Il deputato regionale del Pd Panarello evidenzia contraddizioni e lentezze di una storia di degrado e di pressappochismo politico
C’è chi ricorda l’annuncio dello stanziamento di 50 milioni di euro da parte dell’ex presidente della Regione Totò Cuffaro. C’è chi ricorda le tante promesse fatte e i tanti buoni propositi sulla riqualificazione della zona falcata. C’è anche chi tira fuori l’appalto aggiudicato da Sviluppo Italia per bonificare una delle aree più pregiate della città di Messina, deturpata da un “mostro”, l’inceneritore, che da potenziale fonte di reddito si è trasformato in un monumento all’incuria e al degrado. Tutti questi passaggi li ha sintetizzati, in una interrogazione, il parlamentare regionale del Pd Filippo Panarello, uno di quei messinesi che, una volta venuta fuori l’ennesima storia al tempo stesso triste e vergognosa, l’occupazione dell’inceneritore da parte di alcune famiglie senza tetto, ha battuto i pugni è ha esclamato: ora basta! Qualcuno lo ascolterà? Qualcuno ascolterà la città di Messina? Lecito dubitarne, considerata la scarsa attenzione che a Palermo hanno nei confronti della città dello Stretto.
Panarello ha ricordato che «nel 2006 l’allora presidente della Regione, sollecitato dal Comune e dai parlamentari messinesi, si impegnò a reperire le somme necessarie alla demolizione del predetto inceneritore e alla bonifica dell’area circostante. L’Agenzia Regionale Rifiuti e Acqua (ARRA) fu incaricata di attivare le procedure necessarie per bonificare l’area e demolire il pericoloso e fatiscente manufatto e successivamente la società Sviluppo Italia, si aggiudicò l’appalto per la bonifica dei terreni, mentre il progetto di demolizione dell’inceneritore, per quanto se ne sappia, non ha avuto seguito». Secondo Panarello «i ritardi nella bonifica dell’area e nella demolizione dell’inceneritore pregiudicano la possibilità di recuperare un’area di grande pregio del territorio del Comune e la condizione di degrado dell’area dove insiste l’inceneritore oltre che determinare rischi per l’incolumità pubblica, trovandosi a ridosso del porto, produce un gravissimo danno di immagine per Messina e la Sicilia».
Panarello si rivolge alla Regione, chiedendo «quali ostacoli hanno determinato la mancata demolizione dell’inceneritore di San Raineri, se i lavori di bonifica, appaltati a Sviluppo Italia, sono stati effettuati e con quali esiti, se non si valuti necessario procedere tempestivamente, d’intesa con l’Autorità portuale ed il Comune di Messina, alla demolizione dell’inceneritore ed alla bonifica dell’area circostante e far cessare una situazione intollerabile di grave rischio per l’ambiente e l’incolumità pubblica».
