Quella relazione del 2022 sui rischi a Niscemi, Bonelli e La Vardera contro Musumeci

Quella relazione del 2022 sui rischi a Niscemi, Bonelli e La Vardera contro Musumeci

Marco Olivieri

Quella relazione del 2022 sui rischi a Niscemi, Bonelli e La Vardera contro Musumeci

giovedì 29 Gennaio 2026 - 15:08

Il deputato verde invoca le dimissioni del ministro. E il capo di Controcorrente: "L'ex presidente della Regione e poi la Giunta Schifani non hanno fatto nulla nonostante il Pai evidenziasse i pericoli"

SICILIA – A Niscemi la frana è ancora attiva. Ci sono 1500 sfollati e si procederà all’estensione dell’area di rischio a tutela della popolazione di circa 25 chilometri quadrati. Da parte sua, la Procura di Gela ha aperto un procedimento penale per disastro colposo e danneggiamento. Nel frattempo, scoppia la polemica politica. Quella di Niscemi appare come un disastro annunciato. C’è un documento del 7 aprile 2022 che metteva nero su bianco la situazione potenzialmente esplosiva. Meno di quattro anni fa il pericolo veniva evidenziato nel documento di approvazione dell’aggiornamento del Piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico (Pai) per gli aspetti geomorfologici del territorio del Comune di Niscemi. A firmarlo il segretario generale dell’Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia Leonardo Santoro, che ora ha disposto una revisione del Pai. ll deputato regionale Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, ha sollevato il caso all’Ars, mentre Angelo Bonelli, leader di Europa verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, invoca le dimissioni del ministro Nello Musumeci.

Per Lardera, dato che il documento regionale parla di “processi morfologici intensi”, “forte attività erosiva”, “movimenti ancora attivi” lungo le strade provinciali, l’allora presidente della Regione Musumeci, poi ministro per la Protezione civile, “sapeva” ma, nonostante l’evidenza, “non è stato fatto nulla per mitigare questi rischi”. E per “prevenire quello che l’Autorità di bacini “definiva come un rischio concreto e in evoluzione” (fonte Ribera Notizie). Rispetto a quanto sostiene La Vardera, un’unica inesattezza: nel documento c’è solo la firma dell’ingegnere Santoro. Ma rimane la critica politica all’ex presidente e attuale ministro Musumeci e alla successiva Giunta Schifani: “Non hanno agito contro i rischi a Niscemi”.

“In Sicilia erano disponibili 1,2 miliardi di euro per il dissesto idrogeologico: sotto le Giunte Musumeci e Schifani sono stati spesi solo 400 mln”

Così Bonelli, invece: “La prima e unica cosa che il ministro Musumeci deve fare è presentare immediatamente le dimissioni. È politicamente responsabile di quanto accaduto in Sicilia e la sua permanenza al governo è ormai insostenibile. Le sue dichiarazioni di queste ore sono gravissime: annunciare “indagini amministrative” e parlare di omissioni e superficialità dopo la frana del 1997 a Niscemi, sostenendo che “si era probabilmente convinti che la frana si fosse arrestata”, significa tentare di scaricare responsabilità che invece ricadono su chi ha governato e aveva il dovere di intervenire. Un documento della protezione civile che dal 2019 al 2022 era sul tavolo del presidente della Regione Musumeci, e chiedeva di intervenire esattamente nei luoghi dove nei giorni scorsi si sono verificate le frane. Quel documento dimostra che Musumeci sapeva. È un ministro inadeguato. In Sicilia erano disponibili 1,2 miliardi di euro per il dissesto idrogeologico: sotto le Giunte Musumeci e Schifani sono stati spesi solo 400 milioni. Oggi si prova persino a dare la colpa ai sindaci, quando la legge assegna la competenza sul dissesto idrogeologico alle Regioni. È inaccettabile. L’Italia non può essere presa in giro e nemmeno i siciliani”.

Il documento sui rischi d’erosione a Niscemi

Ma torniamo all’aggiornamento del Pai. Si legge nella relazione 16 marzo 2022, Conferenza operativa, e si fa riferimento a un sopralluogo del 2021: “Si è constatato che le aree in dissesto sono ubicate lungo il versante occidentale della collina di Niscemi, caratterizzato da processi morfogenetici intensi che danno luogo a numerose incisioni alquanto irregolari, lungo le quali si esplica una forte attività erosiva, condizionata dalle litologie affioranti e dai numerosi salti morfologici. L’azione erosiva delle acque incanalate risulta aggravata dallo scarico dei reflui lungo le incisioni. Inoltre sono presenti diverse aree utilizzate come discariche abusive di riporti di varia natura. In particolare le aree oggetto di sopralluogo interessano le due strade provinciali di accesso al centro abitato la SP. n.12 e la SP. n.10”.
E ancora: “In corrispondenza della SP. n. 12, in C.da La Madonna, il Comune ha segnalato un movimento
franoso, verificatosi nel gennaio del 2019 che aveva coinvolto la sede stradale, con fratture parallele alla
nicchia di distacco, fino ad interessare anche i muri di sostegno presenti nel lato monte della stessa
provinciale, trascinando verso valle parte del collettore fognario. Durante il sopralluogo si è potuto
constatare che al momento lungo il nuovo tratto della provinciale, realizzato a seguito del movimento
franoso, non sono presenti evidenti fratture e lesioni, ma il movimento è ancora attivo e rappresenta
l’evoluzione del dissesto già censito nel Pai vigente come erosione accelerata. Infatti i
fenomeni erosivi in atto ad opera delle acque di ruscellamento defluenti lungo l’incisione torrentizia
risultano amplificati dalle acque reflue che continuano a scaricare nell’incisione”.

“Un livello di pericolosità elevato”

Di conseguenza, il dissesto viene inserito nell’aggiornamento come “frana complessa alla quale è associato, secondo la metodologia utilizzata nel Pai, un livello di pericolosità elevata e di rischio molto elevato in relazione all’elemento interessato (via di fuga). Inoltre, (…), viene individuata, a scopo preventivo e precauzionale, una fascia di 20 metri quale area di probabile evoluzione del dissesto, che assume il valore di sito di attenzione”. Il documento prosegue con un’analisi dettagliata dei problemi e si sottolinea che “tutti gli elementi “non individuati” nella cartografia ma comunque ricadenti in aree a pericolosità sono considerati a rischio”.

Ora l’estensione dell’area a rischio

Lo stesso che ha firmato l’aggiornamento del Piano, il segretario generale dell’Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia Leonardo Santoro, è ora impegnato a Niscemi (nella foto in basso). Nei prossimi giorni, con decreto, disporrà l’estensione dell’area di rischio a tutela della popolazione di circa 25 chilometri quadrati. E in quest’area sarà decisa l’inedificabilità assoluta.

Santoro a Niscemi

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Un commento

  1. Ma lui è il ministro del mare, peccato che non è riuscito a fermare il mare nella Sicilia orientale.

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