Visti da lontano. Le braciole messinesi a Torino con il macellaio Massimo Cosio FOTO

Visti da lontano. Le braciole messinesi a Torino con il macellaio Massimo Cosio FOTO

Autore Esterno

Visti da lontano. Le braciole messinesi a Torino con il macellaio Massimo Cosio FOTO

domenica 16 Novembre 2025 - 10:30

In primo piano una vita dietro il banco nel nord d'Italia, con partenza da Savoca. E il sogno di tornare a quelle colline immobili che danno serenità

VISTI DA LONTANO di Rosario Lucà -Per la rubrica, Massimo Cosio, macellaio dal cuore gentile. Ha 54 anni ed è a Torino da 34 anni. È arrivato da Savoca, dove è nato e cresciuto, raggiungendo il fratello che già aveva una macelleria. Fare il macellaio non era il suo sogno, mi confessa, ma conosce bene il valore del lavoro. All’inizio se lo fa andare bene, poi se ne innamora, fino a sentirlo suo, con orgoglio. Mi racconta che molti dei suoi clienti sono meridionali: vengono da lui a cercare “le cose di giù”,  la salsiccia fatta alla messinese, con il formaggio e i condimenti giusti, e naturalmente le braciole.

Massimo Cosio è una di quelle persone che vorresti incontrare più spesso. Uno di quei vicini di casa che ti salutano sempre per le scale, che se ti vedono in difficoltà si fermano a darti una mano. Massimo è un uomo buono,  e questo lo si capisce immediatamente, un secondo dopo averci cominciato a parlare.
Sono entrato nella sua macelleria come “amico di Davide”, il Visto da lontano della scorsa settimana. Ed era come avere una credenziale, un passaporto d’amicizia e di rispetto.Ecco, ho pensato tra me e me, anche questo è essere messinesi: l’amicizia è una chiave d’oro che apre le porte e stabilisce subito una connessione diretta, immediata. Quasi sempre nel bene, qualche volta nel male.
Massimo è una persona semplice — mi verrebbe da dire “di quelle di una volta”. Parlando con lui mi sembra di vedere le colline della valle d’Agrò, con quei paesi arroccati e le strade tortuose che da bambino mi facevano venire il mal d’auto. Paesi che appaiono all’improvviso dietro l’ennesima curva, dove la vita scorre senza fretta, dove la gente riconosce subito “il forestiero” ma lo accoglie con gentilezza, nei piccoli bar a gestione familiare dove tutti si chiamano per nome. Ecco, Massimo è così: ti accoglie e ti apre il cuore con semplicità e umiltà.


Mi riceve con il suo grembiule, il cappellino rosso con scritto “Macelleria”, la penna infilata nella tasca e le maniche corte che lasciano scoperti gli avambracci. Tipico delle persone del “fare”, di quelli che fanno le cose con le mani , che al mattino cominciano presto perché il tempo non va sprecato.

Come tutti noi lontani anche loro vengono a cercare un pezzo di vita che hanno lasciato, un frammento di cuore che ritrovano in un sapore, in un accento, in un sorriso.Massimo parla ancora con la cadenza di Savoca, limpida e calda come allora.
È sposato con Irina, una bella signora rumena che lo aiuta nel negozio. “È il mio braccio destro”, mi dice.Irina ci riprende con il telefonino mentre scatto le foto, e poi mi chiede di farne una insieme, si guardano negli occhi, e la mia macchina fotografica cattura un’intesa dolce e profonda.Hanno una figlia di vent’anni, Edera; che nome bellissimo per una figlia penso, evoca la forza delle piante ma soprattutto l’attaccamento un valore che spesso molti dimenticano , qualità che in casa Cosio non mancano.
Gli chiedo cosa gli manca di più della sua Savoca, non ci pensa nemmeno un secondo “Tutto”, risponde di scatto.“Mi mancano i miei genitori, la giovinezza, le colazioni con la granita e la focaccia.”E sì, penso, granita e focaccia sono davvero un brand che la nostra città potrebbe esportare nel mondo.
Torna in Sicilia due volte l’anno, nella casa di famiglia, e va al mare a Santa Teresa.Torino, comunque, la considera casa sua: “È una città a misura d’uomo, non manca niente e si sta bene. Mi ha dato da vivere, e il lavoro è la cosa più importante.”
Quando andrà in pensione, il suo sogno è tornare a Savoca. Irina ed Edera lo condividono, “più di me”, precisa con un sorriso.
Gli chiedo di mostrarmi come prepara le sue specialità. Mi spiega con passione, e con un gesto rapido mima il taglio perfetto per le braciole. Poi solleva dal banco una salsiccia come fosse un trofeo, orgoglioso del suo lavoro.
Io penso che sì, ci rivedremo spesso, caro Massimo, perché la tua bottega è un piccolo angolo di Sicilia sotto la Mole, dove la tradizione delle braciole incontra la bontà di chi le prepara.

Fotografie e testo di Rosario Lucà

2 commenti

  1. Nome e indirizzo della macelleria a Torino ?

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    1. Buonasera,

      mandi una mail a info@tempostretto.it e le rispondiamo
      Cordiali saluti

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