Francesco Biolchini interpreta “Novecento” di Baricco - Tempostretto

Francesco Biolchini interpreta “Novecento” di Baricco

Redazione cultura

Francesco Biolchini interpreta “Novecento” di Baricco

giovedì 08 Novembre 2018 - 06:34
Francesco Biolchini interpreta “Novecento” di Baricco

Lo spettacolo in scena al Teatro dei 3 Mestieri il 9 e 10 novembre

Il monologo teatrale Novecento, pubblicato da Feltrinelli nel 1994, ha regalato a Alessandro Baricco – già autore di un esordio di successo con Castelli di sabbia nel 1991 – un ulteriore impennata di popolarità. Il testo, spesso snobbato dalla cosiddetta “critica alta”, è stato molto apprezzato dal pubblico e nel 1998 il regista Giuseppe Tornatore ne ha tratto il film La leggenda del pianista sull’Oceano. In seguito molti artisti, non ultimo Claudio Baglioni, hanno citato l’ormai celebre frase: Non sei veramente fregato finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”.

Venerdì 9 e sabato 10 novembre, il monologo arriverà al Teatro dei 3 Mestieri, come terzo appuntamento della stagione “Radici per restare”, con la regia e l’interpretazione di Francesco Biolchini.

Mettere in scena un testo come Novecento significa voler raccontare una storia, riscoprire in altre parole il piacere, insieme con il pubblico, di sentire, immaginare e lasciarsi trasportare in una dimensione diversa dalla propria realtà. Novecento di Baricco, infatti, non è un vero e proprio testo teatrale ma oscilla fra il teatro e la letteratura come un brano Jazz che oscilla tra la musica classica e la musica leggera” spiega Francesco Biolchini, nato a Roma nel 1970 e formatosi presso l’Accademia d’Arte Drammatica Pietro Sharoff. Con “Novecento” ha debuttato nel 2004 a Roma, al Gianicolo, nell’ambito della rassegna “Al Fontanone”, per poi rappresentarlo in molti altri teatri italiani.

La storia di Novecento, raccontata dal trombettista Max Tooney, parla di passione, desideri e paure. Novecento passa tutta la propria vita sul piroscafo Virginian, su cui era stato abbandonato da bambino, senza mai mettere un piede a terra, ma imparando a leggere negli occhi e nelle emozioni dei passeggeri che incontra.

Sapeva leggere Novecento, non i libri. Quelli sono buoni tutti. Sapeva leggere la gente, i segni che la gente si porta addosso, posti, rumori, odori. La loro terra, la loro storia, tutta scritta addosso. Lui leggeva e con cura infinita catalogava, sistemava, ordinava in quella immensa mappa che stava disegnandosi in testa. Il mondo magari non l’aveva visto mai, ma erano quasi trent’anni che il mondo passava su quella nave. Ed erano quasi trent’anni che lui su quella nave lo spiava. E gli rubava l’anima. (Alessandro Baricco, Novecento)

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