La V Commissione denuncia un regolamento non adeguato. La Tona: "Serve capire chi riscuote, come lo fa e come saranno spesi questi soldi". E c'è chi evade
MESSINA – Può un comune di una manciata di migliaia di abitanti guadagnare, soltanto con la tassa di soggiorno, molto più di Messina? Evidentemente sì. Si parla sempre più spesso di vocazione turistica per una città che potrebbe vivere “solo di quello”, ma dati alla mano la V Commissione consiliare, presieduta dal presidente Pietro La Tona, si interroga sui motivi per cui una città così grande non guadagni quanto i piccoli comuni. Una questione di regolamento, da modificare per rendere più specifico in alcuni punti cruciali, come ci spiega lo stesso consigliere.
La Tona: “Servono regole certe”
“Come Commissione ci siamo posti il problema della tassa di soggiorno perché ci siamo accorti che piccolissimi Comuni, anche siciliani, hanno introiti molto più significativi rispetto al Comune di Messina – ci dice La Tona – Fatta eccezione per gli anni pandemici, ci siamo accorti che negli ultimi anni questa imposta è stata utilizzata anche in mille rivoli e spesso senza una specifica destinazione per le finalità turistiche. Volevamo lasciare in eredità alla futura amministrazione un regolamento che affrontasse questi problemi, dando regole più certe su chi deve riscuotere, su come deve essere riscossa e su come sarà spesa”.
“I tre capisaldi: chi riscuote, come lo fa e come spendere la cifra”
Chi riscuote, come lo fa e, soprattutto, come sarà spesa questa cifra raccolta con le tasse pagate, durante i soggiorni in città, dai turisti? “Questi sono i tre capisaldi – dice La Tona, che poi evidenza anche un altro problema, quello di chi la tassa non la paga – ma bisogna far emergere l’evasione di questa tassa, incrementando l’imposta stessa, e poi per spenderla nel turismo e non in altri campi”. Il consigliere ha studiato approfonditamente la questione a livello nazionale e il problema è legato soprattutto a chi dovrà andare a pagare l’imposta: “Ci siamo resi conto che in molte realtà italiane nascono problematiche legate al fatto che i regolamenti comunali parlano di soggetto esattore come il gestore dell’attività. Ma loro lamentano spesso che non hanno poteri coercitivi e che capita che i clienti non vogliano pagarla”.
Alcuni Comuni firmano convenzioni coi grossi portali
Quale può essere la strada da imboccare per risolvere il problema? “Una soluzione attuata da alcuni Comuni in Italia riguarda delle convenzioni con alcuni dei più grossi portali che gestiscono le prenotazioni, pensiamo ad Airbnb o Booking.com, in modo che questa tassa sia inserita già nella prenotazione. Per cui il cliente la paga insieme al soggiorno, non costringendo il gestore della struttura a richiedere un pagamento che potrebbe essere rifiutato. Risolve il problema in parte, perché garantirebbe la cifra solo a chi è convenzionato coi portali. Ma ce ne sono tante altre che non sono convenzionate e i Comuni stanno cercando di farle emergere, perché spesso ce ne sono di abusive”.
Tassa di soggiorno: un obiettivo della Commissione
Restano poche settimane ancora prima delle elezioni. La Commissione proseguirà a confrontarsi sul tema per tentare di arrivare a regolamento preciso, che modifichi quello attualmente in vigore (che risale al 2017) per aiutare i titolari delle strutture ricettive: “Speriamo di arrivare a una soluzione. Certamente ci lavoreremo fino alla scadenza. Ma dal momento in cui verranno indette le elezioni ci dovremo fermale. Speriamo prima di quella data, come fatto in altri argomenti come Cultura e Sport, di dare un importante contributo al settore Turismo. Questa Commissione in questi tre temi, a cui aggiungiamo le scuole, i propri cardini”.
