La riflessione - Vecchiaia: le due facce di una stessa medaglia

La riflessione – Vecchiaia: le due facce di una stessa medaglia

La riflessione – Vecchiaia: le due facce di una stessa medaglia

mercoledì 13 Aprile 2011 - 06:51

Pelle rugosa, denti ingialliti, vista e udito difettosi, le mani un po’ tremolanti: ha inizio la vecchiaia, una fase della vita in cui si è più tristi che felici, più soli che in compagnia, più piatti che dinamici. L’amara constatazione di non poter arrestare il tempo che si mostra sempre più inesorabile e minaccioso all’uomo. I ricordi diventano sbiaditi. L’umore si fa malinconico. Il corpo più debole. Cercare di rassegnarsi all’idea del sonno eterno ma avere paura di addormentarsi. Avere solo un desiderio: non essere soli. Accade spesso di incrociare gli sguardi degli anziani seduti su una panchina o ancora più frequentemente quelli dei nostri nonni che tentano di attirare la nostra attenzione. E’ bizzarro come aumenti l’istantaneità delle informazioni grazie alla scienza che avanza di giorno in giorno, mentre la comunicazione tra esseri umani rallenti ancor di più. Come un bambino piange per richiamare l’interesse dei genitori affinché possano accontentarlo nell’acquisto di un nuovo giocattolo, così l’anziano, attraverso l’ombra che si intravede nei suoi occhi, tenta di manifestare il suo “capriccio” di ottenere una carezza in più, senza conseguire, il più delle volte, alcun risultato. Ci si allontana da quelle persone che hanno superato il periodo della maturità semplicemente perché non si hanno cose in comune, ma solo stili di vita diversi. Uno più frenetico, l’altro più monotono.

Si diventa maggiormente imperturbabili nei sentimenti e crudeli nei modi di fare, come se la solitudine vissuta dagli attempati fosse già predestinata. Ci si annoia persino ad ascoltare i loro racconti, le cui vicende non sono sbronze o serate passate in discoteca, ma aneddoti su avvenimenti di carattere quotidiano legati al periodo del dopoguerra in cui ci si preoccupava di come sopperire alla crisi sia sociale che economica. Chiuso nelle sue reminiscenze, nei suoi malesseri e persino nelle sue emarginazioni, l’anziano, che un tempo era tanto operativo quanto solerte, adesso altro non è che un passante che attende l’arrivo del suo treno, non dei desideri, ma quello dell’ultima ora. Non sa come muoversi, che ostacoli oltrepassare, a quali porte bussare, appunto perché davanti a sé non esiste più un futuro per il quale rimboccarsi le maniche, non c’è alcun obiettivo da raggiungere, nessuna occasione da cogliere al volo per dimostrare ciò che è capace di fare. Il suo viaggio sta quasi per terminare. L’ora per scadere. Un’angoscia che va sempre più incalzando. Non rimane altro che desiderare di trascorrere gli ultimi momenti di vita in compagnia dei propri cari. Desiderio solitamente non esaudibile, poiché le braccia dei famigliari si sono rese sempre meno disponibili per accogliere gli anziani, i quali si ritrovano internati nelle case di riposo, i cui addetti, sebbene abbiano il nobile compito di dare ospitalità e accudire le persone di età avanzata, non saranno mai in grado di profondere calore fraterno.

Se a tutto ciò aggiungiamo lo smarrimento e il senso di inadeguatezza che gli anziani provano di fronte ad un cellulare che squilla o semplicemente ascoltando i propri nipoti parlare di Facebook o di altri social network, ci rendiamo conto delle poche possibilità che essi hanno di interagire con noi, figli del terzo millennio, e con le nuove tecnologie. L’e-mail di oggi è per l’anziano l’epistola di ieri, dove occorreva prendere carta e penna per comunicare. Malgrado la scienza e l’informatica abbiano compiuto passi da gigante affinché le vie di comunicazione venissero sveltite, nel contempo hanno lasciato indietro l’uomo che era abituato ad un sistema più arcaico: il semplice bancomat che adesso ti permette di andare in giro con il portafogli vuoto; il microonde che in due minuti ti scongela le vivande mentre allora bisognava ricordarsi di uscirle un giorno prima dal congelatore; le notizie di cronaca dell’ultima ora che, per apprenderle, basta collegarsi su internet, e che, a quell’epoca, era necessario aspettare il mattino dopo per acquistare il quotidiano dall’edicolante di fiducia. Un vortice così frenetico di cambiamenti e trasformazioni da intimorire gli anziani che cercano di rallentare quello che è il ciclo della vita.

Il tempo, per quanto possa sembrare uno spazio indefinito nel quale si verifica l’inarrestabile fluire degli eventi, dei fenomeni e delle esistenze, si rivela uno degli aspetti positivi della vecchiaia. Proprio in questa fase, l’uomo ha a disposizione molti momenti liberi. Nessuno gli corre dietro. Può tranquillamente mettersi comodo su una poltrona a leggere un libro, come può fare una passeggiata in compagnia dei suoi vecchi amici d’infanzia o, ancor meglio, interessarsi a diverse attività manuali, ricreative o culturali. Riprendere le proprie passioni, un privilegio di cui si era privato negli anni in cui tutto il suo vigore era destinato al lavoro e alla famiglia. Concedersi un viaggio a cui ha rinunciato nel periodo in cui, in età matura, il mantenimento dei figli richiedeva dei sacrifici. Tornare bambino e giocare insieme ai nipoti per poter riservare quelle ore che un tempo, per impegni lavorativi, non riusciva a dedicare ai figli. Arricchire la propria cultura, approfondendo quegli studi interrotti perché obbligato a prestare servizio di leva e, una volta congedato, cercare moglie e impiego, lasciando nel cassetto sogni ed ambizioni. Se la vecchiaia rappresenta le due facce di una stessa medaglia, sta all’uomo che la manipola, utilizzarla dal lato positivo.

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