Dopo i sette consiglieri di quartiere di Messina, altri amministratori di comuni della provincia hanno deciso di seguire l’ex assessore provinciale la cui nomina è stata recentemente revocata
Dopo la fuoriuscita di Pio Amadeo dalla giunta Ricevuto, continua la resa dei conti all’interno del PdL e più nello specifico nell’area legata al deputato regionale Santi Formica. La decisione del parlamentare regionale di accogliere le istanze di coloro che hanno chiesto la “testa” dell’ex Margherita, come prevedibile, ha portato con sé il divorzio dello stesso Amadeo dal PdL. E ovviamente con lui hanno lasciato il partito di Berlusconi anche tutti quei rappresentati del partito che all’ormai ex assessore facevano e continuano a fare riferimento. Così dopo i sette consiglieri di quartiere (Matteo Panarello, Domenico Cassisi, Maurizio Buscema, Salvatore Barbaro, Franco Rigano, Nunzio Cardullo, Rosario Freni, vedi correlato in basso), altri otto amministratori che operano sul territorio provinciali hanno comunicato di oggi di abbandonare il Popolo della Libertà.
Si tratta di Salvatore Longo (vice sindaco di Cesarò), Giuseppe Di Franco e Maria Lanza (consiglieri comunali di Cesarò), Aldo Virzì (vice sindaco di San Teodoro), Giuseppe Di Blasi (assessore Comune di Pagliara), Pietro Laganà (Consigliere Comunale di Pagliara), Giovanni Tortorici (consigliere comunale di Spadafora), Dino Romano (consigliere comunale di Valdina). «Abbiamo scelto di non adattarci alle logiche mediocri e servili che mortificano le volontà elettorali – scrivono in una nota -. L’adesione al PdL, abbracciata con convinzione e responsabilità, ha caratterizzato il nostro operato politico nelle amministrazioni locali di precipuo riferimento. Detto impegno è stato espresso, in questi anni, con lealtà e correttezza, seppure con grande difficoltà, stanti gli ostacoli frapposti da chi, all’interno del partito, ha adottato comportamenti tanto dissennati quanto inconcludenti, che hanno destabilizzato i territori, creando inimicizie gravi e, quel che è peggio, facendo perdere credibilità ed autorevolezza agli stessi vertici del PdL che li hanno sostenuti».
«In questo travagliato contesto – aggiungono -, la sola apprezzabile figura che si è distinta per disponibilità, onestà e voglia di lavorare con e per i territori, è stata la persona di Pio Amadeo, un politico attento e lungimirante che ha condiviso la necessità di introdurre nel partito regole di democrazia, rispettose degli elettori e dei dati elettorali, delle opinioni dei singoli e dell’indirizzo generale. Essendo ormai venuta meno la pur minima possibilità di sostituire l’arroganza con cui si seleziona il gruppo dirigente all’interno del PDL con gli ordinari criteri della politica, cioè con i dati elettorali, con il peso che si esprime nei territori, la nostra permanenza nel PdL è divenuta impossibile. Per queste ragioni, dichiariamo definitivamente conclusa la nostra esperienza all’interno del PdL». (E.Rigano)
