L’esempio del tentativo di riportare alla luce i resti dell’antico monastero di “Santa Maria di Gesù”, dove venne sepolto Antonello da Messina. Ognuno faccia la propria parte, la risposta potrebbe certamente essere positiva
Continua senza tregua il tentativo di riportare definitivamente alla luce i resti dell’antico monastero di “Santa Maria di Gesù” (superiore) di villaggio Ritiro, dove venne sepolto, per sua stessa volontà, nel febbraio del 1479 Antonello da Messina. Lo scorso sabato 9 aprile gruppi di volontari con in testa il Presidente del Consiglio Comunale Pippo Previti e i soci della cooperativa sociale Trapper di Messina, che tanto a cuore hanno le sorti dei beni artistici e monumentali della nostra città, con la collaborazione dell’Ato3 e di Messina Ambiente, avevano provveduto a ripulire parzialmente l’area, eliminando la rigogliosa ed incontrollata vegetazione spontanea che, in tanti anni di totale abbandono, aveva completamente invaso e reso impenetrabili gli avanzi dell’antico complesso religioso, fondato nel 1418 dal Beato Matteo Gallo e successivamente andato distrutto nel 1908. Gli antichi resti erano infatti venuti alla luce solo nel 1989 durante alcuni lavori di sbancamento per la realizzazione di una corsia stradale a valle della palestra comunale e sulla sponda sinistra del Torrente San Michele.
Alla iniziale euforia di quegli anni, per la riscoperta degli avanzi del complesso conventuale di Santa Maria di Gesù Superiore, seguì però, come spesso purtroppo accade nella nostra città, il totale abbandono culminato nel 1992 con gli scavi trasformati in deposito di rifiuti e poi recintati dal Comune. Il luogo divenne, quindi, il sito ideale per le indisturbate scorrerie di vandali.
Un nuovo importante tassello per la salvaguardia e la futura valorizzazione del luogo è stato però posto mercoledì 13 aprile, allorquando presso i resti del monastero si sono dati appuntamento l’Assessore Regionale ai BB.CC., Prof. Sebastiano Missineo, il Presidente del Consiglio comunale Pippo Previti, l’architetto Nino Principato, esperto del comune nonché noto storico messinese, il presidente regionale della F.A.I, dott.sa Giulia Miloro, la dott.sa Signorino della Soprintendenza ai BB.CC. di Messina, l’ingegnere Giuseppe Chiofalo e i soci della cooperativa sociale Trapper. L’augurio è che dal sopralluogo siano venuti fuori gli spunti necessari per restituire intanto alla memoria della città un plesso storico di notevolissimo valore. Considerando poi la straordinaria fama artistica della figura di Antonello non sarebbe utopistico immaginare come la promozione turistica e culturale di questo luogo, una volta recuperato, potrebbe essere diffusa a livello mondiale.
Dopo tutto potrebbe essere questa una delle opportunità per suscitare nei cittadini uno scatto di orgoglio e rilanciare il buon nome della nostra città. Una seria pianificazione infatti, tendente alla valorizzazione dei beni storici, artistici e monumentali, potrebbe innescare circuiti interessantissimi da vendere al mercato del turismo internazionale. Basti considerare che solo per questo anno è previsto l’arrivo in città di circa 500 mila turisti, che sbarcheranno nel nostro porto dalla navi da crociera. Una occasione perfetta per incentivare l’occupazione e produrre una enorme ricchezza per l’intero territorio. Ma il condizionale è d’obbligo perché ad oggi sono pochi i siti fruibili, e quei pochi stessi non lo sono sempre in maniera permanente. E basti pensare a cosa potrebbe offrire la nostra città tra la Cripta del Duomo e Villa De Pasquale tra il suddetto Monastero di S. Maria di Gesù con la tomba di Antonello e il Monastero di S. Maria di Mili, tra Forte S.Salvatore e Forte Gonzaga, tra il Castellaccio e i Forti Umbertini, tra la Real Cittadella e la Chiesa di S.Maria della Valle (Badiazza ), tra la Chiesa dei Catalani e il Monte di Pietà e così fra tanti altri ancora per concludere con la chimera della creazione del Museo Archeologico nel costituendo polo culturale e della legalità, presso l’ex ospedale Margherita. La risposta potrebbe certamente essere positiva se ognuno facesse fino in fondo la propria parte: Comune, Curia, Regione Sicilia, Stato, tutti insieme sostenuti dalla volontà entusiastica di tanti messinesi desiderosi di ridare dignità alla loro senso civico e alla loro appartenenza.
Una panacea potrebbero essere ad esempio le risorse economiche messe a disposizione dalla comunità europea. Entro il prossimo mese di maggio infatti bisognerà impegnare 900 milioni di euro, per spenderne poi almeno il 70% entro il mese di ottobre 2011. Sarebbe lecito sperare che almeno una parte di questa ingente somma venisse catturata e destinata al recupero e al restauro di almeno una parte del vasto patrimonio culturale della nostra città, rendendo finalmente fruibili molti siti con molteplici opportunità occupazionali. Ma oltre alla ghiotta pietanza servita dalla comunità europea vi sarebbero anche altre fonti per finanziare questo virtuoso progetto, pensiamo alle fondazioni, alle sponsorizzazioni, ai poco utilizzati fondi del gioco del lotto. Insomma tutto potrebbe funzionare alla perfezione, anche se potrebbero non bastare i buoni propositi, la passione e l’amore per la propria città, sentimenti oltretutto in molti ancora latenti. Quello che invece potrebbe quasi certamente fare la differenza è la professionalità e la competenza con la quale si tenterà di perseguire questi obiettivi, senza trascurare l’etica sempre necessaria per guardare più al bene comune che a quello delle proprie tasche.
Per dare continuità a questo grande sogno dunque il nuovo appuntamento è fissato alle 8,30 di sabato prossimo 16 aprile, allorquando riprenderanno i lavori di pulizia del sito dove si trovano i resti dell’antico monastero di S. Maria di Gesù a Ritiro. Sono infatti invitati a partecipare attivamente, con zappa e rastrello in mano, tutti quei cittadini volenterosi e desiderosi di contribuire, più con i fatti che con le parole, alla materializzazione di questi lodevoli e nobili propositi.
Giacomo Chillé
