A rischio il servizio di vigilanza spiagge. Palazzo dei Leoni non lancia nessun “salvagente”

A rischio il servizio di vigilanza spiagge. Palazzo dei Leoni non lancia nessun “salvagente”

A rischio il servizio di vigilanza spiagge. Palazzo dei Leoni non lancia nessun “salvagente”

mercoledì 09 Giugno 2010 - 08:48

Secondo la normativa regionale n°17/1998 le Province devono corrispondere il 25% per l’erogazione del servizio. L’ente di via Cavour ha stanziato appena 20 mila euro per i comuni costieri potenzialmente interessati. Isgrò scrive a Ricevuto e ai dirigenti

Proprio ieri abbiamo parlato delle oggettive difficoltà, finanziarie e non, che spesso complicano gli interventi di pulizia dell’ampio litorale messinese (vedi correlato). Un ostacolo non facile da superare, anche perché in molte occasioni le operazioni sono rese vane da chi lascia “segni” evidenti del proprio passaggio.

Ma sempre rimanendo in tema di sole e mare ecco presentarsi all’orizzonte un altro problema. Lo scorso anno l’amministrazione ha finanziato il servizio di vigilanza spiagge, così come previsto dalla legge regionale (n°17/1998), collocando nei tratti di litorale libero le apposite torrette occupate da giovani assistenti bagnanti, chiamati ad intervenire in caso di necessità. Ebbene, quest’anno, almeno fino ad ora e sulla base di quanto dichiarato anche dall’assessore alle politiche del mare Pippo Isgrò, il servizio rischia di non poter essere espletato, dovendoci accontentare di semplici cartelli di segnalazione per indicare potenziali situazioni di pericolo.

Le ragioni, neanche a dirlo, sono sempre di natura finanziaria, ma chiamano in causa non tanto, o meglio non solo l’ente competente sul territorio, dunque l’amministrazione comunale, ma anche Provincia Regionale e Regione. La legge regionale n°17/1998, prevede infatti per i Comuni l’obbligatoria “istituzione del servizio di vigilanza e salvataggio per le spiagge libere siciliane”. L’attività predisposta dalle amministrazioni – sempre ai sensi di legge – deve essere assicurata tutti i giorni, senza interruzioni, dalle ore 9 alle ore 19, per un periodo non inferiore a sessanta giorni e non superiore a centoventi giorni tra il 1° maggio ed il 30 settembre di ogni anno, garantendo la presenza di due bagnini ogni 150.mt. Sempre secondo quanto previsto dalla suddetta normativa, i comuni possono provvedere ad espletare l’attività direttamente o mediante affidamento a imprese, società ed associazioni specializzate nel settore. Nel caso di gestione diretta, le amministrazioni provvedono all’assunzione dei bagnini (dotati di brevetto FIN) tramite richiesta numerica all’Ufficio di collocamento.

Per analizzare però l’aspetto finanziario della questione, biogna riferirsi all’art. 5 dell’omonimo testo normativo in cui si specifica che “l’Assessore per gli enti locali è autorizzato ad erogare un contributo annuo pari al 50 per cento degli oneri retributivi relativi al personale addetto alla vigilanza e al salvataggio. Un contributo annuo pari alla metà del restante 50 per cento sarà erogato a ciascun comune costiero dalla provincia regionale competente per territorio.”

Dunque Palazzo Zanca per predisporre il servizio, potrebbe contare, oltre che su sostegni regionali, anche su quelli della Provincia che però non toccato le soglie percentuali previste. Più nel dettaglio, l’ente Provinciale che per la stagione passata ha erogato un contributo complessivo di 50 mila euro per i comuni che hanno presentato il progetto (il 25% corrisponderebbe invece a circa 380 mila euro), quest’anno è riuscita a fare ancora peggio stanziando in bilancio 20 mila euro per tutti i comuni costieri potenzialmente interessati e un totale di 23 richieste presentate.

Stando così le cose però, la predisposizione delle postazioni di vigilanza effettuata dall’amministrazione è fortemente a rischio poiché il contributo, anch’esso del 25%, che deve stanziare il Comune, (finanziariamente in difficoltà), è legato dalla disponibilità della Provincia regionale che tuttavia, su una quota base di 20 mila euro, corrisponde a poco più di 1000 euro per ente comunale.

Una situazione paradossale per l’assessore comunale Pippo Isgrò che questa mattina ha infatti inviato a Palazzo dei Leoni una nota inviata al presidente Ricevuto e ai dirigenti competenti per ottenere precise spiegazioni rispetto ai criteri di stanziamento dei fondi nelle voci del bilancio: -Nel dicembre scorso – ha ricordato il rappresentante della giunta Buzzanca – ho inviato una richiesta di 50 mila euro, quale quota del 25 per cento delle somme necessarie come previsto dalla Legge. Ora bisogna sapere che decisione vorrà assumere Provincia per garantire il servizio che interessa un territorio di circa 60 chilometri-

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