Il jazz parla siciliano, parola di Raphael Gualazzi

Il jazz parla siciliano, parola di Raphael Gualazzi

Alessandra Serio

Il jazz parla siciliano, parola di Raphael Gualazzi

domenica 15 Marzo 2026 - 09:31

Il 18 marzo a Messina il trio dell'artista si esibirà con l'orchestra del teatro Vittorio in un gioioso incontro di jazz e sinfonico

MESSINA – “E’ un immenso onore per me tornare in Sicilia, che conosco attraverso Tony Canto, bravissimo autore che ha scritto un testo con me, e PippoKaballà. E’ la prima volta a Messina e spero di conoscere quanto più possibile della città, perché no, anche le sue “delizie” culinarie”. Raphael Gualazzi racconta così i suoi contatti e le sue aspettative in vista del concerto al teatro Vittorio Emanuele, mercoledì 18 marzo, per lo spettacolo del cartellone musicale curato da Matteo Pappalardo e con la collaborazione dell’associazione Darlin. Il cenno alla cucina è l’unica che strappa un sorriso a Gualazzi, per tutto il resto della chiacchierata molto concentrato sulla musica.

Special Guest Danilo Rossi alla viola

“Il mio trio si unirà all’orchestra del Vittorio – spiega a proposito della serata messinese – avremo una special guest, Danilo Rossi, un violista d’eccezione. A dirigerci sarà il maestro Stefano Nanni. E’ il primo progetto che portiamo avanti con le orchestre, quando abbiamo la fortuna di avere Danilo Rossi gli arrangiamenti curati dal maestro Nanni si caratterizzano moltissimo, si crea una forte empatia tra il trio (con Gualazzi al pianoforte ci sono Anders Ulrich al contrabasso e Gianluca Nanni alla batteria ndr), uno scambio emotivo vero e proprio che rende ogni esperienza diversa dalle altre”.

Da Rossini alle colonne sonore

Il cantante offrirà agli spettatori del teatro una rivisitazione dei suoi principali successi; nel 2011, già noto nella scena jazz francese e italiana, ha vinto con Follia d’amore Sanremo Giovani ed è arrivato secondo all’Eurovision Song Contest. A quasi 21 anni di carriera, porterà il pubblico messinese per mano alla scoperta del “mio dna musicale, dagli omaggi al cinema attraverso le colonne sonore che ho scritto, alle musiche operistiche rivisitate in chiave jazz, uno sposalizio dal sapore sinfonico che restituisce una certa giustizia ai ballad, sia ai brani cantabili con un rito più dolce che a quelli ironici rossiniani”. “L’omaggio a Rossini non può mancare – prosegue Gualazzi – visto che è mio conterraneo; ma ci saranno anche Verdi e altri operistici sinfonici classici, che si fonderanno con la cultura afro-americana che amo e che ho sperimentato lungo tutto il mio percorso. A far da trade union sarà la melodia italiana”.

ll jazz parla siciliano

Dall’opera al jazz, non c’è spazio per le etichette con Raphael Gualazzi, ma soltanto per la contaminazione e gli amori musicali, che lo portano a sperimentare. “Mi sono accostato alle sonorità africane-americane, con tutta l’umiltà necessaria, sin dall’inizio del mi percorso, ho prima emulato e poi incamerato i colori di quella straordinaria tradizione, senza alcuna pretesa omni comprensiva. E’ una tradizione che non ci appartiene ma che abbiamo sempre emulato, il jazz italiano ha le sue radici soltanto 100 anni fa, nel periodo del fascismo, quando un gruppo di filantropi porta nei sottoscala di Torino, nascondendosi al regime, Louis Amstrong e i primi vinili. Ma il legame tra Italia e jazz è talmente profondo che affonda nelle origini, non a caso il primo jazzista inciso in America è il siciliano Nick La Rocca”.

Passione e sperimentazione

Il percorso nella musica di Gualazzi non è però soltanto jazz. “Dal 2005, dal mio primo lavoro, ho attraversato diverse evoluzioni, le definirei diverse applicazioni della mia urgenza di musica: da sonorità più tradizionali a quelle contemporanee. Quello che ho capito è che certamente nel percorso musicale bisogna celebrare la propria autenticità senza timore, la prima protagonista deve essere sempre la musica”.

Un amore nato in famiglia

Uno sguardo sempre oltre, quello di Raphale Gualazzi, educato alla sperimentazione sin da bambino. “Mia madre era una bravissima ceramista, mio padre era stato un batterista rock, aveva suonato nelle prime band di Ivan Graziani. Aveva una cultura ampissima che mi ha trasmesso anche semplicemente facendomi ascoltare vinili di qualunque genere, dall’opera all’hard rock anni ’70. Il consiglio che da entrambi mi è sempre arrivato è stato quello di sperimentare sempre, ampliare le vedute rispetto alle contaminazioni musicali possibili ed onorare al meglio questo lavoro, che non è un mestiere, è una vocazione, una preghiera”.

Articoli correlati

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED