Cronaca

Predominio, condannati gli ex pentiti tornati a far mafia a Messina

Sono condanne per tutti quelle decise alla fine del processo Predominio, anche per gli ex pentiti – protagonisti del tentativo di “riprendersi” gli affari criminali a Messina, che hanno perso tutti i benefici concessi dalla legge ai collaboratori di giustizia. E’ duro soprattutto per loro il verdetto pronunciato stasera dal Gup Valeria Curatola alla fine del giudizio abbreviato. Il giudice ha deciso una lunga lista di interdizioni perpetue e non ha riconosciuto loro alcuna attenuante.

Ecco la sentenza: 6 anni per Vincenzo Barbera, decisosi a collaborare dopo gli arresti del dicembre dello scorso anno; 14 anni per Salvatore Bonaffini, 8 anni per Angelo Arrigo (assolto da due capi di imputazione) e Orazio Bellissima, , 6 anni per Giuseppe Cutè, 12 anni per Cosimo Maceli, 3 anni per Giuseppe Selvaggio, 3 anni e 4 mesi e Antonino Stracuzzi, 2 anni per Alberto Alleruzzo,1 anno e 4 mesi per Marco Galletta;12 anni la condanna per l’ex pentito Pasquale Pietropaolo e 20 anni per Nicola Galletta, anche lui in passato collaborante.

Ha scelto il rito ordinario ed è stato rinviato a giudizio, invece, Giuseppe Barbera, mentre Giovanni Ieni e Stellario Brigandì hanno deciso di patteggiare, concordando la pena rispettivamente a 3 anni e 4 mesi e 4 anni. Un mese fa l’Accusa aveva sollecitato condanne un poco più pesanti.

Hanno difeso gli avvocati Salvatore Silvestro, Antonello Scordo, Alessandro Billè, Alessandro Mirabile, Tonino Aliberti, Giuseppe Abbadessa, Giuseppe Donato, Valentino Gullino, Alessandro Barbera, Ugo Colonna, Mariella Cicero, Pierfrancesco Broccio, Giovanni Caroè, Rita Pandolfino.

A far scattare gli arresti era stata la Squadra Mobile: 14 le persone andate direttamente a Gazzi con l’accusa di riorganizzare il clan di Giostra, attraverso i pentiti tornati a delinquere, e di “aggiustare” i rapporti con gli altri gruppi criminali cittadini. Agli atti dell’inchiesta anche un summit ai tavoli di un ristorante di centro città dove gli ex pentiti hanno cercato di mettere d’accordo Giuseppe “Cinzino” Cutè e Angelo Arrigo, diventati concorrenti a Villa Lina perché titolari di due attività commerciali vicine dove erano istallate slot machine illegali.