Il sindaco pigliatutto: ecco come Buzzanca è diventato -l'uomo solo al comando- di Palazzo Zanca

Il sindaco pigliatutto: ecco come Buzzanca è diventato -l’uomo solo al comando- di Palazzo Zanca

Il sindaco pigliatutto: ecco come Buzzanca è diventato -l’uomo solo al comando- di Palazzo Zanca

giovedì 07 Ottobre 2010 - 08:59

Ha trattenuto un’infinità di deleghe, non ha sostituito gli assessori che si sono dimessi, è commissario per l’emergenza traffico e soggetto attuatore per il post-alluvione, non ha nominato i consiglieri d’amministrazione delle partecipate più importanti, rimproverando la stessa scelta a Lombardo: così Buzzanca ha il controllo pieno della macchina comunale

Un uomo solo al comando. Così l’indimenticato giornalista Mauro Ferretti definì l’altrettanto indimenticato Fausto Coppi durante la radiocronaca della tappa decisiva del Giro d’Italia 1949. Qui, però, lo sport c’entra poco. O forse c’entra perché è una delle tante, tantissime deleghe che ha trattenuto per sé Giuseppe Buzzanca, sindaco di Messina, “uomo solo al comando” della macchina comunale. Che ha ormai plasmato a sua immagine e somiglianza. Ieri il segretario comunale del Pd Giuseppe Grioli ha parlato di «un’autarchia che non fa bene alla città e che noi denunciamo perché si possa tornare a dare un ruolo agli organi collegiali». Ma è realmente così? E’ davvero concentrata nelle mani di uno solo gran parte della gestione del Comune?

Guardiamo ai fatti. Partendo dalle deleghe. Fin dall’inizio del suo mandato amministrativo, Buzzanca ha tenuto per se le seguenti mansioni: affari di giunta, programmazione e controllo grandi opere pubbliche, polizia municipale, personale, contenzioso e presidenza del collegio di difesa, politiche del turismo, dello sport e dello spettacolo, programmazione e piani generali di coordinamento, area integrata dello Stretto, nomine e designazioni, incarichi dirigenziali, incarichi anche professionali di collaborazione esterna, nomina esperti, rappresentanza e pubbliche relazioni, ufficio stampa, Protezione civile, società partecipate, risorse comunitarie e relazioni internazionali. Facile scorgere, già tra queste, alcune delle deleghe più importanti per un Comune come Messina (si pensi al turismo, all’area dello Stretto, alle società partecipate, alla Protezione civile).

A queste, però, vanno aggiunte quelle che appartenevano ai due assessori dimissionari, Giovanni Ardizzone e Fortunato Romano, che a differenza di Buzzanca hanno deciso di alzare bandiera bianca di fronte all’illegittimità costituzionale del doppio incarico. Ardizzone ha lasciato promozione del patrimonio artistico, memoria della città, recupero e valorizzazione degli stabili e dei siti di rilevanza storico culturale. Romano, invece, ha riconsegnato al sindaco le deleghe: piano di emergenza comunale, piano rischio incendi, piano rischio idrogeologico, piano rischio sismico, piano rischio industriale, piano rischio tsunami, coordinamento attività di gestione e di simulazione delle emergenze territoriali, coordinamento attività di verifica ed attuazione piani di pronto intervento evacuazione scuole, rapporti con l’Università e politiche per l’innovazione tecnologica. Non sostituendo né Romano né Ardizzone, e non rimescolandone nemmeno le deleghe, Buzzanca ha ripercorso la strada seguita a Roma dal premier Berlusconi, che per mesi non ha sostituito Scajola al ministero dello Sviluppo economico. Ironia della sorte, proprio l’Area Coordinamento Sviluppo Economico del Comune è l’unica a non avere un dirigente.

Sulle altre deleghe poco ha potuto fare il sindaco, anche se ha voluto un suo fedelissimo, Orazio Miloro, per quella più influente, le Politiche finanziarie. Un’altra delega assessoriale cruciale, il Patrimonio, oggi in mano al vicesindaco Franco Mondello, è stata “spogliata” della sua parte più importante, la dismissione degli immobili, avocata a sé dal sindaco. Ma in soccorso dei mille campi d’azione che Buzzanca (il quale è pure deputato, va ricordato) deve affrontare, lo stesso sindaco ha deciso di circondarsi di ben 32 esperti a titolo gratuito. Che sono diventati 31 da qualche giorno, da quando, cioè Francesco Di Bartolo, il primo ad essere nominato, esperto allo Sport, se n’è andato sbattendo la porta e scrivendo di suo pugno: «Non condividendo la sua non politica dello sport e non ancora comprendendo il motivo per il quale mi ha chiesto di mettermi da parte, le rassegno le dimissioni da suo esperto». Di esperti, però, ce ne sono altri 31. Alcuni con incarichi strategici. Si pensi a Francesco Di Sarcina, esperto “per il recupero del Waterfront della città di Messina”, o ad Antonio Rizzo, “per la partecipazione nella pianificazione territoriale delle attività comunali di protezione civile”. C’è poi Oriana Celesti, esperta “per la promozione del territorio attraverso forme di pubblico intrattenimento, spettacoli, eventi artistico-culturali, mostre e fiere nel territorio comunale”, alla quale dobbiamo ricordare che, anche a bilancio approvato, da Palazzo Zanca non è arrivato uno straccio di cartellone, o cartellino, estivo degli spettacoli. E poi Francesco Rella, consigliere provinciale del Pdl, uomo di fiducia di Buzzanca, esperto “per la costituzione di un sistema di relazioni e rapporti con le circoscrizioni, i consigli circoscrizionali ed il mondo giovanile, con particolare riferimento a quello universitario”.

Da “uomo solo al comando” Buzzanca gestisce un’altra cassaforte mica da ridere. L’emergenza traffico, che tradotto significa svincoli, approdi di Tremestieri, ecopass, in parte anche Atm. Tutto senza la “zavorra” del consiglio comunale, che ha ormai perso gran parte della sua funzione di controllo (con poche ribellioni, c’è da dire, anche dall’opposizione, rimasta ancorata ad una mozione di sfiducia quantomeno aleatoria). I “poteri speciali”, così vengono definiti. Un altro fronte d’azione concentrato nelle mani del sindaco pigliatutto.

La voglia di Buzzanca di avere tutto sotto controllo è testimoniata da un altro aspetto. Le società partecipate, o quantomeno le più importanti, non hanno un consiglio d’amministrazione, non hanno cioè un organo collegiale il più rappresentativo possibile. All’Ato3 c’è il braccio destro del sindaco, Antonio Ruggeri, nelle vesti di commissario liquidatore. A Messinambiente c’è Antonio Dalmazio come amministratore unico (ancora per poco, a dicembre scadrà la convenzione col Comune). E all’Atm c’è il commissario straordinario Cristofaro La Corte, oggi di fatto sostituito dal facente funzione Giuseppe Russo. L’unico Cda è all’Amam, presieduta da Tanino Sutera. «Preferisco risparmiare, piuttosto che nominare pletorici Cda» la spiegazione di Buzzanca. Che potrebbe pure essere condivisa, se non fosse che la stessa identica scelta operata su campo regionale dal governatore Raffaele Lombardo con l’Iacp e gli altri enti regionali viene fortemente criticata dallo stesso Buzzanca per la mancata nomina dei Cda. Ok che la coerenza, in politica non esiste. Il problema, forse, come le polemiche a distanza tra Buzzanca e Lombardo anche sul fronte alluvione testimoniano, è che due uomini soli al comando, per definizione, non possono coesistere.

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