Esce in Italia L'Ipnotista, il thriller che ha scalzato la Millennium Trilogy dalle classifiche

Esce in Italia L’Ipnotista, il thriller che ha scalzato la Millennium Trilogy dalle classifiche

Esce in Italia L’Ipnotista, il thriller che ha scalzato la Millennium Trilogy dalle classifiche

mercoledì 27 Gennaio 2010 - 10:21

Dietro lo pseudonimo si nasconde una coppia di scrittori che risponde alle domande di Tempostretto.it

L’ormai celebre Stieg Larsson, autore della Trilogia Millennium, sarà per sempre ricordato non solo per la sua narrazione, perfetto mix di enigmi e sangue, ma soprattutto per aver squarciato il velo sul thriller in salsa nordica, rivelando una scuola di enorme talento e suspense che sta regalando grandi sorprese al mondo letterario. Alla storica casa editrice milanese Longanesi va il merito di aver cominciato il 2010 nel migliore dei modi, pubblicando l’attesissimo L’Ipnotista(Longanesi; pp.594; €18,60), conteso alla Fiera di Londra e destinato a diventare un vero bestseller. L’autore si firma Lars Kepler ma è solo uno pseudonimo. Oggi sappiamo che dietro quel nome enigmatico si cela una bella coppia di coniugi, Alexander e Alexandra Andhoril: Sono loro, venuti dalla fredda Svezia, gli autori del thriller più caldo del 2010…

Hypnos è una affascinante figura della mitologia greca. Perché avete scelto l’ipnosi, cosa vi ha attratto di questo procedimento?

«Infatti, lui è fratello della morte e figlio della notte e del buio. L’idea di usare un ipnotista come personaggio chiave è nata presto. Molti thriller sono incentrati sul fatto di entrare nella mente del criminale, per capire comportamenti che sembrano incomprensibili o che fanno paura. Abbiamo pensato che avere un ipnotista sarebbe stato intrigante, perché lui in effetti può vedere i ricordi degli altri, direttamente con i loro occhi. L’ipnosi è uno stato molto particolare. Il soggetto ipnotizzato è rilassato e sembra addormentato, sembra trovarsi in uno stato di sonno profondo. Ma se si guarda l’attività cerebrale si scopre una situazione ben diversa. Il cervello è lucido, molto attivo e attento. Un soggetto ipnotizzato può essere condotto, oltre la propria volontà, a censurare ricordi e pensieri, può spingersi in luoghi che altrimenti avrebbe tenuto nascosti a se stesso e agli altri. Ben presto il medico Erik Maria Bark, sua moglie Simone e Benjamin, il loro figlio emofiliaco, hanno cominciato a vivere una vita propria. Da subito ci è piaciuta questa famiglia problematica, che di base avrebbe tutto ciò che serve per essere felice, ma che, in seguito a un evento banale, si ritrova nel bel mezzo di un thriller».

Il successo non arriva casualmente. Come vi siete documentati per scrivere questo libro

«Siamo due scrittori e insieme scriviamo tre volte più veloce del normale. L’intera lavorazione ci ha preso circa un anno. Siamo abituati a fare ricerche: semplicemente abbiamo intervistato professionisti, abbiamo visitato posti, scattato fotografie, filmato e letto tantissimo su crimini, indagini sulla scena del crimine, tecniche di interrogatorio, medicina legale e altro, insomma su tutto quello che ci serviva sapere».

Come mai avete deciso di scrivere dietro uno pseudonimo? E’ una scelta fatta per motivi artistici o di privacy?

«Con i nostri veri nomi scriviamo libri di altro genere, romanzi letterari, e quindi volevamo tenere distinte le nostre carriere. Ma poi, dopo aver creato lo pseudonimo Lars Kepler, ci siamo resi conto che era molto creativo per noi diventare un altro scrittore, con una voce propria e delle storie tutte sue».

La narrazione procede in modo avvincente grazie agli incastri temporali. In termini pratici, come vi siete mossi per incastrare le diverse storie?

«Dedichiamo molto tempo a creare la trama e i misteri. È il plot l’elemento più importante in un thriller. E intrecciare le storie fa sì che non si abbassi mai il ritmo narrativo».

L’idea di intrecciare la dura realtà delle gang giovanili con quella fantasiosa dei Pokemòn crea un contrasto suggestivo. Volevate esprimere la perdita d’innocenza propria di certa adolescenza?

Nell’Ipnotista i bambini sono esposti. Noi abbiamo tre figlie, e niente ci fa più paura del pensiero che potrebbe succedere loro qualcosa di male. Crediamo che si possa lavorare sulle proprie paure sia come scrittori sia come lettori. È la realtà che fa paura. L’ipnotista è pura finzione, c’é un lieto fine. Da sempre gli uomini sono attratti dal crimine nella finzione, basti pensare ad autori dell’antichità quali Sofocle ed Euripide, o, perché no, Shakespeare. I thriller raccontano come all’interno di ogni uomo luce e ombra si confrontino costantemente. Bisogna osare aprire la porta che nasconde ciò che fa paura, perché si sa che poi si chiuderà di nuovo, prima che il libro sia finito».

Il vostro libro è stato conteso fra i maggiori editori divenendo in un lampo un caso editoriale. Qual è il segreto del suo successo?

«Non sapremmo, forse un racconto originale combinato con il piacere di raccontare, che è una cosa che non si può costruire. Quello che è successo al nostro libro sicuramente è il sogno di ogni scrittore».

Vi state godendo il vostro meritato successo o siete già al lavoro su un nuovo libro?

«Il nostro modo di goderci il successo è continuare a scrivere, è la cosa che più ci diverte. Abbiamo quasi finito il secondo libro. Al momento ci troviamo nella fase della risoluzione del caso, una fase molto creativa e piena di tensione, ci batte forte il cuore quando scriviamo. Il prossimo romanzo è anche collegato all’Italia…»

Titolo: L’Ipnotista

Autore: Lars Kepler

Editore: Longanesi

Pagine: 594

Prezzo: 18.60

Traduzione italiana a cura di Alessandro Bassini

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