Sconsolato l’assessore al ramo Bisignano: «Penso non ci sia la volontà di contribuire a questo lavoro che voglio comunque portare a termine». Tra documentazioni smarrite tra i vari uffici e mancata operatività, mancano all’appello tante informazioni circa le 60 realtà alle quali l’ente risulta legato
Storie di “ordinaria burocrazia”. Passano i mesi e le carte in assessorato non arrivano. E mentre sotto i riflettori finiscono sempre i politici, vi sono dirigenti, uffici, e unità operative connesse che “sguazzano” tra le lungaggini amministrative. Storie di documentazioni smarrite e di ostruzionismo più o meno volontario. Succede così che a distanza di mesi dall’avvio dell’attività di monitoraggio delle società Partecipate della Provincia, voluta dall’assessore al ramo, Michele Bisignano, mancano all’appello una quantità notevole di informazioni riguardanti le circa 60 realtà, società di capitali, enti, associazioni, fondazioni, commissioni, alle quali l’ente partecipa. L’obiettivo era ed è quello di redigere uno screening completo, puntando l’indice singolarmente sulle quote versate dall’ente, sugli eventuali rappresentanti presenti nei consigli d’amministrazione, sui risultati ottenuti in termini di utili e di raggiungimento delle finalità prefissate. Un lavoro fin qui mai svolto. Ciò per un’esigenza di trasparenza ma anche nell’ottica di quel progetto mirato alla riduzione della spesa, che passa certamente anche dalla fuoriuscita dalle realtà ritenute inutili e ancor peggio inutilmente dispendiose. Processo di taglio delle partecipazione legato al piano di dismissione, che dovrà essere approvato in consiglio provinciale.
Ma prima di prendere determinate decisioni bisogna avere prontezza della situazione, conoscendo la realtà nel suo complesso. Da qui la necessità di avere un quadro quanto il più dettagliato possibile dello stato delle cose, che però alla Provincia sembra clamorosamente impossibile da definire. Manca la collaborazione dei vari uffici. Non esclusivamente quella specifica dell’ufficio Partecipate, perché come spiegato a più riprese (vedi articoli correlati in basso) atti e notizie varie si trovano sparse tra gli scaffali e i faldoni dei dipartimenti dell’ente. In alcuni casi, nonostante si sappia già dove si trovano, non vengono neanche cercate. L’impressione è che non venga neppure compiuto lo “sforzo” di alzare la cornetta e fare una telefonata. Basterebbe poco per non scrivere sulla voce “documentazione assente”. Capita anche che vengano segnalate delle modifiche al piano ricognitorio, ma che una settimana dopo lo stesso torni indietro dall’ufficio esattamente com’era.
«Sono sconsolato – dichiara Bisignano -. Nonostante le ripetute sollecitazioni le risposte non sono soddisfacenti. Penso non ci sia la volontà di contribuire a questo lavoro che voglio comunque portare a termine. Lunedì renderò pubblico il piano completo. Anzi incompleto». Nel piano non sono inserite documentazioni ufficiali su partecipazioni importanti, come quella riguardante il Consorzio Autostrade Siciliane. Lo stesso vale per contributi più “sconosciuti”, per i quali l’unico strumento per poter giudicare, per stabilire se ci sono le condizioni per proseguire il rapporto o meno, è il non avere notizie. Solo informazioni generiche sono allegate alla voce Ente Autonomo Regionale Teatro Vittorio Emanuele, mentre si scopre che esiste anche un’Associazione Ente Teatro Vittorio Emanuele, da anni in liquidazione ma ancora presente in database. Il colmo è rappresentato dalla già “bersagliata” commissione Pari Opportunità (inserita insieme alle commissioni “Tutela ambiente” ed “Eversione lavoro nero”), istituita dalla provincia stessa, ma della quale la provincia, in questo piano, dichiara di non conoscere alcun elemento circa la sua attività. Ma i “casi brivido” sono tanti altri.
Dicevamo in apertura storie di “ordinaria burocrazia”, non volendo pensare ad altro. Non volendo ipotizzare che in realtà si cerchi di frenare questa operazione per paura dei numeri, per evitare che sovvenzioni e contributi dei quali qualcuno può avere beneficiato non vengano più erogati, intaccando orti e orticelli.
