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La furia dello Ionio in tempesta: ecco come nascono le grandi mareggiate

Daniele Ingemi

La furia dello Ionio in tempesta: ecco come nascono le grandi mareggiate

giovedì 15 Novembre 2018 - 00:20

In particolari configurazioni meteorologiche, le coste orientali della Sicilia e della Calabria meridionale, che si affacciano su tale bacino, possono essere interessate da mareggiate veramente devastanti, con onde che possono raggiungere altezze veramente considerevoli, anche oltre i 6.0-7.0 metri, se non oltre

Lo Ionio è uno dei bacini più estesi di tutto il Mediterraneo, tanto da vantare un vasto spazio di mare aperto. Proprio per queste sue caratteristiche, in particolari configurazioni meteorologiche, le coste orientali della Sicilia e della Calabria meridionale, che si affacciano su tale bacino, possono essere interessate da mareggiate veramente devastanti, con onde che possono raggiungere altezze veramente considerevoli, anche oltre i 6.0-7.0 metri, se non oltre. Le coste ioniche siciliane, in tema di mareggiate, e purtroppo anche in erosione, vantano un potenziale molto elevato, visto che si affacciano su uno dei mari più estesi dell’intero Mediterraneo, come lo Ionio.

A differenza degli altri mari del Mediterraneo sullo Ionio il “Fetch”, ossia lo spazio di mare aperto su cui soffiano i venti di burrasca o tempesta, raggiunge le massime estensioni, propagandosi spesso per diverse centinaia di miglia, dalle coste della Cirenaica (est della Libia) e dal Golfo della Sirte sino all’est della Sicilia o alla Calabria meridionale. Il “Fetch” è un parametro indispensabile per capire la forza e la durata del moto ondoso. Più esso è ampio, più le onde potranno propagarsi ben al di là delle zone su cui spira il vento, grazie all’enorme energia immagazzinata. Nelle situazioni ideali alle grandi mareggiate le forti burrasche da SE e E-SE, generalmente, cominciano ad attivarsi sulla costa libica o nel tratto di mare a sud di Creta, per poi cominciare a sollevare un intenso moto ondoso che dal mar Ionio viene spinto con grande impeto in direzione dei litorali ionici della Sicilia e della Calabria.

L’onda che parte dalla Cirenaica o dal mare a sud di Creta, in queste circostante, non incontrando alcun tipo di ostacolo nel proprio cammino (isole o terre emerse), ha tutto il tempo per ingrossarsi ulteriormente, crescendo in altezza e allungandosi notevolmente fuoriuscendo dall’area in cui agiscono i venti di burrasca (si parlerà in questo caso di onda lunga o mar morto), arrivando sulle coste orientali siciliane e calabresi sotto forma di un imponente muro d’acqua che s’infrange rumorosamente sul litorale esposto, creando alle volte notevoli danni, specie nei tratti soggetti all’erosione (fenomeno naturale che viene però acuito dalla cementificazione selvaggia dei nostri litorali). Quando si vengono a creare queste situazioni, sui litorali della Sicilia orientale e della Calabria ionica, possono arrivare persino ondate di oltre i 6.0-7.0 metri, con “Run-Up” ben superiori poco a largo.

Le configurazioni bariche ideali per produrre le più grandi mareggiate sulla costa ionica sono quelle che vedono la prevalenza dei venti burrascosi da SE e E-SE, i quali generalmente si muovono dall’entroterra desertico libico verso l’omonimo bacino, con una spiccata curvatura ciclonica delle correnti che vede l’originario flusso pre-frontale da Sud e S-SE mascherarsi come un impetuoso vento orientale a ridosso delle coste siciliane e calabresi. Le mareggiate più intense, di solito, si verificano nella stagione autunnale e in inverno, in genere da ottobre a marzo, quando l’umido flusso perturbato zonale si abbassa notevolmente di latitudine, fino al nord-africa, convogliando i vari treni perturbati e le ondulazioni cicloniche che si formano in pieno Atlantico, fin dentro il “mare Nostrum”.

Daniele Ingemi

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