Tra lentezze burocratiche e vincoli territoriali si lavora al Piano Spiagge, strumento si spera utile a favorire il restyling di circa 50 km di litorale
Il mare, il sole, le spiagge. Questi i tre naturali, anzi naturalissimi elementi, che potrebbero fare di Messina una delle mete turistiche più ghiotte della Sicilia e di tutto il sud Italia. E tuttavia la città dello Stretto annaspa agli ultimi posti delle classifiche di qualità della vita e di ogni altra graduatoria venga redatta per misurare l’indice di vivibilità dei comuni e delle province del paese. E sono proprie le spiagge a rappresentare croce e delizia del territorio messinese, una ricchezza purtroppo non “sfruttata” a dovere. Spesso infatti chi decide anche solo di fare una passeggiata in riva al mare, magari in una delle tipiche giornate primaverili, sarà impegnato in un altrettanto tipico slalom tra immondizia e spazzatura di qualsiasi genere.
Se è dunque necessario riappropriarsi del litorale, demolendo e bonificando dove richiesto, altrettanto importante è riqualificare le spiagge redendole una volta per tutte a misura di cittadino e perché no di turista. Un obiettivo che tra lentezze burocratico-legali, vincoli territoriali, interessi spesso contrapposti, si sta cercando di portare avanti attraverso la redazione del Piano Spiagge sulla base della legge regionale n°15/2005. Nelle ultime settimane diversi gli incontri fra la parti, incontri propedeuitici all’avvio della cosìdetta procedura Vas (Valutazione ambientale strategica) prevista dal codice dell’ambiente. Spiega a tal proposito l’ingegnere Raffaele Cucinotta, incaricato dall’assessore Isgrò di coordinare le fasi di lavoro: «Entro il mese la procedura dovrebbe essere avviata, così come previsto dalle Linee Guida per la redazione dei Piani di Utilizzo del Demanio Marittimo, e speriamo possa concludersi entro 90 giorni dalla richiesta. Una volta ottenuto l’ok alla Vas da parte della Regione, in attesa della successiva e definitiva approvazione del progetto, il Comune comincerà con il Piano di adozione».
Una “trafila”, come spesso accade, certamente più rapida a parole che nei fatti. Parallelamente all’avvio della Valutazione ambientale strategica, infatti, il comune, come sta già avvenendo, procede alla «suddivisione del demanio marittimo di propria competenza territoriale in aree, zone e lotti. L’area – si legge nell’art. 7 delle Linee Guida per l’approvazione del P.U.M.D. (Piano Utilizzo Demanio Marittimo) – identificherà l’insieme di ambiti costieri demaniali marittimi, compresi all’interno dei confini comunali, tendenzialmente omogenei in considerazione di medesime caratteristiche ambientali, morfologiche ed infrastrutturali», con il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e delle componenti imprenditoriali (oltre ovviamente gli attori istituzionali) chiamate in causa già nel corso degli incontri propedeutici di cui detto sopra.
Nel corso dell’incontro dello scorso 26 febbraio dal gruppo dei progettisti guidati dall’ing. Cucinotta, sono state individuate sette aree omogenee, nel rispetto degli aspetti costieri ed urbanistici: Ortoliuzzo – Tono, Mortelle – Tono, Capo Peloro, S. Agata-Annunziata, Area del Porto – Approdo Tremestieri, Approdo Tremestieri – Giampilieri, dove si stanno inserendo le concessioni esistenti. Accanto alla definizione delle zone omogenee si stanno inoltre verificando le interazioni con le aree demaniali come previsto dalle programmazioni dell’amministrazione (Prusst – Piano paesaggistico etc.). Da parte dell’Asp è stato consigliato inoltre di predisporre per tempo la richiesta affinchè si possano sviluppare le iniziative per aumentare i punti di balneabilità. Passaggi “obbligati” che devono però essere conclusi nel più breve tempo possibile per rendere finalmente operativo un progetto che permetta la riqualificazione e il definitivo restyling di 50 km di spiagge per troppo tempo abbandonate a sé stesse.
(foto Dino Sturiale)
