L'accostamento non piace a due consiglieri regionali veneti. Torna la retorica sul sud "che se la cerca" e l'abusivismo
Il sud che se la cerca. L’abusivismo e chi è causa del suo mal pianga se stesso. L’assenza assoluta di solidarietà, empatia, sostegno reciproco verso chi ha perso la propria casa, deve ricostruire la propria vita dalle fondamenta, forse non tornerà mai più nel luogo dove è cresciuto. Malgrado si tratti di tragedie che si conoscono bene.
Sembrano sempre più lontani, distanti come mai, nord e sud dell’Italia, quando si riaffacciano alla cronaca eventi, come quelli recenti, della frana di Niscemi e della devastazione provocata dal ciclone Harry.
Un esempio (purtroppo non unico)? Il comunicato di due consiglieri regionali del Veneto appartenenti al gruppo Szumski-Resistere Veneto, “insorti” contro l’accostamento tra Niscemi e la tragedia del Vajont.
Tra memoria e nichilismo
Se il richiamo all’enorme numero di vittime della tragedia veneta è certamente doveroso e condivisibile, l’affondo sulla retorica del sud che se la cerca annichilisce.
“Riteniamo necessario intervenire con decisione sul paragone, recentemente avanzato in diverse sedi, tra l’enorme frana avvenuta nel territorio del comune di Niscemi, in Sicilia, e la tragedia del Vajont. Si tratta di un accostamento profondamente improprio e fuorviante, che rischia di banalizzare una delle più gravi tragedie della storia repubblicana italiana”, dicono Riccardo Szumski e Davide Lovat, che ricordano: “Nel caso del Vajont, è storicamente accertato che le popolazioni locali furono vittime di scelte scellerate imposte dall’alto: la costruzione di un’opera gigantesca, voluta per generare enormi profitti per chi la realizzava, fu portata avanti nonostante l’opposizione dei residenti, che avevano più volte segnalato i rischi e che vennero sistematicamente ignorati. Le conseguenze furono devastanti: oltre 1.900 persone persero la vita”.
Niscemi peggio del Vajont?
“La situazione di Niscemi è di tutt’altra natura – sottolineano i due consiglieri – perché, in questo caso, critici, esperti e opinione pubblica sollevano questioni sul fatto che molte abitazioni civili siano state realizzate in aree geologicamente fragili, nonostante la conoscenza dei rischi. Sono, infatti, in corso anche accertamenti e inchieste amministrative per chiarire perché e da chi siano stati concessi permessi edilizi in quelle zone, con riferimento a omissioni o errori nelle autorizzazioni. Si tratta, quindi, di un contesto completamente diverso da quello del Vajont. Inoltre, elemento tutt’altro che secondario, fortunatamente non si sono registrate vittime”.
Offesa al popolo veneto
“Per queste ragioni – concludono Szumski e Lovat – ogni paragone che vada oltre il dato puramente quantitativo dei metri cubi di materiale franati, risulta non solo scorretto, ma altamente fuori luogo e offensivo nei confronti della memoria delle vittime del Vajont e dei loro familiari e invitiamo, pertanto, a un uso responsabile e rigoroso delle parole, soprattutto quando si richiamano eventi che hanno segnato in modo così profondo la coscienza collettiva del Popolo Veneto”.
