Il porto di Tremestieri e la Messina del futuro. Anche le auto andranno lì - Tempostretto

Il porto di Tremestieri e la Messina del futuro. Anche le auto andranno lì

Marco Ipsale

Il porto di Tremestieri e la Messina del futuro. Anche le auto andranno lì

domenica 11 Novembre 2018 - 06:12
Il porto di Tremestieri e la Messina del futuro. Anche le auto andranno lì

Fine lavori prevista nei primi mesi del 2021. La rada San Francesco chiuderà, la traghettata durerà 50 minuti anche per le auto. Attenzione ai collegamenti per i pendolari pedoni

7 anni e 2 mesi dalla prima aggiudicazione, 5 anni e 5 mesi dalla seconda, dopo il ribaltone giudiziario. Record negativi difficilmente eguagliabili ma ora il giorno della consegna dei lavori per il nuovo porto di Tremestieri è arrivato. Da venerdì sono scattati gli 840 giorni, poco meno di due anni e quattro mesi, previsti da contratto, compresi collaudi, prove di navigazione e messa in esercizio. In pratica, il nuovo porto potrebbe essere pronto nei primi mesi del 2021.

LA RADA SAN FRANCESCO e UN NUOVO LUNGOMARE

E quali scenari si apriranno nel momento in cui sarà pronto? Il primo e più importante: la rada San Francesco sarà chiusa e tutti i tir dovranno andare a Tremestieri. Dopo quasi 60 anni, la città potrà riappropriarsi di una buona parte di fronte mare. Ma bisognerà muoversi per tempo per trovare i finanziamenti per realizzare un vero lungomare, dal porto storico fino all’Annunziata e a Paradiso.

La realizzazione di questo progetto rappresenterebbe un grande salto di qualità per la vivibilità di Messina. Ma ci sono anche dei risvolti da considerare.

I COLLEGAMENTI CON LA CALABRIA PER I PEDONI

Lo Stato dovrebbe garantire la continuità territoriale pedonale ma oggi non lo fa, o meglio lo fa solo in parte. Ogni giorno sono circa 10mila i messinesi e i reggini che passano da un lato all’altro dello Stretto. Si capisce perché le attuali 9 corse al giorno andata e ritorno per Villa San Giovanni non possono bastare. Soprattutto nel weekend, quando diventano solo 6 al giorno andata e ritorno. L’ultima corsa giornaliera da Messina è alle 19.15, l’ultima da Villa alle 20.20, poi più nulla fino alle 6.20 del giorno dopo. In pratica, di sera e di notte non esiste alcun collegamento pubblico tra Sicilia e Calabria.

Cosa succede allora? Che i passeggeri sono costretti a rivolgersi ai privati, alla rada San Francesco, lì dove si fanno 36 corse al giorno andata e ritorno. Ma la rada chiuderà e quindi lo Stato sarà costretto a raddoppiare, se non a triplicare le corse, dovendo investire ovviamente molti più fondi.

IL TRAFFICO PESANTE

Nonostante tutte le critiche piovute negli anni, in parte meritate per il problema insabbiamento gestito male, le due invasature di Tremestieri aperte nel 2006 sono state utilissime. L’Autorità Portuale ha speso in totale un paio di milioni per i tanti mini dragaggi ma ha incassato di più dai canoni concessori. E se è vero che il porto si è insabbiato troppe volte, restando chiuso per uno o due mesi all’anno, è pur vero che per dieci o undici mesi all’anno ha tolto quasi tutti i tir dal centro città. Rispetto alla situazione ante 2006, Messina vive da dodici anni nell’oro.

Il guaio più grande per la vivibilità cittadina è rappresentato dalla linea Messina – Salerno, che non trova spazio a Tremestieri e riversa mezzi pesanti su via La Farina e il viale Europa, in pieno centro.

COSA SUCCEDERA’ AL NUOVO PORTO DI TREMESTIERI

Negli anni è passata l’errata convinzione che il problema principale di Messina fosse il passaggio dei tir in centro città. Sicuramente era (anzi in minima parte ancora è) un problema grosso, ma non l’unico. Messina è attraversata anche da milioni di automobili che passano dalla Calabria alla Sicilia e viceversa, provocando inquinamento, usura delle strade e ingorghi. Si nota soprattutto in tempi di esodo e controesodo ma, in realtà, è un flusso continuo per tutto l’anno, che non si è mai interrotto. 

