L'assessore regionale promette più fondi per la sicurezza. Per l'ex dirigente Todesco "alla politica non interessano i beni culturali se non come merci"
MESSINA – Continuano le indagini sul clamoroso furto al Museo regionale di Messina. Nel frattempo, i quattro custodi presenti quanto è avvenuto il colpo, la sera di Ferragosto, sono stati trasferiti in altre sedi dei Beni culturali. Nei loro confronti verrà aperto un procedimento disciplinare che potrebbe portare al licenziamento. A sua volta, l’assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana Francesco Scarpinato non esclude di optare per la vigilanza armata nei musei e annuncia, nelle variazioni di bilancio, la proposta di due milioni di euro per sicurezza e prevenzione degli incendi in Sicilia. E promette un doveroso aggiornamento della Carta del rischio del patrimonio culturale, non aggiornata dal 2001.
In termini di tutela dei beni culturali serve un deciso cambio di passo. E il caso eclatante del furto delle opere di Antonello da Messina ha evidenziato enormi carenze strutturali.
Todesco: “Alla politica non interessano i beni culturali se non come merci”
Rimane il tema del “sistema Sicilia” inadeguato nel suo complesso. Sottolinea Sergio Todesco, dirigente in pensione del Dipartimento beni culturali ed etnoantropologo: “Ho conosciuto, a partire della fine degli anni ‘70, tutti i direttori del Museo regionale di Messina, e mi chiedo adesso se sarebbe cambiato qualcosa qualora questo furto si fosse verificato in uno degli ultimi cinquant’anni. Certamente nulla, anche se – come accade oggi – tutti avrebbero criticato il direttore di turno. Cosa voglio dire? Che le responsabilità non si attestano al singolo dirigente, ma al sistema perverso di incuria e disattenzione che è da ascrivere esclusivamente alla politica, a chi decide cosa e quanto finanziare e quasi sempre se ne frega di quanto i tecnici gli rappresentano in ordine alle urgenze, alle reali necessità di questa o quella struttura. La verità è che i nostri beni culturali, non da oggi, qui in Sicilia vengono valutati non già alla stregua di patrimoni da tutelare e risorse di civiltà, ma alla stregua di merci, buone tutt’al più per autoreferenziali articoli sui giornali o per arricchire la propria fedina politica attraverso famigerati grandi eventi”.


Parlare per il semplice piacere di aprire la bocca! Fare dei corsi di formazione ai custodi no? Fare ad intervalli regolari di tempo delle esercitazioni no? Che siano dipendenti regionali o ex ASU non cambia nulla. Cosa ci stanno a fare DG ed Assessore ai Beni Culturali in Regione?
Certo, ora che non è rimasto niente di rilevante da rubare. Siete ridicoli. Sarebbe bastato avere personale davvero qualificato.
Vigilanza armata?? ma perché se i vigilanti presenti erano armati cosa cambiava??
Convengo con quanto scritto da Todesco, la responsabilità è da ascrivere solo alla politica!! e il Museo di Messina ne è un esempio lampante: progetto iniziato nel 1974 , inizio lavori nel 1984, fine lavori e inaugurazione ( con molte parti incomplete) nel 2017!! ….Ecco l’interesse della nostra politica in oltre 30anni…e ora si pensa alla vigilanza armata?!?! non posso esprimermi oltre altrimenti il commento non verrebbe pubblicato!!