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“Se i valori finiscono nella pattumiera la comunità non è più civile”

“Se i valori finiscono nella pattumiera la comunità non è più civile”

domenica 13 Gennaio 2019 - 09:12
La riflessione
“Se i valori finiscono nella pattumiera la comunità non è più civile”

Anche l’anno 2018 appena trascorso sarà ricordato per le tante cose buone, ma anche per i numerosi eventi tristi. E quelli che hanno inciso maggiormente sul quotidiano di tante Nazioni, guadagnandosi il primo piano, sono stati terremoti, tsunami e terrorismo e guerre. Sui primi, purtroppo i sismologi sono fermi al “palo” poiché non ancora in grado di prevederli, ma solo di spiegarci di quale grado della Scala Richter sia stata la scossa tellurica e anche se ne seguiranno e più o meno quante di assestamento. Insomma il terremoto ha lo stesso tempo incerto della vita; sappiamo tutti che la fine arriverà, ma nessuno è in grado di avvertirci quando. Che se poi arriva una scossetta che al massimo fa crollare qualche baracca, siamo tutti contenti perché “poteva andare peggio”. Purtroppo capita che il peggio arrivi puntualmente come è successo nel corso degli ultimi anni nell’Italia centrale e più recentemente in Sicilia.

Quanto al fenomeno Terrorismo, tutte le Nazioni si stanno impegnando al massimo, ma purtroppo i terroristi riescono a colpire come e quando vogliono, provocando centinaia di morti. Le guerre invece ci sono sempre state, e ci saranno fino a quando certi Capi di Stato avidi di dominio non avranno un sussulto di buona coscienza: quella che l’irrefrenabile voglia di dominio hanno calpestato. Per la cronaca, adesso sono dodici gli Stati che nel mondo sono impegnati in operazioni di guerra. I più prossimi alla nostra Italia sono la Siria, l’Algeria e l’Egitto. Fidiamo nella possibilità che il Buon Dio illumini i responsabili di tutti gli Stati belligeranti e li faccia incontrare allo scopo di stemperare gli attriti, sentire le ragioni dell’altro e sospendere definitivamente ogni conflitto armato perché le guerre non risolvono problemi e se caso mai ne risolvono qualcuno, ne pagano il prezzo, le migliaia di morti innocenti e le immani distruzioni.

Non ci resta che sperare nelle nuove generazioni che attraverso la famiglia, la scuola e la società civile, riescano a svegliare le coscienze dei Capi di Stato e di tutte le personalità che hanno voce in capitolo, contribuendo a determinare le condizioni perché la Pace regni in tutte le Nazioni. La speranza che tutti dovremmo coltivare è quella di potere costruire un mondo nel quale ciascuno abbia rispetto per il prossimo, osservi le Leggi e dia il proprio contributo per la pacifica convivenza tra tutti i popoli della terra. Purtroppo però di questi tempi, stampa e TV ci ammanniscono giornalmente episodi di cronaca che lasciano sconvolti nel senso che la “civiltà”, e cioè quella serie di norme, imposte o spontanee, che dovrebbero caratterizzare il cosiddetto “vivere civile” sono calpestate. E’ quindi normale che se il primo elemento, che non v’è dubbio sia la famiglia parte col piede sbagliato, tutto il resto del percorso sarà molto più complicato. Al secondo gradino c’è la Scuola. La grande stampa sostiene che le scuole sono in crisi, perché nel Corpo Insegnante scarseggia la capacità di trasferire ai discenti, oltre alla materia prettamente scolastica, anche il senso del vivere in comune e del rispetto verso il più debole. Sarà in parte anche vero, ma per onestà intellettuale occorre anche dire che non tutta la categoria sia messa nelle condizioni più agevoli e dunque, ci tocca assistere impotenti, a episodi di bullismo immotivati nei confronti di docenti di vario livello, dove Il più delle volte il genitore o lo studente aggressore, si ritiene superiore e quindi caratterialmente predisposto a usare violenza nei confronti del soggetto più debole. La verità è che di questi tempi – purtroppo – viviamo in una società in cui i cosiddetti valori tradizionali, spesso finiscono nella pattumiera. Va bene, chiudiamola qui ma ricordiamoci di “irrigare” giornalmente quella bellissima pianta che si chiama “speranza”. Sì, proprio quella che volgarmente si dice sia sempre l’ultima a morire e che auspichiamo non muoia mai.

Antonino Marino

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