Migliaia di giovani sul lungomare della frazione Marina per assistere all'esibizione della band rock-folk fiorentina.
Azzardare una stima il più possibile reale su quanta gente ci fosse non è per nulla facile. Basti dire che martedì sera a Patti la Bandabardò ha realizzato l’unica tappa siciliana dello “Scaccianuvole tour”, attirando sul lungomare della frazione Marina, nell’ampio spiazzale del pontile, migliaia di giovani giunti da mezza Sicilia per assistere al concerto numero 1.353 della band rock/ folk fiorentina guidata dal cantante franco – italo – lussemburghese Enrico “Erriquez” Greppi. A dire il vero di “Scaccianuvole”, nome dell’ultimo album uscito nel maggio del 2011, c’è stato ben poco. E aldilà dell’indiscutibile valore di quest’ultimo lavoro, forse è stato un bene. Anche e soprattutto perché la Bandabardò qui non è proprio di casa ed assistere ad un loro concerto da queste parti è davvero un evento straordinario, per cui la scelta di ripercorrere tutti i grandi successi che hanno consacrato la band sulla scena musicale folk italiana e internazionale si è rivelata quella più azzeccata. E allora spazio ad una carrellata di brani tra i più apprezzati dai fan, vere e proprie ballate estrapolate disordinatamente dai 12 album pubblicati dal 1996 ad oggi e raggruppate, tre per volta, in differenti contenitori tematici. La band ha esordito con “Mojito f.c.”, “Venti Bottiglie di vino” (tratte dall’album “Mojito football club” del 2000) e “Sempre allegri” (da “Tre passi avanti” 2004): tre pezzi per celebrare la gioia di vivere e la spensieratezza, contro l’acidità e la frenesia del vivere quotidiano. Di seguito tre brani “rivoluzionari”: “Come i Beatles” (“Scaccianuvole” 2011), “Tre passi avanti” (dall’omonimo album) e “Manifesto” (“Se mi rilasso … collasso” 2001). Poi un omaggio all’universo femminile con il tris “Ewa” (da “Iniziali Bì Bì” 1998), “Rosa Luxembourg” (“Scaccianuvole”) e “Lilou si sposa” (da “Ottavio” 2008). Dal tema della donna a quello dei sentimenti il passo è breve, e allora spazio a tre brani dal sapore melanconico, ma non troppo: “Ho la testa” (da “Il circo Mangione” 1996), “L’estate paziente” e l’attesissima “Ubriaco canta amore” (ambedue da “Iniziali Bì Bì”) dove si parla della forza dell’amore e dei suoi drammi. Immancabile anche l’omaggio alla terra, ai suoi frutti e alla sua bellezza con un paio di cover di tutto rispetto: “Viva la campagna”, pezzo di Nino Ferrer del 1970 inserito nell’album “Ottavio” e “Una giornata uggiosa” dell’intramontabile Battisti, chiaramente rivisitata in chiave rock/folk. Breve pausa e poi qualche parola sui drammi della società odierna, sull’egoismo imperante, sull’uomo qualunquista dedito solo alla cura del proprio orticello personale. Quindi l’esecuzione di “Abù” (“Allegro ma non troppo” 2010), canzone incisa con la collaborazione del grande Goran Bregovic. “Abù” è il suono dell’inerzia: quest’abitudine italiana a limitarsi al disgusto e a delegare i politici. Poi “Pedro” (da “Mojito football club”), pezzo-denuncia dell’orrenda abitudine di maltrattare i cani e abbandonarli in strada prima di partire per le vacanze. E in chiusura, tra il delirio generale, la famosissima “Beppeanna” (da “Se mi rilasso … collasso”), cavallo di battaglia della band. Un coro di voci si è levato energico dal pubblico, mentre tra le prime file, vicino al palco, si è consumato l’immancabile “pogo”. L’esibizione della Bandabardò, inserita tra le manifestazioni del Tindari festival, ha rappresentato uno degli eventi musicali di punta dell’estate pattese. Un concerto, qui a Patti, come non se ne vedevano da un po’, frutto di una politica culturale consapevole di dover puntare su pubblici giovani, offrendo al contempo contenuti qualitativamente elevati, capaci di veicolare messaggi positivi come quelli lanciati martedì sera dal palco, orientati alla rivalutazione dei rapporti umani e dei miscugli razziali e culturali.
