La vicenda di una mamma messinese al centro di un processo
Messina – C’è la chiamata al 112 di una vicina di casa alla base dell’indagine e del processo, chiuso ieri dalla giudice Alessandra Di Fresco con una dichiarazione di non doversi procedere nei confronti di un 23enne della zona nord di Messina, accusato di maltrattamenti nei confronti della madre.
La giudice ha dato ragione al suo difensore, l’avvocato Giovanni Mannuccia: un solo episodio “critico” non integra il reato di maltrattamento, non c’è evidenza di un comportamento abituale da parte del figlio, che quindi non può essere punito, stavolta.
“Dammi i soldi per la droga o sfascio tutto”
Tutta la drammaticità del vissuto della famiglia, e della madre in particolare, però resta. Ed emerge chiaramente dalle carte del processo. Il figlio, racconta la madre, è tossicodipendente e in più di una occasione le ha chiesto i soldi per comprarsi lo stupefacente. Lei però si è sempre rifiutata. E ad ogni rifiuto lui andava in escandescenze, rompeva tutto e la inseguiva e la aggrediva verbalmente.
La fuga dalla vicina e la chiamata al 112
L’ultima volta – era l’ottobre 2025 – la scena sembrava prendere una brutta piega e la 66enne, spaventata, si è rifugiata dalla vicina, che ha chiamato i carabinieri. Al momento di formalizzare la denuncia, però, la donna ha negato di essere mai stata aggredita fisicamente dal figlio, che non le avrebbe mai fatto male.
