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Un giardino sul mare: Milazzo terra del vino

Vittorio Tumeo

Un giardino sul mare: Milazzo terra del vino

venerdì 25 Dicembre 2020 - 08:15
Un giardino sul mare: Milazzo terra del vino

Di origini greche, la viticoltura è da sempre intensamente praticata nel territorio mamertino, con risultati di qualità

Se il dio Eolo abita a Lipari, il dio Bacco certamente abita a Milazzo. La particolarità del clima, infatti, e la fertilità del terreno fanno dell’area milazzese un sito unicum naturalmente vocato alla coltivazione di pregiati vitigni e alla produzione di vini di ottima qualità, molto apprezzati sul mercato. Favorita dalla conformazione del territorio, che va dalla pianura costiera alle dolci colline dell’immediato entroterra, la pratica intensiva della viticoltura, nell’area mamertina, ha origini antichissime, greche probabilmente, o forse addirittura preistoriche. In epoca romana, la coltivazione della vite era l’attività prevalente e la bontà dei vini era nota oltre i confini della Sicilia. Un connubio uomo-vino che qui ha trovato dunque una sintesi ideale sin dall’antichità.

Riti dionisiaci e bacchici o, più semplicemente, feste del vino erano sicuramente celebrate presso i Greci e i Romani di Milazzo, con processioni, rappresentazioni e allegri banchetti a conferma della grande importanza che la produzione del vino rivestiva presso gli antichi. Dopo duemila anni, ancora oggi, il paesaggio è disegnato da lunghi filari di vigneto, da larghi fazzoletti di terra coltivati con la sapienza e l’amore di un tempo. La peculiarità della frammentazione delle coltivazioni, le differenti esposizioni dei vigneti, le molte varietà di uve e, soprattutto, selezioni accurate consentono una produzione vinicola di ottima qualità. Qualità che scaturisce anche da un perfetto intreccio di antiche tradizioni e di tecniche arcaiche di lavorazione, ereditate dalle passate generazioni, con modernissime metodologie agronomiche e di trasformazione, dall’imbottigliamento all’invecchiamento. È così che le migliori uve diventano vini di pregio assoluto e di grande raffinatezza. Dai piccoli produttori alle attrezzate cantine etnologiche, infatti, nella produzione vinicola milazzese l’elemento comune caratterizzante i vini locali è la qualità che consente, ai più nobili, di fregiarsi della cosiddetta “Indicazione geografica tipica”. E una sintesi della bontà e della qualità della produzione enologica tipica del luogo si ritrova nel vino “Mamertino” noto fin dal tempo dei Romani, un autentico capolavoro della civiltà contadina, ottenuto con uve selezionatissime, spesso paragonato al più rinomato Porto, accostamento assai gradito.

Il segreto del successo dei vini mamertini è da ricercare nella grande professionalità dei produttori, nell’esperienza e nella preparazione, nei sapienti uvaggi, nelle opportune scelte di tempo della vendemmia, che qui ha conservato i connotati di festa popolare, nella fermentazione controllata dei mosti. Ma anche nella preziosa attività di supporto tecnica e scientifica dei laboratori dove vengono eseguite prove di microvinificazione sia con uve autoctone, sia con uve importate, prodotte nei cosiddetti campi di orientamento, selezioni di piante che meglio si adattano al terreno e al clima, prove di resistenza all’attività dei parassiti per migliorare la qualità dei vitigni e del vino, certificata dopo rigorose analisi di laboratorio.

Per la sua riconosciuta ed apprezzata tradizione enologica, Milazzo è stata inserita in un originale itinerario enoturistico per conoscere e valorizzare la realtà vitivinicola della Sicilia e, contemporaneamente, il patrimonio storico-artistico e paesaggistico al quale il vino è intimamente legato giacché , prima ancora che alimento e compagno irrinunciabile di allegri banchetti, e “bene culturale”, espressione di civiltà millenarie. L’arte della vinificazione, le tecniche di produzione, gli attrezzi sono, dunque, un aspetto di costume, di cultura e d’ambiente che identificano una località e ne diventano gli elementi caratterizzanti. La crescente domanda e gli ambiziosi programmi di sviluppo approntati dagli operatori per il prossimo futuro, potrebbero senz’altro favorire di più le condizioni di un nuovo modello economico, compatibile con la conservazione dell’ambiente e alternativo a quello industriale che negli ultimi anni ha segnato il passo.

Vittorio Tumeo

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