Cronaca

Università “Mediterranea”, per il dopo-Costabile spunta la fascinosa ipotesi Russo

REGGIO CALABRIA – Ma che succede all’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria?
Il quesito è lecito porselo, perché mentre l’Ateneo reggino, dopo la pars destruens legata all’inchiesta Magnifica sottolineava d’essere nel 10% dei migliori Atenei di tutto il pianeta – ma come da link, solo una manciata di mesi fa, quando al timone c’era ancora Santo Marcello Zimbone, l’University Ranking 2021 la posizionava anche meglio, cioè al terzo posto fra le Università italiane e al quindicesimo fra tutte quelle di Europa, Medioriente e Africa – e d’avere un qualche filo diretto col ministro dell’Università e la Ricerca Maria Cristina Messa rispetto al percorso finalizzato alla propria rinascita.

Passi indietro rispetto ad altri Atenei calabresi?

Ma nelle stesse settimane, due Rettori su quattro Università calabresi entravano con tutti gli onori nella top 20 dei migliori ricercatori italiani secondo la prestigiosa Stanford University. E si trattava di Nicola Leone (UniCal) e Giovambattista De Sarro (Magna Graecia), ai vertici dei poli universitari di Cosenza e Catanzaro rispettivamente.

Il ministro all’Università Maria Cristina Messa all’Unical

Mentre il ministro Messa, invece di “dare un segnale” rispetto al new deal accademico reggino, andava al campus di Arcavacata per celebrare «l’avveniristica sorgente a raggi X» del laboratorio Star appunto dell’Università della Calabria, con tanto di firma di un importantissimo protocollo di collaborazione tra Unical e Università di Milano-Bicocca per l’utilizzo dei raggi X nella tecnologia dei materiali, le indagini biomediche, i fronti conservativi relativi ai beni culturali.

In sintesi: il solco che, in parte, già separava soprattutto la qualità della ricerca ad Arcavacata dallo stato attuale complessivo dell’Ateneo reggino, più che una piccola feritoia, improvvisamente – a torto o a ragione – è parso diventare diventare una sorta di fenditura della crosta terrestre.
E sul fronte istituzionale, non è sembrato molto d’aiuto il pesantissimo silenzio ‘calato’ dai vertici del Mur sulle sorti dell’Ateneo reggino, al di là delle ovvie relazioni che continuano a intercorrere lontano da riflettori e taccuini. Al punto da accreditare ulteriormente i boatos capitolini che tornano a parlare di un possibile assorbimento della “Mediterranea” in poli accademici diversi.

Sfuma il prorettore per l’ordinaria amministrazione

Adesso il Rettore rei gerendae causa Felice Costabile tornerà oltre la metà del mese.

Felice Costabile, Rettore facente funzioni della “Mediterranea”

Fra i suoi appuntamenti attesi (non la già annunciatissima conferenza stampa sulle vicende giudiziarie che hanno investito l’Ateneo reggino come un treno in corsa, che invece nel silenzio generale non si farà; ma) un “giro” qualificante in strategici Palazzi romani. Dal quale il Rettore facente funzioni dovrebbe tornare con indicazioni ancor più chiare e specifiche sugli indirizzi da seguire nel suo mandato e i passi tecno-burocratici da compiere.

Per esempio, a Tempostretto il professor Costabile aveva annunciato la propria intenzione di nominare un prorettore in grado di seguire “più da vicino” l’ordinaria amministrazione all’Ateneo di Feo di Vito, visto che trasferirsi dalla Capitale in riva allo Stretto per un pur significativo mandato della durata massima di quattro mesi sarebbe stato oggettivamente assurdo.
La novità che sta prendendo corpo in questi giorni, e che dovrebbe essere ufficializzata verso la metà di giugno, è che l’ipotesi sta svanendo: l’impianto normativo e regolamentare non consentirebbe al ‘facente funzioni’ – nominato ai sensi di legge grazie a una normativa che risale al 1944, come puntualizzato dall’interessato – di nominare alcun prorettore.

