Lorenzo Fazio, direttore editoriale di Chiarelettere, lancia il 2° festival del giornalismo d’inchiesta (a Marsala dal 21 al 23 maggio).
Nel maggio del 2007 nasceva la casa editrice Chiarelettere con l’impegno, per dirla con le parole del suo direttore editoriale, Lorenzo Fazio, « di fare un giornalismo d’inchiesta libero, slegato da pressioni economico, sociale, religioso, culturale » perché un giornalista vero per essere tale «non può rinunciare a cercare la verità» ma soprattutto «non può indossare alcun tipo di distintivo o essere schierato». Ex direttore della BUR ed ex dirigente Einaudi, Fazio ha dalla sua una grande esperienza e conoscenza del mercato editoriale ma il successo dei titoli Chiarelettere va ricercato anche nella consapevolezza «di dover uscire dal chiuso degli uffici: bisogna stare fra la gente cercando di capirne il mutare degli umori». Una scelta di confronto e scambio con il mondo degli internauti che si sta rivelando fondamentale poiché ancora oggi, molti editori hanno grosse remore ad “aprirsi” al web. Sul “2° festival del giornalismo d’inchiesta” che si terrà a
Marsala dal 21 al 23 maggio, Fazio dichiara: «Visto che al Sud ci sono meno librerie e sono più bassi gli indici di lettura, è particolarmente significativo svolgere questo festival a Marsala, dato che si trova in una zona dall’altissima densità mafiosa». E sulla situazione attuale dice: «Non è tempo di parlare di destra e sinistra, bisogna rendersi conto che la nostra classe politica è impreparata e così si rischia di far crollare gli equilibri del dopo-Tangentopoli».
“Viva Italia, biografia di un paese da inventare”, questo è il titolo della seconda edizione del festival del giornalismo d’inchiesta di Marsala. Dopo il successo della prima edizione, quest’anno non si può più parlare di scommessa ma di riconferma.
«Prosegue nel migliore dei modi il lavoro avviato da Chiarelettere che dal 2007, all’atto della fondazione, si è posta quale fine quello di fare un giornalismo d’inchiesta libero, slegato da pressioni economico, sociale, religioso, culturale. Il festival di Marsala è la prosecuzione di questo progetto, una chiamata a raccolta per tutti coloro che lavorano in questo settore e credono in un giornalismo libero».
Realizzare questo festival è di per se una vittoria ma l’averlo realizzato in Sicilia credo sia ancor più importante
«Noi crediamo molto nella presenza sul territorio, noi pensiamo che vada fatto un grossissimo lavoro di presenza nelle periferie e in quei territori dove è più difficile far arrivare messaggi anche per una carenza di librerie. E’ inutile nascondersi, gli indici di lettura al Nord sono diversi da quelli del Sud, dove fra l’altro, vi sono anche meno librerie. E’ particolarmente significativo spostare l’attenzione al Sud, soprattutto a Marsala, visto che si trova in una zona dall’altissima densità mafiosa».
Lei modererà il dibattito “Non è un paese per giovani”, tratto anche dal bel libro di Concetto Vecchio. L’Italia è davvero un paese gerontocratico che ha spregio dei giovani e del merito in generale?
«L’Italia è in mano ad una classe dirigente e politica che continua ad autoriprodursi, ad autodifendersi e siamo davvero al limite di una situazione che può provocare, come avvenne nel ’92, dei grossi sconquassi, siamo forse alla vigilia di una nuova rottura di quegli equilibri che si erano formati dopo Tangentopoli. Oggi non ha molto senso parlare di destra e sinistra, perché il vero problema è quello di cercare di rompere questa “crosta” e perché ciò avvenga tutti devono contribuire per riuscire a disfarci di una classe politica che evidentemente non è all’altezza della situazione».
La seconda edizione del festival di Marsala si avvale di due importanti collaborazioni, con il “Fatto Quotidiano” e con Current TV che danno ulteriore lustro alla vostra iniziativa.
«Sono collaborazioni decisive perché ci consentono di usare piattaforme e strumenti comunicativi di livello diverso, raggiungendo un pubblico più ampio e differenziato. Oggi è sempre più decisivo comunicare con i lettori riuscendo a coprire tutte le modulazioni di frequenza disponibili».
Lei è il direttore editoriale di Chiarelettere, immagino che i progetti che ha sottomano siano sempre di più e la scelta non sia affatto facile: come sceglie su chi e cosa puntare?
«L’esperienza maturata da questo punto di vista è molto importante e io sono avvantaggiato avendo lavorato tanto in piccoli che in grandi gruppi editoriali. Tuttavia l’esperienza non basta poiché il mercato editoriale è in continua evoluzione, variando al variare della popolazione e dei suoi gusti. E’ importante avere il termometro della situazione e per fare questo è necessario uscire dal proprio ufficio, cercando di capire gli umori delle persone e del paese stesso e per raggiungere questo obiettivo, internet è un mezzo fondamentale. I giornali coprono solo una parte degli umori del paese e spesso si illudono di poterli governare, indirizzare a proprio piacimento. Invece il successo de Il Fatto Quotidiano, di cui Chiarelettere è anche azionista, evidenzia chiaramente che i suoi centomila lettori non si sentivano affatto rappresentati»
Qualche giorno fa Berlusconi ha dichiarato: “è sotto gli occhi di tutti, in Italia c’è troppa libertà d’informazione”. Lei cosa ne pensa?
«E’ una provocazione cui bisogna rispondere con un ragionamento per evitare che il dibattito degeneri. C’è una comunicazione eccessiva in Italia, inutilmente gridata e fatta di una continua opposizione aprioristica frutto di una netta divisione di campo e figlia diretta del maggioritario che vige in Italia. Il risultato è che se una parte dice una cosa, l’altra dice automaticamente il suo contrario. Il lavoro di chi fa informazione è proprio l’opposto, bisogna ricostruire la verità, l’unica possibile non quella che faccia più comodo ad una o all’altra parte. Il giornalista non può avere un distintivo, non può essere schierato in alcun modo».
L’anno scorso avete annunciato il lancio de Il Fatto Quotidiano, quest’anno avete un altro asso nella manica?
«L’anno scorso fu una vera sorpresa anche per noi, difatti il tutto si decise all’ultimo momento. Quest’anno annunceremo il lancio del giornale online de Il Fatto Quotidiano che partirà dai primi di giugno, quindi quasi ad un anno di distanza dall’uscita del cartaceo. Sarà un vero e proprio giornale che si distinguerà per una grande interattività, chiamando in causa i cittadini reporter, dimostrando grande attenzione verso i nuovi canali di comunicazione».
Qui trovate il programma:(www.festivaldelgiornalismodiinchiesta.it/programma/)
Gli l’elenco degli ospiti presenti:(http://www.festivaldelgiornalismodiinchiesta.it/ospiti/)
