Reggio. Confiscati beni per oltre 21 milioni a imprenditori vicini alla 'ndrangheta

Reggio. Confiscati beni per oltre 21 milioni a imprenditori vicini alla ‘ndrangheta

Dario Rondinella

Reggio. Confiscati beni per oltre 21 milioni a imprenditori vicini alla ‘ndrangheta

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giovedì 07 Agosto 2025 - 08:10

Le indagini patrimoniali hanno portato alla luce un patrimonio sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, per un valore di oltre 21 milioni di euro

REGGIO CALABRIA – La Guardia di Finanza confiscato beni per oltre 21 milioni di euro nei confronti di un gruppo imprenditoriale locale ritenuto contiguo alla cosca Labate della ‘ndrangheta. Il provvedimento chiude un lungo percorso investigativo avviato nel 2020, con un primo sequestro disposto dal Tribunale di Reggio Calabria su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia. Le indagini, svolte dal Gruppo della Guardia di Finanza e nell’ambito dell’operazione “Heliantus”, avevano già fatto emergere legami tra le attività economiche del gruppo e la criminalità organizzata.

Le indagini hanno documentato come gli imprenditori destinatari della misura abbiano ottenuto un ruolo dominante nel settore del noleggio di slot machines, dei giochi online e della gestione di centri scommesse grazie al sostegno e alla protezione della cosca Labate. La sinergia criminale avrebbe permesso al gruppo di espandersi rapidamente e generare ingenti profitti. Tra le condotte emerse, anche la concessione abusiva di credito, l’esercizio del gioco illegale e casi di estorsione aggravata dal metodo mafioso, come l’episodio del 2012, quando venne fatta esplodere una bomba per costringere un debitore a pagare 60 mila euro.

Secondo gli inquirenti, nel 2009 il gruppo avrebbe ereditato, grazie alla “sponsorizzazione” della ‘ndrangheta, una porzione rilevante del mercato precedentemente gestita da un noto imprenditore reggino soprannominato il “re dei videogiochi”, condannato nel 2014 per reati aggravati dal metodo mafioso e colpito da misure di prevenzione nel 2015. Da quel momento, i bilanci delle società riconducibili al gruppo hanno registrato una crescita esponenziale, con un’espansione che ha raggiunto anche il territorio milanese.

A rafforzare il quadro accusatorio, anche le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, ritenuti affidabili dai giudici, che hanno confermato i rapporti stretti tra gli imprenditori e la cosca Labate, attiva soprattutto nei quartieri Gebbione e Sbarre. Tra i legami emersi, anche quello con un affiliato che riceveva regolarmente denaro da una delle società senza svolgere alcuna mansione, e con un altro soggetto incaricato di recupero crediti, anche con modalità estorsive, e di sorveglianza armata nei locali dell’organizzazione.

E’ stata quindi riconosciuta la pericolosità sociale dei destinatari della misura (uno dei quali è deceduto durante il processo di primo grado), definendoli “imprenditori collusi con la ‘ndrangheta, capaci di gestire in posizione paritaria rapporti con le cosche locali”.

Le indagini patrimoniali hanno portato alla luce un patrimonio sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, comprendente 4 immobili, 7 società e diverse disponibilità finanziarie, per un valore complessivo di oltre 21 milioni di euro. Il sequestro preventivo disposto dal Tribunale è stato successivamente confermato dalla Corte d’Appello (con l’eccezione di quattro immobili) e poi reso definitivo dalla Corte di Cassazione, che ha sancito la confisca totale del patrimonio già sottoposto a misura cautelare.

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