Elezione del nuovo Rettore, gestazione complessa…

C’è poi un capitolo molto importante che dovrebbe essere riscontrato con chiarezza più o meno nello stesso periodo. Se, cioè, al netto dei vorrei ma non posso che sono sempre un grande classico, non solo in àmbito universitario ma in ogni consultazione a fini elettivi, di qui a un paio di settimane si saranno definiti con maggior chiarezza i contorni sulla cui base avviare l’iter per l’elezione del nuovo Rettore.

Ad esempio: cosa risponderà nel medio tempo il Rettore Costabile a Ptab (Personale tecnico amministrativo bibliotecario) e Cel (Collaboratori esperti linguistici) che gli hanno chiesto una modifica immediata di quell’articolo 17 comma 8 dello Statuto della “Mediterranea” che sancisce il voto “pesato”, di fatto ridicolizzando o quasi la significatività dei suffragi espressi da questi – numerosi – dipendenti dell’Ateneo reggino?

E poi: in questo tempo, relativamente scarso, si manifesteranno finalmente le idee-forza in base alle quali creare un generone unico o gruppi disomogenei in grado di confrontarsi, esprimendo un candidato ciascuno, per poter poi eleggere il nuovo Rettore? Anche su questo è lecito avere qualche dubbio, visto che il blitz della Finanza coi suoi 52 indagati risale a un mese e mezzo fa (era il 21 aprile scorso) e fin qui non è emerso un nominativo chiaro – e va bene -, ma neppure un eventuale Manifesto legato a un’ipotetica voglia di cambiamento netto, possibilmente indicando “rispetto a che cosa”.

Dalla cortina fumogena, spuntano tre possibili nomi: Zimbalatti, Manganaro, Russo. Ma si metteranno (e li metteranno) in gioco?

Quel che il cronista può riferire è che, stando ai beneinformati di turno, fin qui i nomi più accreditati dei papabili, per motivi magari assai diversi fra loro, parrebbero tre.
Due sono quasi scontati. Uno è quello di Giuseppe Zimbalatti, cioè il direttore generale d’Ateneo in carica, nome di un docente più che esperto dell’area di Agraria, nome che avrebbe una precisa logica nel cursus honorum alla “Mediterranea” (anche Zimbone, per dire, è stato prima direttore ad Agraria e poi direttore generale d’Ateneo come Zimbalatti), persona che vanta ampio credito per la gestione dell’immediato “interregno” per la contestuale interdizione di Zimbone e del suo vicario ed ex Rettore Pasquale Catanoso, ma pure in ambienti metauniversitari: Zimbalatti è stato, tra l’altro, dirigente generale del Dipartimento regionale Agricoltura ai tempi di Peppe Scopelliti.
L’altro è quello di Francesco Manganaro, antagonista in re ipsa visto che nel 2019 proprio l’avvocato e giurista è stato lo sfidante di Zimbone – perdendo abbastanza nettamente: altro elemento che oggettivamente non si può trascurare – alle elezioni per il successore di Catanoso.

Francesco Russo, docente di trasporti e logistica alla “Mediterranea”

Ma di potenziali candidati ce ne sarebbero parecchi altri, ed è tutto da verificare che vengano coinvolti e che, nel caso, siano possibilisti rispetto alla candidatura. Certo però è suggestiva la “terza via” che sembra circolare: quella cioè dell’ex vicepresidente “tecnico” della Giunta regionale ai tempi di Mario Oliverio, ovvero il superesperto di trasporti, logistica e mobilità sostenibile Francesco Russo.
Che – nel caso – sarebbe comunque un candidato non reggino, proprio come non era reggino Zimbone, epperò portatore di una discontinuità ingente, tangibile.

Tutte chances da “prendere con le molle”. Anche perché in atto non c’è neanche il primo, irrinunciabile passo: quello della coagulazione valoriale. Su che basi, “in nome di che” un gruppo fronteggerebbe un altro gruppo attraverso candidature differenti o – a maggior ragione! – “in nome di che” si andrebbe a un’elezione paradossalmente unitaria, che cioè potenzialmente coinvolga anche chi ha contribuito ad erigere il Sistema precedente.
E questo – sia chiaro – indipendentemente dagli esiti giudiziari che l’indagine aperta potrà avere.