Lo propone Felice Calabrò del Pd: le perplessità maggiori sui siti di importanza archeologica e il grattacielo di 15 piani. «Questioni che vanno risolte preliminarmente all’esame del consiglio comunale»
Il progetto della Stu “Il Tirone” va «sospeso». Non cestinato, né messo in un cassetto, ma solo fermato, per chiarire due aspetti fondamentali: la sua incidenza su siti di importanza archeologica e la funzionalità di un grattacielo senza precedenti al centro della città. Mentre sul nostro sito prosegue il sondaggio (rigenerazione urbana o sacco edilizio?) che ha fatto registrare “improvvisi” cambi di rotta sulle opinioni dei lettori, a rifilare una nuova semi-bocciatura al progetto della Stu è Felice Calabrò, capogruppo a Palazzo Zanca di “Genovese Sindaco” (Pd). «Un progetto – afferma il consigliere – che per dimensioni edilizie e impatti urbanistici non ha eguali negli ultimi decenni nella nostra città». E che dovrà tornare in consiglio comunale, quando la Stu trasformerà le linee guida in un piano industriale vero e proprio. Ma già adesso, secondo Calabrò, è possibile «esprimere alcuni dubbi e valutazioni di carattere prioritario». Il primo spunto è il botta e risposta tra la delibera della IV Circoscrizione, che ha sostanzialmente smontato il progetto, e la Stu stessa, con in mezzo l’impietosa analisi di 22 professionisti delle università di Messina e Reggio Calabria. Secondo Calabrò «appare opportuno sgombrare il campo da qualsiasi dubbio possa sorgere in ordine alla possibilità che tutte le opere di “interesse pubblico” previste (scuola, parcheggio..) possano ricadere in aree che si rilevassero depositarie di importanti memorie archeologiche».
«Tale eventualità – spiega Calabrò – dai più ritenuta probabile, determinerebbe l’impossibilità di realizzare quelle opere che rivestono il ruolo di compensazione sociale rispetto agli interessi privatistici di cui è anche legittimamente portatrice la Stu. La circostanza non è di poco conto e assume rilievo prioritario poiché la certezza della eseguibilità delle opere di interesse pubblico possono e devono costituire elemento di valutazione preliminare da parte degli amministratori comunali chiamati a delle scelte definitive sulla sostenibilità e convenienza sociale dell’intera opera. Non è ipotizzabile una valutazione tout court positiva che deleghi ad una fase successiva l’ipotesi di realizzabilità. Appare opportuno, pertanto, procedere a immediate prospezioni archeologiche sulle aree del progetto interessate da opere edificatorie da eseguire a cura di aziende specializzate con l’ausilio della Soprintendenza».
Secondo punto di perplessità: «L’edificio di quindici elevazioni fuori terra previsto in via Cadorna (cosiddetto grattacielo) costituirebbe il più alto manufatto della città. Al di là delle valutazioni sull’ impatto ambientale e sulla sostenibilità strutturale che, se necessario, rimanderemo in sede di progettazione definitiva, appare prioritario stabilirne la funzione correlandola alla sua dimensione. Nell’ottica dei vertici Stu tale mastodontico cementizio giustifica la sua natura con la possibilità di razionalizzare l’attuale presenza in città di tutti gli uffici regionali (Motorizzazione, Soprintendenza, Biblioteca Regionale, Ufficio del lavoro, Genio Civile, Ispettorato agrario, ecc.), ipotesi che, al netto delle valutazioni sull’impatto viabile, appare di per sé meritoria. Ciò che non si comprende, però, è per quale motivo non si sia pervenuti ad una preventiva convenzione con l’ente Regione che, viceversa, neanche in fase di accordo di programma avrebbe sancito tale presupposto impegno. E per quale motivo, invece, l’amministrazione comunale di Messina che è socia minoritaria della STU non sia interessata ad un’ipotesi funzionale così suggestiva e meritoria. Ingenerando il dubbio, in assenza di atti concreti e preventivi alla realizzazione dell’opera, che “il grattacielo di Messina” possa essere destinato, in una fase successiva, a funzioni più privatistiche con il forte rischio di un sovradimensionamento commerciale incompatibile con il mercato immobiliare Messinese. Appare evidente l’obbligo preventivo che ne deriva al fine di valutarne la sostenibilità».
Questi sono tutti i motivi per i quali Calabrò chiede «l’immediata sospensione delle procedure attinenti al citato progetto in attesa della compiuta definizione delle due questioni poste, ritenute dirimenti. Si ribadisce, comunque, la convinzione, peraltro condivisa dai più, che nell’area del Tirone debba procedersi ad una vera e propria riqualificazione storico – urbana, rifuggendo dalle speculazioni edilizie che hanno caratterizzato negli ultimi decenni la città di Messina».
