Regione, il Pdl punta all’isolamento politico di Lombardo e pensa già ad andare alle urne

Regione, il Pdl punta all’isolamento politico di Lombardo e pensa già ad andare alle urne

Regione, il Pdl punta all’isolamento politico di Lombardo e pensa già ad andare alle urne

venerdì 14 Maggio 2010 - 18:12

La strategia: ricucire lo strappo lealisti – Miccichè, sottrarre appoggi interni ed esterni al governatore e arrivare alle elezioni nella primavera prossima, con la Prestigiacomo possibile candidata. Sempre che le vicende giudiziarie non anticipino tutto. L’ipotesi: Cateno De Luca la Pdl. E nel Pd c’è incertezza

Raffaele Lombardo ne è convinto: il Pdl lealista sta lavorando per arrivare ad elezioni anticipate, sfruttando a proprio vantaggio le fughe di notizie che vengono fuori dalla Procura di Catania. Il terremoto giudiziario, che ancora non ha portato né ad un rinvio a giudizio né, stando alle smentite del procuratore capo etneo Vincenzo D’Agata, a richieste di arresto, è solo un tassello di un complicato mosaico. Il Pdl una strategia ce l’ha e, inutile negarlo, pensa già a nuove elezioni. Se ne è parlato molto nei corridoi di Palazzo dei Normanni nei giorni scorsi, se ne parlerà ancora. Una strategia che, per il momento, segue canoni esclusivamente politici, non tenendo in conto conseguenze di eventuali nuovi risvolti giudiziari. Si lavora all’isolamento politico di Lombardo, che attualmente all’Ars gode dell’appoggio esterno del Pd, di quello del Pdl Sicilia e di quello dei “finiani”. Privarlo di questi sostegni è il primo obiettivo. Per questo un passaggio chiave sarà ricucire lo strappo con Gianfranco Miccichè, operazione per la quale è sceso in campo in prima persona il premier Silvio Berlusconi. Che il giorno stesso in cui su “Repubblica” è scoppiata la bomba poi smentita del mandato di arresto per il governatore, ha prima incontrato Miccichè e poi pranzato coi lealisti a Palazzo Grazioli.

Far tornare nei ranghi Miccichè toglierebbe una spalla di non poco conto a Lombardo. Il quale ha ammesso: se la Procura non avesse smentito, oggi la situazione sarebbe diversa. Già, perché se Miccichè ancora adesso mostra piena fiducia nei confronti del leader dell’Mpa, il motivo è che di concreto, dalla Procura di Catania, non è ancora venuto fuori nulla. Ma le cose potrebbero cambiare e il Pdl non vuole farsi trovare impreparato. Sarebbe stato avanzato anche un nome, nel caso in cui il Pdl dovesse ricompattarsi in Sicilia: Stefania Prestigiacomo, attuale ministro all’Ambiente. In alternativa c’è il presidente dell’Ars Francesco Cascio. Nomi spendibili, che metterebbero d’accordo tutti. Anche i “finiani”? I fedelissimi del presidente della Camera hanno nel gruppo di deputati siciliani lo zoccolo duro di “Generazione Italia”, la squadra di Gianfranco Fini, che guarda con molta attenzione a quanto accade oltre lo Stretto. Giuseppe Scalia ha assunto il ruolo di coordinatore della branchia sicula di “Generazione” ed ha al suo fianco, tra gli altri, Fabio Granata e Carmelo Briguglio. Che per il momento stanno alla finestra.

La strategia dell’isolamento, che per il momento ha come punto d’arrivo la primavera prossima per il ritorno alle urne (che verrebbe anticipato all’autunno nel caso in cui la vicenda giudiziaria deflagrasse), prevede anche una corposa campagna acquisti anche tra gli autonomisti. Un primo colpo potrebbe essere Cateno De Luca, transitato al gruppo Misto qualche settimana prima della maratona per la Finanziaria. Ieri De Luca è stato protagonista di un siparietto proprio all’Ars: durante la conferenza stampa del Pdl una giornalista ha chiesto al capogruppo dei lealisti Innocenzo Leontini che ci facesse il sindaco di Fiumedinisi tra i parlamentari presenti. «Siamo pronti a incatenarci pur di avere De Luca con noi nel Pdl», ha risposto, tra il serio e il faceto, Leontini. De Luca sta al gioco e, come fatto già nelle settimane precedenti, quando era stato accostato al Pd, ha rilanciato a modo suo: «Abbiamo fatto un ottimo lavoro durante l’ultima Finanziaria, trovandoci in sintonia su tante tematiche con il Pdl e con il “guerriero” Fabio Mancuso, pertanto ritengo che questa collaborazione possa stabilmente proseguire all’insegna della valorizzazione dell’Autonomia siciliana che impone di lasciarci alle spalle la fase dell’autonomia strumentalmente decantata per dare spazio all’autentica autonomia praticata mediante quotidiani atti di buon governo e di strutturale risanamento economico – finanziario delle casse regionali». Il che pare molto più di una semplice battuta.

In tutto questo c’è il Pd, che deve affrontare gli imbarazzi interni per una situazione che vede in rialzo le quotazioni di chi avrebbe fatto carte false pur di non scendere a patti con Lombardo. Così anche il segretario regionale Giuseppe Lupo è costretto a prendere le distanze, smentendo categoricamente ogni ipotesi di ingresso in giunta (in realtà le trattative per l’ingresso del Pd nel “Lombardo Quater” erano molto più che avviate) e affermando: «Se si arrivasse al mandato d’arresto la situazione precipiterebbe e si tornerebbe al voto, anche nel caso di un rinvio a giudizio. Nel caso si andasse al voto anticipato, noi dovremmo costruire l’alternativa al centrodestra che ha governato malissimo». Più netto Giovanni Bruno, coordinatore dell’area Marino in Sicilia, il quale in una nota sostiene che il partito, senza se e senza ma, «deve chiedere le dimissioni del presidente Lombardo, non per le sue questioni giudiziarie, di per sé gravi, ma per il fallimento politico del suo progetto, non consentendo ulteriormente la sopravvivenza di un governo regionale improduttivo e privo di una legittimazione popolare». Da più parti si invoca l’intervento di Pierluigi Bersani (lo ha chiesto anche l’ex sindaco di Catania Enzo Bianco). Certo è che senza l’appoggio esterno del Pd e con un Pdl Sicilia “in bilico”, la strategia dell’isolamento avrebbe ottime chance per raggiungere il traguardo.

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