro, non può pagare per tutti: metteremo in mora i proprietari di quei terreni responsabili di eventuali danni».
Il dibattito in aula si è svolto tra pochi intimi, poco più di una decina di consiglieri. Troppo pochi per un argomento così delicato, ma d’altronde questo consiglio non ha mezze misure, nel bene e nel male. Gli interventi si sono focalizzati sulla carenza di controlli nel territorio, sulla necessità di intercettare fondi e, da parte dell’opposizione, sull’opportunità di impegnare risorse per alcuni eventi (come l’amichevole Juve-Monaco) piuttosto che per le emergenze e sulla scarsa presenza sul territorio dell’amministrazione. Così come ci si è chiesti come sia potuto accadere che nel marzo scorso siano stati revocati 400mila euro assegnati addirittura nel febbraio 2004 per gli studi di monitoraggio in alcune zone del territorio messinese semplicemente perché quegli studi non sono mai stati effettuati, né dall’amministrazione Genovese né dai commissari Sbordone e Sinatra.
Una postilla: nonostante la città cada letteralmente a pezzi, i primi minuti della seduta sono stati dedicati ad una polemica interna alla maggioranza. Ad innescarla Salvatore Ticonosco, che ha definito «fuori luogo» l’interrogazione presentata proprio ieri da sei consiglieri del centrodestra, tra i quali Ivano Cantello, obiettivo primario dell’attacco. Tanto che Ticonosco ha finito per chiedere le dimissioni dell’assessore di riferimento dello stesso Cantello, Pinella Aliberti, una mossa che secondo Melazzo del Pdl è diretta conseguenza della votazione sullo scioglimento dell’Istituzione per i Servizi sociali. Polemica stigmatizzata da buona parte dell’aula, ma che è il termometro di malumori interni tutt’altro che sopiti.