Le attuali due invasature, infatti, dal 2006 ad oggi accolgono una media del 90 % del traffico pesante ma non sono sufficienti per accogliere anche il traffico leggero, che continua a riversarsi in minima parte sul porto storico e in gran parte sulla rada San Francesco.

Il nuovo porto di Tremestieri prevede altre cinque invasature, per un totale di sette. Ci sarà lo spazio per accogliere tutto il traffico pesante, comprese le linee ro-ro come la Messina – Salerno, che saranno una risorsa e non più un problema. Anzi l’obiettivo sarà proprio di fare arrivare in porto altre linee, magari verso il centro-nord Italia, quindi verso Civitavecchia, Livorno o Genova.

ANCHE TUTTE LE AUTO DOVRANNO ANDARE A TREMESTIERI

Ma ci sarà spazio anche per il passaggio automobilistico, che è impensabile mantenere in centro città. I tempi di attraversamento saranno praticamente raddoppiati: dagli attuali 20 minuti alla rada San Francesco o 30 minuti dal porto storico si passerà a 50 minuti. E c’è da scommettere che non mancheranno le proteste. Ma sarà uno scotto da pagare perché Messina non può più subire quanto ha già subìto negli ultimi 60 anni.

IL COSTO DEI BIGLIETTI DOVREBBE RESTARE UGUALE

Né per gli armatori sarebbe conveniente dividere il proprio traffico tra il porto storico e Tremestieri. Si dovranno rifare edifici e piazzali ed è chiaro che si opererà su un solo porto e non su due per evitare diseconomie di scala. Caronte e Tourist ha navi a doppio ponte e sarà più comodo, per l’azienda privata, imbarcare auto e tir sulla stessa nave, invece che dividere il traffico su due porti.

Si capisce da questo che il trasferimento a Tremestieri non può essere una giustificazione per un eventuale aumento del costo dei biglietti. Caricando una nave a doppio ponte in modo intensivo, sotto i tir e sopra le auto, il privato realizza un’economia di scala che lo potrebbe portare persino a diminuire il costo dei biglietti, di certo non ad aumentarlo. Senza considerare che, al momento, il costo di attraversamento è calibrato su Tremestieri, cioè su una tratta più lunga.

IL TRAFFICO LOCALE e QUELLO “FORESTIERO”

Si potrebbe immaginare, per ipotesi, solo l’utilizzo di due navi al giorno dal molo Norimberga per messinesi e reggini, che rappresentano una percentuale minima, forse del 10 o 20 %, di tutto il traffico automobilistico. Ma anche questa soluzione non è semplice e per i messinesi sarà comunque meglio accettare una traghettata più lunga a fronte di altri vantaggi. Del resto, le traghettate dei locali sono occasionali, visti i prezzi proibitivi. Chi ha necessità di utilizzare con costanza l’auto, dall’altra sponda, preferisce lasciarla lì.

Se chi fa lunghe percorrenze impiegherà 50 minuti per traghettare, invece che 20 o 30, non potrà più essere un problema di chi ha pagato finora, cioè i messinesi. Permettere alle auto di usare il porto storico vorrebbe dire continuare ad intasare la città: non più il viale della Libertà ma ancora i viali di collegamento con la tangenziale, la via La Farina e il cavalcavia. Né la nuova via don Blasco potrà essere una soluzione, sia perché dovrà rappresentare un'importante strada alternativa per la città e non una corsia preferenziale per gli imbarchi, sia perché, ad ogni modo, terminerà sul viale Gazzi. Vorrebbe dire far patire al viale Gazzi quello che, negli anni, hanno patito i viali Europa e Boccetta. Soprattutto in tempi di esodo e controesodo, ma non solo, Messina soffrirebbe ancora questa schiavitù.

LA SOLUZIONE PER DIMINUIRE I TEMPI: IL NUOVO PORTO A REGGIO

Eppure la soluzione per far sì che anche da Tremestieri la traversata duri solo 30 minuti ci sarebbe. Caronte e Tourist e la Diano hanno presentato un progetto per un nuovo molo di attracco a Pentimele, in pratica una continuazione a nord del porto di Reggio Calabria. Ma dall’altra sponda dello Stretto è arrivato un coro di no e una proposta alternativa: Bolano, frazione nord di Reggio, al confine con Villa San Giovanni. In questo caso, la traversata durerebbe 40 minuti. Ma in un caso e nell’altro, c’è ancora poco di concreto e, continuando di questo passo, anche quando Tremestieri sarà pronto, l’interfaccia resterà Villa, a 50 minuti di distanza. Non si dica, poi, che non era tutto previsto.

(Marco Ipsale)

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