Sicilia. La Protezione civile fa formazione meteorologica ma il radar non c'è

Sicilia. La Protezione civile fa formazione meteorologica ma il radar non c’è

Alessandra Serio

Sicilia. La Protezione civile fa formazione meteorologica ma il radar non c’è

sabato 19 Settembre 2026 - 08:00

La Regione non ha esperti meteo né strumenti per il nowcasting, stoppati dall'Ars. Il paradosso della formazione voluta da Cocina

Palermo – La Sicilia è totalmente “al buio” sugli eventi estremi, e per prevederli e seguirli può affidarsi soltanto a strumenti e servizi nazionali, meno efficaci su scala regionale, rispetto a un servizio di monitoraggio locale. Se a proclami governanti e politici si dicono impegnati a potenziare la prevenzione dei rischi causati dalla crisi climatica, dall’altro la politica tiene legati al palo gli interventi più importanti, azzoppando qualunque programma di intervento.

Eventi estremi, le mosse della Protezione civile

Così, il Dipartimento della Protezione civile regionale ha recentemente richiamato l’attenzione dei comuni sui punti critici sui quali intervenire con una circolare. Ma gli enti locali non dispongono sempre delle risorse adeguate per questo genere di interventi. Dalla struttura guidata da Salvatore Cocina è stata inoltre avviata la formazione meteorologica degli operatori di protezione civile. Saranno coinvolti i tecnici di tutti i comuni siciliani, da formare in 20 ore di corso su come leggere le allerta meteo e come tradurre in operatività le indicazioni da queste arrivate.

Quel nowcasting che non c’è

Ma la Sicilia non ha un sistema di monitoraggio aggiornato, non ha meteorologi, non ha una struttura dedicata al nowcasting. A dicembre scorso, l’Ars ha bocciato il disegno di legge che ne prevedeva l’istituzione. E malgrado il ciclone Harry a gennaio, i devastanti incendi estivi, i segnali di un minaccioso inverno alle porte, il disegno non ha avuto sbocchi in questi mesi. Abbiamo sollevato a più riprese in questi anni il tema del now casting sul nostro giornale (Leggi qui tutti gli approfondimenti).

Il piano di intervento regionale fa acqua

“La Sicilia si presenta particolarmente vulnerabile, e peggio, cieca”, ribadisce il meteorologo Daniele Ingemi, anche lui impegnato negli anni a lanciare l’allarme sul tema. “L’isola non dispone di un servizio meteorologico regionale strutturato, con sala operativa dedicata, meteorologi qualificati in grado di fare nowcasting e analisi locali, e una rete radar affidabile e continua. Le allerte si basano in gran parte su prodotti nazionali (Aeronautica Militare / Protezione Civile centrale) che, per quanto professionali, non possono cogliere con la necessaria finezza i microclimi e l’orografia complessa siciliana. I radar esistenti soffrono di problemi di copertura, interruzioni e manutenzione. Lacune importanti sono stati segnalati ripetutamente, lasciando zone strategiche (soprattutto per fenomeni che arrivano da sud o dallo Ionio) poco monitorate in tempo reale. Senza radar funzionanti e senza un servizio capace di interpretare i dati in chiave locale e di comunicare allerte mirate e tempestive nelle fasi estreme, la popolazione resta esposta. I temporali a V e le alluvioni lampo si sviluppano in tempi brevissimi, senza nowcasting efficace, l’avvertimento arriva tardi o è generico.

L’inerzia politica e il ciclone Harry come monito

A dicembre l’Assemblea regionale siciliana (Ars) ha bocciato la proposta di creare un vero servizio meteo regionale. Un mese dopo è arrivato il ciclone Harry (gennaio 2026), un ciclone extratropicale intenso che ha provocato danni ingenti lungo le coste ioniche e in diverse province siciliane, con mareggiate record, frane, allagamenti e un bilancio pesantissimo in termini economici e di disagi. Non è stata una coincidenza simbolica, ma la risposta concreta dell’atmosfera all’inerzia della politica regionale. Harry ha dimostrato, ancora una volta, quanto costi non avere strumenti di monitoraggio e previsione adeguati in un territorio già fragile dal punto di vista idrogeologico e costiero. Eppure la lezione rischia di non essere appresa, mentre il Mediterraneo continua ad accumulare calore.

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2 commenti

  1. Se la Regione blocca 1,3 miliardi di euro per destinarli al ponte, ritiene evidentemente che la protezione civile non abbia rilevanza e aspetta gli eventi catastrofici senza problemi e senza prevenzione poiché i fondi non si possono trovare.

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  2. 5 anni di Musumeci più 5 di Schifani più taglio degli introiti regionali del bollo.
    Colpa di Lenin immagino.

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