Preludes, danze per 3 al pianoforte: Anbeta Toromani di scena al Palacultura - Tempostretto

Preludes, danze per 3 al pianoforte: Anbeta Toromani di scena al Palacultura

giovanni francio

Preludes, danze per 3 al pianoforte: Anbeta Toromani di scena al Palacultura

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martedì 29 Novembre 2022 - 15:15

La celebre ballerina si è esibita con due talentuosi danzatori, Alessandro Macario e Amilcar Moret Gonzales, accompagnati dall’ottima pianista Sofia Vasheruk

MESSINA – Uno spettacolo di grande interesse, e molto atteso, è andato in scena sabato scorso al Palacultura, per la stagione musicale dell’Accademia Filarmonica.

Protagonista la famosa danzatrice Anbeta Toromani, nota al grande pubblico, che si è esibita, insieme a due ottimi ballerini, Alessandro Macario e Amilcar Moret Gonzales, in un recital ideato da Massimo Moricone, autore anche della coreografia, (con i costumi di Luca Dall’Alpi e disegno luci Claudio Schmid) su musiche di Chopin, Debussy, Rachmaninov, per concludere in bellezza con la Ciaccona di Bach-Busoni, eseguite mirabilmente, a memoria, dalla pianista Sofia Vasheruk.

Il secondo dei 28 Preludi, ha dato inizio a questa singolare e originale rappresentazione. Un Preludio dal sapore misterioso, ricco di dissonanze, che ad alcuni ricorda addirittura Strawinsky, un brano perfetto per introdurci ai successivi passi di danza.

I ventiquattro preludi op. 28 costituiscono delle autentiche gemme, brevi nella loro concezione, a parte il n. 15. La raccolta di questi brevi capolavori racchiude nel suo complesso ogni aspetto della poetica musicale di Chopin. Sono sette i Preludi scelti per accompagnare i ballerini. Dopo il secondo, i due ballerini sono entrati in scena per danzare sulle note del celebre n. 4, triste, mesto e malinconico, che ha scandito un momento indimenticabile del film “Cinque pezzi facili” con Jack Nicholson. Ha seguito un attimo di pura gioia rappresentato dal n. 21, ove è entrata in scena Anbeta Toromani . Quest’ultima è stata protagonista assoluta nel successivo brano, il numero 15, probabilmente il più famoso, soprannominato “La goccia d’acqua” per via di una nota ribattuta che persiste in durante tutto il brano, ricordando appunto il cadere della goccia d’acqua.

Un altro momento di mesta tristezza con il Preludio n 6, ha preceduto il Preludio più breve, anch’esso famosissimo, il settimo, il brano più breve di tutta la letteratura pianistica dell’800.

La parte dedicata a Chopin si è conclusa con il Preludio n. 13, in tonalità maggiore, di infinita dolcezza, ove, a mio avviso, anche grazie alla elegante coreografia, i ballerini hanno dato il meglio di sé in questa prima parte.

È stata la volta del “Prelude a l’après-midi d’un faune” di Claude Debussy, nella trascrizione di Leonard Borwick. Questo capolavoro, destinato a cambiare e stravolgere la storia della musica da lì in avanti (siamo nel 1893), rappresenta il proposito del rivoluzionario compositore francese di illustrare liberamente le “impressioni” ispiratrici del poema di Mallarmè (così nasce quindi il c.d. “impressionismo” in musica). Lo stesso Mallarmè, entusiasta del brano, ebbe ad affermare “Non mi aspettavo una cosa simile! La vostra musica prolunga l’emozione dei miei versi e rende l’ambientazione con più passione ed efficacia di quanto non riuscirebbe a fare la pittura”. Tutto l’incanto che si sprigiona da questo splendido brano, composto per flauto e orchestra, ove il flauto è assoluto protagonista e l’orchestra produce meravigliosi effetti sonori, evocativi del fauno e dei suoi desideri erotici nei confronti di alcune ninfe, e del successivo assopirsi nel suono del flauto di Pan da lui stesso suonato, purtroppo nella trascrizione per piano viene a mio avviso quasi del tutto compromesso.

Tuttavia la coreografia del balletto ideato per questo brano è stata talmente efficace – un rapporto dalla natura intensamente erotica fra il fauno (Alessandro Macario) e la ninfa (Anbeta Toromani) – e tale è stata la bravura sia dei ballerini, che della pianista, che l’adattamento al pianoforte non ha nuociuto affatto alla performance, davvero emozionante, forse anche perché si tratta dell’unico brano della serata concepito ab initio per la danza.

I due ballerini si sono esibiti in una sorta di battaglia corporale sulle note del celebre “Preludio in do diesis minore” di Sergej Rachmaninov,, un brano che inizia in modo cupo e misterioso con un tema lento eseguito su accordi da entrambe le mani, cui segue una parte agitata, per poi riprendere in fortissimo il primo tema, per chiuderlo infine in pianissimo. Un passo di danza esaltante, grazie alla intensa interpretazione dei due ballerini.

Dulcis in fundo, lo spettacolo si è concluso con la celeberrima Ciaccona dalla Partita in re minore per violino solo di Johann Sebastian Bach, nella altrettanto famosa trascrizione di Ferruccio Busoni. Sulle note di questo capolavoro straordinario, un tema solenne ed imponente che viene variato sessantaquattro volte, variazioni di una ricchezza inventiva, di una varietà e profondità che non hanno eguali nella storia della musica, i tre danzatori hanno dato vita, ora singolarmente ora insieme, ad una serie di arabesque eleganti e di grande intensità, assai coinvolgenti, esibendo, oltre l’indiscussa bravura tecnica – non solo di Anbeta Toromani , ma anche dei due splendidi ballerini Alessandro Macario e Amilcar Moret Gonzales – una eccellente capacità interpretativa.

Un plauso, infine, a Sofia Vasheruk, pianista capace di interpretare in maniera eccellente i brani eseguiti, così diversi fra loro, ed infatti è stata applauditissima dal numeroso pubblico.

Bellissime, infine, le coreografie di Massimo Moricone, quelle sui brani di Debussy e Rachmaninov, a mio avviso, le più riuscite, come è senz’altro riuscito questo singolare esperimento di danza a tre con il pianoforte.

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