Qualità della vita, disastro messinese per vecchie e nuove generazioni

Qualità della vita, disastro messinese per vecchie e nuove generazioni

Marco Olivieri

Qualità della vita, disastro messinese per vecchie e nuove generazioni

lunedì 27 Maggio 2024 - 20:31

La nostra provincia non è una terra per bambini, giovani e anziani. Lo conferma la classifica del Sole 24 Ore

Le classifiche nazionali certificano quanto il sud sia ancora arretrato. Quanto la città metropolitana di Messina e la Sicilia lo siano. Il Sole 24 Ore ha pubblicato la classifica della qualità della vita per fasce d’età: le province di Sondrio, Gorizia e Trento sono in testa rispettivamente per bambini, giovani e anziani. In generale, trionfa il nord e sprofonda il sud.

Qualità della vita per i bambini: disastro scolastico nella provincia di Messina

Per i bambini da 0 a 10 anni, Messina è 92esima. Le prime tre sono Sondrio, Ravenna e Trieste. Le ultime, da 103 a 106, le siciliane Agrigento, Ragusa, Catania e Palermo, con fanalino di coda la calabrese Crotone. Ma quali sono i criteri e perché Messina si piazza 92esima? La provincia messinese è ottava per spazio abitativo ma 104esima per pediatri. Significa che per professionisti attivi ogni mille residenti abbiamo un problema. E siamo ai vertici in due ambiti non proprio positivi. Innanzi tutto, primi per “competenza numerica non adeguata”, in base ai dati Istat sugli studenti di terza media, periodo 2022/2023. Significa che abbiamo percentuale alta di studenti che non raggiungono un livello sufficiente nella matematica. E secondi per “competenza alfabetica non adeguata”, sempre in relazione ai dati Istat sulla scuola media della provincia di Messina.

17esimo posto per delitti denunciati a danno di minori

La città metropolitana è all’80esimo posto per bambini che hanno usufruito dei servizi comunali per l’infanzia. 54esima per edifici scolastici con palestra. 43esima per giardini scolastici per bambini e ragazzini fino ai 14 anni. Tra le note positive, siamo 12esimi per verde attrezzato e quarti per indice sport e bambini. Al 25esimo posto per progetti Pnrr per l’istruzione e all’ottavo per spesa sociale per famiglie e minori. Dato allarmante è il 17esimo posto per delitti denunciati a danno di minori (dati Dipartimento di pubblica sicurezza).

Disoccupazione giovanile e tanto lavoro precario

Per i giovani, età 18-35 anni, “vincono” Gorizia, Ravenna e Forlì-Cesena. La provincia di Messina è 106esima, penultima; Reggio Calabria 104esima. Ultima Sud Sardegna. La classifica è davvero negativa per il territorio messinese perché siamo 79esimi per residenti giovani; 103esimi per laureati; 99esimi per la disoccupazione giovanile; 97esimi per trasformazioni a tempo indeterminato; 82esimi per bar e discoteche ogni diecimila residenti: al 78esimo posto per aree sportive. Le note positive? Il sesto posto per amministratori comunali under 40 e il 37esimo per imprenditorialità giovanile. E ancora: 47esimo posto per canone di locazione in zona semicentrale; 28esimo per quoziene di nuzialità, i matrimoni insomma; 45esimo per età media al parto; 60esimo posto per concerti (spettacoli ogni diecimila abitanti).

Non è una provincia su misura per anziani

Per anziani, over 65, “vincono” Como, Trento e Cremona. E Messina è 106esima, ancora penultima. Ma per quale motivo? La provincia messinese è 100esima per speranza di vita a 65 anni; 98esima per partecipazione civile; 99esima per consumo di farmaci per malattie croniche; 94esima per utenti dei servizi sociali comunali; 106esima per posti letto nelle rsa, residenze sanitarie per anziani; 87esima per persone sole; 76esima per orti urbani. Altri dati? 62esimo posto per consumo di farmaci per depressione; 44esimo posto per esposizione all’inquinamento acustico e per biblioteche; 39esimo per geriatri; 48esimo per infermieri (ovviamente non pediatrici).

Nulla di nuovo: il sud e il territorio messinese hanno bisogno di un piano straordinario

L’ennesima classifica della qualità conferma le emergenze in termini di servizi e necessità per vecchie e nuove generazioni. Se il problema principe è quello di creare occupazione, la crisi del territorio metropolitano ha mille sfaccettature e tutte importanti.

Giovani e anziani, donne (se consideriamo la disoccupazione femminile) e uomini sono una priorità, è ovvio, e serve uno scatto in avanti. Chiamiamolo new deal o in un altro modo ma un piano straordinario per il sud, in un’ottica europea, passa da investimenti seri. E da un nuovo welfare. Da una scommessa produttiva, imprenditoriale, economica, sociale e politica. Troveremo, ora che le europee sono alle porte, una nuova classe dirigente all’altezza? La questione meridionale non è mai tramontata.

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3 commenti

  1. antonio d'angelo 28 Maggio 2024 06:18

    i dati pessimi sono figli di gestioni alla viva il parroco. eppure il peso dei parlamentari siciliani , nei partiti di appartenenza, è maggiore dei colleghi nordisti, quindi scarsa qualità o menefreghismo. (fare affari clientelari). ma quando si vuole capire che la povertà porta alla morte? imprenditoria sana e protetta dal pizzo , non ci può essere una società solo di terziari, produzione di beni di consumo di qualità, quindi essere competitivi sui mercati per l’offerta e non attendere che arrivi qualcuno ad investire.
    se i cosiddetti politici ed anche i cittadini lo capiranno allora la qualità della vita sarà migliore e non vergognosa come adesso.

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  2. Con un presidente del consiglio che considera la mancanza di un titolo di studio adeguato come un handicap superabile con il “duro” lavoro, perpetrando così il falso mito berlusconiano del self made man venuto dal popolo, c’è poco o nulla di buono da attendersi nell’ambito dell’istruzione.
    Stiamo facendo passi indietro da gigante.
    Un tempo nonni e padri lavoravano per permettere ai figli di studiare.
    Anche da lì nacque il miracolo italiano ed il suo benessere.
    Oggi è pieno di guru che predicano l’ignoranza e ne esaltano l’esercizio.
    Persone che non hanno idea della fatica e del sacrificio che comporta lo studio e che considera l’esercizio intellettivo come un passatempo per perditempo.
    Mentre i Paesi emergenti come India e Cina hanno compreso la necessità della istruzione come mezzo di riscatto ed in ultima analisi anche di dominio, da noi si predica il contrario.
    Non c’è governante del ventesimo secolo che non sia riuscito nel suo lavoro a volte immane , penso a Churchill o a Roosevelt senza una solidissima base di cultura e studi.
    Noi permettiamo a ministri senatori e deputati con diploma linguistico di dire e fare qualunque demenzialità.
    E la scuola?
    Non serve ragazzi, in fondo basta credere in sé stessi.

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  3. Francesco Cardullo 28 Maggio 2024 07:54

    Ricordiamoci di questi dati e di queste classifiche quando critichiamo e commentiamo negativamente: le zone pedonali, gli alberi che tolgono parcheggi, le piste ciclabili.
    La qualità della vita “passa” anche da queste cose. La modernità “urbana”, pure!

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