Tutti i nomi e il verdetto. Il blitz della Polizia nel 2022 tra Mangialupi e Provinciale
MESSINA – Sono definitive quasi tutte le condanne decise alla fine del processo Aquarius sullo spaccio di droga tra Mangialupi e Provinciale gestito dalle famiglie Mazza e Umbertalli. Le condanne decise dal Tribunale di Messina prima e dalla Corte d’appello nel 2024 hanno retto al vaglio della Corte di Cassazione, che ha rigettato praticamente tutti gli appelli dei difensori, ad eccezione di una posizione.
Nuovo processo per una persona
Per Umbertalli Maria Tindara, infatti, la Suprema Corte ha chiesto il nuovo processo d’appello, accogliendo i rilievi dei difensori, gli avvocati Cinzia Panebianco e Salvatore Silvestro. Il nuovo vaglio riguarderà una parte delle accuse contestate mentre per altri due capi di imputazione la condanna è stata confermata.
La sentenza
Ecco la sentenza del 2024 che diventa quindi definitiva: 15 anni per Lucio Mazza, 13 anni e 10 mesi per Daniele Mazza, 14 anni e 1 mese per Lorenzo Umbertalli; 7 anni e 4 mesi per Antonino Mazza, 7 anni e mezzo a Massimo Russo; 8 anni e 5 mesi per Rosario Mazza; 7 anni e 8 mesi per Aurora Aliotta; 7 anni per Rosa Gugliotti, 7 anni e 4 mesi per Fabiana Russo, 7 anni per Demetrio Lombardo, 7 anni ad Antonino Corritore; 7 anni e 1 mese per Davide Bonanno; 3 anni e 4 mesi per Francesco Giorgi, Massimiliano Primerano e Gianluca Minella.
La droga in zona sud
Il blitz della polizia risale a marzo 2022. L’inchiesta ha confermato che il quartiere fortino di Mangialupi, a ridosso del carcere della zona sud messinese, resta la piazza principale per lo spaccio di droga a Messina. Da qui, a prendere le redini delle forniture di cocaina e hashish, piazzata nella zona tra Provinciale e Gazzi, erano stati i gruppi delle famiglie Mazza e gli Umbertalli, imparentati tra di loro ma non sempre d’accordo su come muoversi per gli approvvigionamenti degli stupefacenti e lo spaccio. La loro “ascesa” era dovuta al fatto che molti capi storici del traffico, attivi soprattutto nei rifornimenti in Calabria, sono ormai saldamente in carcere da anni.
In Cassazione sono stati impegnati anche gli avvocati: Carolina Stroscio, Daniela Garufi, Salvatore Stroscio, Massimo Marchese, Giuseppe Donato, Tommaso Autru Ryolo, Tino Celi, Eugenio Minniti, Maria Lucia D‘Anna, Antonio Femia, Piermassimo Marrapodi, Domenico Leone.
