Cronaca

Forte San Jachiddu: un’oasi di pace tra arte, natura e mura antiche FOTO e VIDEO

di Giuseppe Fontana, riprese e montaggio Silvia De Domenico

MESSINA – “Questo posto è pieno di energie positive”. Padre Mario Albano lo descrive così a chi gli chiede di fatto “cosa” sia oggi Forte San Jachiddu. E in effetti basta un giro per immergersi in una sorta di oasi di pace e serenità, lì dove per secoli erano stati sistemati cannoni a difesa di Messina, dove si sono alternati soldati e generali, spade e colpi di mortai. Ora lì sventola una bandiera della pace, fioriscono i mandorli e piante di ogni tipo, si raccolgono, da soli, cani, gatti e animali di ogni tipo.

Ma la storia di Forte San Jachiddu è lunga e tortuosa. La fortificazione è stata riqualificata a fine anni ’90 grazie a fondi europei destinati a una Ong, ci spiegano i volontari dell’associazione “Amici del fortino”. Poi, dall’1 gennaio del 2000, tutto è “rimasto” in mano a Mario Albano e a chi negli anni si è alternato, volontariamente, al suo fianco. E non è stato semplice, perché per mantenere e sistemare una struttura simile c’è voluta grande forza di volontà, combattendo anche con agenti atmosferici e incendi che hanno colpito l’area intorno.

I volontari: “Ora è un posto di pace”

A raccontare Forte San Jachiddu sono Francesco Tirrito e Daniele Pompeiano, volontari dell’associazione “Amici del fortino”. “Tutto ciò che vedete – racconta Pompeiano – è stato frutto degli sforzi e delle risorse di Mario Albano. Parliamo di manutenzione e miglioramento, che padre Albano ha portato avanti con un piccolo gruppo di volontari”. “Quello che era un posto di guerra è diventato un posto di pace – spiega Tirrito mostrando le sei postazioni dei cannoni a tiro parabolico che oggi ospitano installazioni artistiche di vario tipo -. Ad esempio c’è quella realizzata con una barca distrutta, che vuole lanciare un messaggio sui migranti”.

Il giardino dei miti

Fuori dalle mura, il “Giardino dei miti”, un luogo spirituale “gestito dalla professoressa Cecilia Caccamo, che ha coinvolto i ragazzi dell’istituto artistico diversi anni fa. Hanno realizzato diversi pannelli di ceramica che noi abbiamo installato al fianco dell’albero a cui si riferiscono”. Ci sono i miti del mandorlo, della canna palustre e della fata Morgana. Per arrivarci, si supera una suggestiva scala intagliata direttamente su un tronco d’albero caduto.

Mario Albano: “Questa terra piangeva”

“Ho sentito che questa terra piangeva – racconta Mario Albano – per me non è stato difficile, è scattato un meccanismo d’amore. Questa terra piangeva e l’ho consolata. Ho riscoperto molte cose di cui non ci accorgiamo spesso. Quando camminiamo rilasciamo molte energie, questo è un posto pieno di energie positive. Non a caso si chiama San Jachiddu, che è un eremita. Non voglio offendere né una pianta né la terra, per me è tutto stupendo. Quando la sera è buio io sono un tutt’uno con loro, si riscopre così l’appartenenza”. Albano poi conclude: “Molti giovani vengono, girano. Poi vanno via ma tornano indietro e ti danno 1, 2, 3 euro per partecipare. Questo è un posto che può diventare davvero un luogo educativo”.