Milazzo è alle spalle, grandi manovre a Palazzo Zanca: ecco cosa potrebbe accadere (o non accadere)

Milazzo è alle spalle, grandi manovre a Palazzo Zanca: ecco cosa potrebbe accadere (o non accadere)

Milazzo è alle spalle, grandi manovre a Palazzo Zanca: ecco cosa potrebbe accadere (o non accadere)

venerdì 18 Giugno 2010 - 07:52

Chiuse le urne e “premiato” Pino, forse è giunto il momento del rimpasto più volte invocato, che potrebbe coinvolgere anche Palazzo dei Leoni. E potrebbe portare a new entry in consiglio comunale

Sono in atto grandi manovre a Palazzo Zanca. O meglio, fuori dal palazzo, ma con riflessi immediati sulla casa comunale. Di un rimpasto in giunta si parla quasi dal primo giorno di amministrazione Buzzanca, eppure sono passati quasi due anni e gli assessori quelli erano e quelli sono rimasti, con l’eccezione di Giovanni Ardizzone e Fortunato Romano, che a differenza del sindaco hanno deciso di darci un taglio col doppio incarico deputato-amministratore, una volta che la Corte Costituzionale (mica la riunione di condominio) s’era pronunciata in maniera così netta. Da quel giorno Messina non ha più un vicesindaco, la Cultura è una delega senza padrone, l’Udc ha un esponente in meno nell’esecutivo e l’Mpa è un partito senza assessore, se è vero come è vero che ormai Cateno De Luca, a Palermo, ha scelto un’altra strada e che sua espressione, in giunta, rimane Pinella Aliberti, che ai servizi sociali ha trovato un osso duro con cui battersi.

Insomma, dal giorno delle dimissioni di Ardizzone e Romano, l’esigenza di un rimpasto è sembrata più forte, anche perché, questioni logistiche e numeriche a parte, il “tutti contro tutti” interno al Pdl genera più fastidi che vantaggi. “Aspettiamo Milazzo, poi si vedrà”, si era detto allora e si è detto fino a lunedì scorso, quando i risultati del ballottaggio hanno ottenuto i crismi dell’ufficialità e dalle urne mamertine è uscito trionfatore Carmelo Pino e la sua cordata “multicolor”, con sonora e secca debacle per Lorenzo Italiano e, dunque, per Domenico Nania, mentore del sindaco barcellonese di Messina Giuseppe Buzzanca. Il voto milazzese ha detto anche altro: ha detto che l’Mpa è una casa con troppe stanze non comunicanti al suo interno, che nel Pdl i dissidi ci sono ma non riguardano solo Messina, che l’Udc ha fatto il suo dovere solo a metà, con gli uomini di D’Alia che pare non abbiano messo in campo sforzi sovrumani per ridare la fascia tricolore a Italiano.

Ora che anche Milazzo è alle spalle, a Palazzo Zanca si attendono novità. Alcuni deputati che fra loro nemmeno si parlavano adesso hanno ripreso i contatti, e fra un caffè e l’altro, fra una telefonata e l’altra, pensano. Parlano. E sono in procinto di proporre, ad un sindaco che tutto vorrebbe fare, tranne stare appresso ai dissidi interni che però anche lui, con una certa “distanza” dai segnali più volte lanciati da un consiglio comunale troppo spesso ignorato, ha contribuito ad alimentare. Prendiamo la sfiducia al capogruppo del Pdl Pippo Capurro di qualche mese fa: un missile al decano consigliere comunale o un preciso messaggio a Buzzanca? Forse l’uno e l’altro, forse no. Sta di fatto che in questi giorni il Pdl tornerà a riunirsi (e Capurro, che non è fesso, riproporrà sul piatto d’argento la sua stessa testa), e stessa cosa farà l’Udc. Che con l’astensione dal voto in giunta delle linee guida del nuovo Prg ha aperto un nuovo fronte della crisi che c’è ma non si vede a Palazzo Zanca. Un gesto clamoroso, di cui Buzzanca per primo ha voluto ridimensionare gli effetti, ma che la dice lunga sui rapporti interni all’amministrazione. L’Udc si incontrerà e non parlerà solo di Prg: all’ordine del giorno c’è anche il bilancio, crocevia dei destini di Palazzo Zanca, sul quale forti sono le perplessità di tanti. Anche di insospettabili.

Alla fine del giro, sarà dunque rimpasto? Stavolta pare proprio che qualcosa possa accadere, e pare che per far quadrare i conti, roba impossibile anche per il più fine dei ragionieri, si chiamerà in causa anche Nanni Ricevuto per muovere qualche pedina anche alla Provincia. I nomi? Più o meno sempre gli stessi. In uscita viene dato Dario Caroniti, che in quota Garofalo in giunta verrebbe sostituito da Roberto Sparso, consentendo finalmente il rientro in consiglio comunale di Roberto Nicolosi. Rischia forte anche Pinella Aliberti, anche perché l’Mpa batte cassa: in questo senso “studia” da assessore l’attuale presidente del consiglio comunale Pippo Previti (con ingresso in consiglio di Alessandro La Cava). Il posto di Previti sullo scranno più alto dell’aula potrebbe essere preso da Bruno Cilento dell’Udc di D’Alia, che così sopperirebbe alla mancanza di una pedina Udc in giunta (il numero degli assessori dopo le dimissioni di Ardizzone e Romano rimarrà questo, infatti). Infine per il ruolo di vicesindaco in pole position c’è Franco Mondello, sempre dell’ala D’Alia del partito di Casini. E a Palazzo dei Leoni? Sembra che i movimenti saranno più limitati, una delle novità dovrebbe riguardare il più volte invocato ingresso in giunta della corrente Germanà del Pdl: il nome più gettonato è quello di Nino Damiano, già designato presidente dell’Iacp, che però rimane commissariato, ecco perché potrebbe essere “ripescato” in casa Ricevuto. Al posto di chi? Questo è un bel rebus. C’è chi chiede la testa di Michele Bisignano, già “pomo della discordia” in occasione delle prime nomine della giunta, ma difficilmente Ricevuto si priverà del suo braccio destro (e a volte anche sinistro). C’è poi un’ultima ipotesi: uno shakespeariano “molto rumore per nulla”. Forse non è un caso che il drammaturgo inglese celi in fondo in fondo origini messinesi.

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