Né Ribaudo né Leotta si presentano in IV commissione, che manda i nastri della scorsa settimana alla magistratura. Fra sette giorni audizione di Mazzarella, intanto Greco e Saglimbeni chiedono un confronto sul caso Scoglio
Ormai si può tranquillamente chiamare commissione Stadi, e non commissione Sport, quella che a Palazzo Zanca si riunisce ogni giovedì mattina. Da mesi, ormai, si discute quasi esclusivamente della convenzione tra il Comune e l’F.C. Messina, una convenzione che, si sta scoprendo in questi giorni, in sostanza non esiste più. Tanto che la scorsa settimana la IV commissione aveva richiesto agli uffici del Dipartimento Sport del Comune di predisporre una nuova proposta deliberativa, che -revocasse- e non sospendesse la concessione degli impianti alla società dei Franza.
Oggi, però, si è consumato una sorta di passaggio a vuoto in commissione: la proposta di delibera non c’è, e soprattutto si sono presentati solo due dei quattro dirigenti invitati, ovvero la funzionaria dell’Avvocatura Diane Litrico e il neo capo dipartimento Sport Natale Castronovo. Assenti, invece, sia il predecessore di Castronovo, Giacomo Leotta, uno degli autori materiali della convenzione, sia il segretario generale Filippo Ribaudo. Ma la commissione non è stata con le mani in mano, e dopo che sette giorni fa Nello Pergolizzi, il quale insieme a Giuseppe Melazzo è stato il fautore della prima proposta di delibera, aveva chiesto l’acquisizione di tutti gli atti della seduta registrati in nastri magnetici, oggi è stato deciso di mandare proprio quei nastri e dunque le registrazioni alla Procura, alla luce dell’inchiesta che coinvolge non solo i Franza, ma anche l’attuale assessore ai Lavori pubblici nonché ex city manager Gianfranco Scoglio.
In particolare alcuni passaggi di quella commissione si rivelano particolarmente interessanti. Il primo è quando Leotta, nell’illustrare tutti i passaggi della storia, spiega che «ad uno schema predisposto dalla società è seguito un esame da parte degli uffici, che hanno avuto contatti diretti con i rappresentanti della società stessa, nello specifico l’avvocato Scoglio». Una dichiarazione che cozza in maniera evidente con quanto affermato dallo stesso Scoglio, ovvero che lui, in qualità di legale dei Franza, non si è mai occupato degli stadi, bensì la moglie. Ribaudo aggiungerà poi che «l’avvocato Scoglio deve astenersi dal partecipare a qualsiasi fatto o atto riguardante l’F.C. Messina Peloro, nella qualità di avvocato della società». Sempre il segretario generale aveva chiarito che, sempre a proposito della convenzione, si è potuto «constatare l’esistenza di un errore nello schema di convenzione, ovvero la deduzione di un fatto non vero che avrebbe prodotto un -falso in atto pubblico-». Tutte affermazioni, più o meno gravi e importanti, che passeranno adesso al vaglio della Procura, mentre la settimana prossima in commissione verrà ascoltato il legale incaricato dalla giunta di chiedere gli stadi ai Franza, l’avv. Giuseppe Mazzarella.
E a proposito del caso Scoglio, oggi arriva una puntualizzazione da parte dei due rappresentanti -lettiani- del Pd a Palazzo Zanca, il capogruppo Marcello Greco e Paolo Saglimbeni, i quali affermano in una nota che «per evitare giudizi affrettati sul caso Scoglio, condividiamo con il centrosinistra l’opportunità di sollecitare un confronto in consiglio comunale nel contesto della questione stadi alla presenza del sindaco Buzzanca». L’unico modo, secondo i due, per capire se ci siano o meno conflitti d’interesse e «se è opportuno che un assessore debba dimettersi». Greco e Saglimbeni sembrano quasi alzare uno scudo a protezione dello stesso Scoglio quando affermano che «non sembra che, ad oggi, si siano violate leggi né statuti né codici etici dei partiti», aggiungendo che «la concessione degli stadi all’F.C. Messina, subordinata alla condizione di mantenere la squadra in serie A o B, poi sembra cassata dal commissario Sinatra (in realtà quella condizione non è mai esistita, perché l’emendamento che la proponeva non passò, ndr), personalmente votata in consiglio comunale, era perfettamente coerente con quanto avveniva in tutt’Italia. Il Comune non avrebbe avuto né le risorse né la capacità di garantire la manutenzione e il completamento (la copertura) del San Filippo e il recupero del Celeste». Insomma, più che una difesa d’ufficio nei confronto di Scoglio, sembra che l’intenzione sia stata quella di chiarire, a priori, la -buona fede- del voto in consiglio comunale di tre anni fa.
