Un emendamento alla finanziaria, già passato al Senato, permette la vendita dei beni confiscati alla mafia sottraendoli, di fatto, al loro riutilizzo per fini sociali
Ebbene si, si possono passare anni a fare incontri, dibattiti, raccolte di firme per raggiungere un obiettivo e poi, poche righe di un emendamento, rischiano di rendere tutto vano. Questo potrebbe succedere se la Camera confermasse l’emendamento alla finanziaria, oggi passato al Senato, che permette allo stato di vendere i beni confiscati alla mafia per recuperare soldi liquidi per ripianare qualche debito…
Andiamo con ordine. Nel 1996 milioni di firme raccolte in tutta Italia hanno permesso di approvare una legge, la cui prima stesura fu di Pio La Torre, che permettesse di poter affidare i beni confiscati alle mafie ad associazioni che li riutilizzassero a fini sociali come la creazione di posti di lavoro. Dal 1996 ad oggi -Libera- e molte altre associazioni si impegnano su questo fronte e i risultati sono stati a dir poco sorprendenti. Migliaia di posti di lavoro creati, quelle terre che fino a qualche anno prima erano il simbolo della violenza e della sopraffazione ricominciano a dare i propri frutti di legalità, di speranza in zone della Sicilia martoriate dal fenomeno mafioso, San Giuseppe Jato, Corleone, Bagheria.
La forza di quella legge era proprio quella di legare indissolubilmente quelle terre e quei beni alla loro capacità di creare energie positive per uno sviluppo della nostra terra legato alla legalità.
Con l’emendamento di oggi, approvato al Senato, lo Stato può decidere di vendere quelle terre per -fare cassa- sottraendole alla possibilità di essere riutilizzate e soprattutto dando la possibilità ai mafiosi a cui non manca di certo il denaro, di riacquistarle tramite prestanomi. una vera e propria sciagura per quanti hanno creduto in questi progetti, per quanti hanno passato anni ad investire le proprie forze convinti che la nostra terra potesse essere aiutata nella sua rinascita tramite queste iniziative.
Adesso la parola passa alla Camera dove l’emendamento dovrà essere nuovamente sottoposto a votazione, sperando che i nostri politici capiscano realmente quali danni può provocare una modifica di questo genere.
Di seguito le parole di Don Luigi Ciotti, Presidente di Libera
-«Con l’emendamento votato oggi al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l’impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull’uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività.
Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione. Se l’obbiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a partire dal -Fondo unico giustizia- alimentato con i soldi -liquidi- sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia.
Ma è un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all’influenza dei clan.
Facciamo un appello a tutte le forze politiche perché questo emendamento, che rischia di tradursi in un ulteriore -regalo- alle mafie, venga abolito nel passaggio alla Camera».
