I commissari scrivono al sindaco: l'amministrazione chiarisca le nostre funzioni, altrimenti non ci riuniremo più. «L'intero Prg andrebbe bloccato e sottoposto a valutazione d'incidenza generale. Noi oggetto di pressioni e di attacchi strumentali, ma siamo l'anello debole della catena»
Il Piano regolatore attuale è sovradimensionato, non ha un piano di gestione del territorio, va bloccato e sottoposto a valutazione d’incidenza generale. E alle condizioni attuali non si può andare avanti. A ribellarsi è l’intera commissione per le valutazioni d’incidenza del Comune, quella, per capirci, che esprime i pareri non vincolanti inerenti i progetti ricadenti in zone Sic o Zps. Commissione che sabato scorso ha inviato una lettera al sindaco Buzzanca, all’assessore all’Urbanistica Corvaja e ai dirigenti Minutoli e Rando, con la quale si mette un punto: o cambia l’andazzo generale oppure non ci riuniamo più.
Nella nota il presidente Francesco Gerbasi e i commissari Leone Pidalà, Sergio Dolfin, Grazia De Luca e Saverio Tignino sono chiari: «Restiamo disponibili a proseguire l’attività di verifica delle valutazioni di incidenza ecologica solo dopo un complessivo chiarimento delle funzioni e delle mansioni della commissione stessa ed all’interno degli strumenti normativi e tecnici utili ad un corretto prosieguo dell’attività». A supporto della decisione di rimettere, sostanzialmente, il proprio mandato nelle mani del sindaco, i commissari elencano tutta una serie di motivazioni, che la dicono lunga su cosa sia l’attuale Piano regolatore.
«Durante lo svolgimento del mandato – scrivono – si sono succedute diverse e contrastanti vicende legali definite solo recentemente con alterne attribuzioni di competenza tra Comune e Regione». Un quadro normativo che è mutato più volte. Gerbasi e gli altri sottolineano poi che «non rientra nei poteri della commissione negare diritti di privati a poter edificare nella loro proprietà nei modi, nei termini e nelle quantità previste dal vigente Prg peraltro redatto in tempi antecedenti l’istituzione della Zps». Insomma, dicono i commissari, lo scempio edilizio c’è ma le responsabilità vanno cercate altrove. «La commissione – infatti – procedeva all’esame di valutazioni d’incidenza ecologica, e non di impatto ambientale». Cioè pareri riguardanti l’incidenza di realizzazioni edilizie sui percorsi e gli habitat degli uccelli protetti dalle direttive dell’Unione Europea.
Ma la commissione ha potuto svolgere al meglio il proprio compito (che, sottolineano a margine, non li ha certo -arricchiti- percependo i componenti 80 euro lordi a seduta)? «Dalla data di insediamento ad oggi – denunciano nella lettera i componenti – non esiste uno strumento quale il piano di gestione, previsto dalla vigente normativa». E soprattutto «il Prg vigente (redatto prima dell’entrata in vigore della Zps) prevede un’espansione edilizia non facilmente conciliabile con la corretta gestione del territorio all’interno del quale ricadono habitat da preservare e tutelare». Ecco perché l’intero Prg «deve essere sottoposto a valutazione d’incidenza ambientale ecologica». Il punto è che la commissione non ha «gli strumenti normativi necessari ed oramai previsti per legge», ritenendo dunque «indispensabile la revisione dello strumento urbanistico». Considerazione evidenziata anche in un verbale, datato 12 gennaio 2009, redatto dopo la volontà espressa dagli assessori Corvaja e Romano di avviare l’iter per un nuovo Piano regolatore, inviato all’amministrazione, la quale però non ha mai risposto.
Così non si può andare avanti. Gerbasi, Pidalà, Dolfin, De Luca e Tignino «ritengono infruttuoso e potenzialmente dannoso per lo stesso territorio emettere pareri, anche se solamente consultivi, che non siano inquadrati all’interno di un più ampio scenario di valutazione ambientale». Valutazioni che, peraltro, non possono essere demandate «a soggetti i quali, ponendosi al di sopra ed al di fuori della normativa vigente, ostacolano qualsiasi processo migliorativo esercitando continue pressioni a mezzo dossier, denunce, ispezioni, articoli su certa stampa». I componenti «ritengono quantomeno pretestuose dette pressioni, fondate su tesi smentite delle sentenze emesse», anche perché ribadiscono che «nel caso di valutazioni di progetti sostanzialmente e formalmente corretti, non hanno potere di fermare l’edificazione sicuramente eccessiva».
Bocce ferme, dunque, almeno fino a quando l’amministrazione non prenderà atto di una posizione che, anche e soprattutto per il ruolo ricoperto dalla commissione, non può certamente essere ignorata, in particolare nella prospettiva della realizzazione di un nuovo Prg. Così come è impossibile non interrogarsi sul Piano vigente, sullo scempio edilizio autorizzato dalle scelte della politica e avallato da chi aveva il potere di fermare tutto e invece ha solo permesso che il cemento invadesse Messina.
(foto Sturiale)
