"Il ponte sullo Stretto è morto", opposizioni all'attacco sul dl Infrastrutture

“Il ponte sullo Stretto è morto”, opposizioni all’attacco sul dl Infrastrutture

Marco Olivieri

“Il ponte sullo Stretto è morto”, opposizioni all’attacco sul dl Infrastrutture

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giovedì 30 Aprile 2026 - 08:30

Le crtitiche d Nicita (Pd) dopo il via libera al Senato. E Musolino: "Basta propaganda. Inaccettabile sventrare Messina per poi bloccare i cantieri". Interviene pure No ponte Capo Peloro

Ieri il via libera al Senato al decreto infrastrutture con al centro il ponte sullo Stretto. Il provvedimento, con scadenza il 10 maggio, dovrà passare alla Camera dei deputati per la conversione in legge. Polemiche le opposizioni. Così Antonio Nicita, vicepresidente del gruppo Pd, nel suo intervento nell’aula del Senato: “Do una notizia: il Ponte sullo stretto è morto. Il Ponte non è morto solo per due rilievi fondamentali insuperati, uno dell’Antitrust sugli aiuti di Stato e uno dell’Anac sul fatto che serve una nuova gara. È morto perché all’articolo 1 comma 8 è scritto che i lavori del Ponte inizieranno nella seconda parte della legislatura, non di questa ma della prossima, nella quale auguro a tutti di esser presenti”.

“Nel frattempo – ha continuato Nicita – si definanziano 2,8 mld dal Ponte per ripianare i debiti Rfi, e si trasferiscono 2,1 mld al patrimonio destinato di Cassa Depositi e prestiti, del quale nulla si sa. Più di 5 miliardi, che provenivano dai Fondi di sviluppo e coesione di Sicilia e Calabria, destinati a finanziare infrastrutture già pronte come Siracusa-Gela, vengono sottratti al Ponte” (fonte Il Sole 24 Ore Radiocor).

Musolino: “Inaccettabile sventrare Messina per poi bloccare i cantieri”

Non meno dura la senatrice messinese Dafne Musolino, vice capogruppo di Italia Viva: “Questo provvedimento, dal titolo ‘Ponte e co.’, dove ‘co.’ sta per commissari e concessioni, ha come obiettivo principale quello di rimettere ordine in una materia dove finora il governo ha incassato più e più censure. Dopo le irritazioni iniziali, anche per i pareri contrari della Corte dei conti, vi siete rimessi in asse e avete compreso che i passaggi procedurali non si possono omettere. Chi ha interesse a realizzare la più grande infrastruttura del Paese non giustifica il salto dei vagli tecnici, dei vagli economici, del piano economico e degli aggiornamenti ambientali”.

E ancora: “Non c’è da parte nostra alcuna contrarietà ideologica al Ponte sullo Stretto. E ve lo dice una messinese, assumendomi la piena responsabilità di questa dichiarazione. Tuttavia, non ci può essere neanche un atto fideistico. È inaccettabile, per una cittadina della città dove si farà quest’opera, pensare che si possa dare avvio a dei cantieri per poi sospenderli perché manca un parere, perché non siamo aggiornati o perché la struttura non è completa. Ancor peggio sarebbe iniziare a sventrare una città con tanti cantieri e poi fermarsi perché ci si rende conto che non si hanno le capacità per andare avanti”.

“Basta propaganda sul ponte”

Ha continuato la senatrice: “Non si capisce quale sia il modello logico in forza del quale numerose opere vengono sottratte ai commissari già nominati per metterle sotto la guida di un unico super commissario. Invece di indagare sulle vere cause del ritardo, si crea una duplicazione di modelli già operanti, evidentemente inefficaci e non producenti, quindi economicamente deficitari, ma che perseverate a mantenere. Infine questo continuo propagandare l’imminente avvio e l’ennesima visita del ministro Salvini in Sicilia e in Calabria per tagliare fantomatici nastri vi rende francamente sempre meno credibili e poco seri. Dite le cose come stanno: stanziate le risorse, fate un procedimento articolato per i punti essenziali e metteteci il buon senso che, fino adesso, francamente è mancato”.

No ponte Capo Peloro: “La nomina alla Stretto di Messina mentre la nave sta affondando”

Intanto interviene anche l’associazione No ponte Capo Peloro e commenta i cambiamenti nella Stretto di Messina: “Il presidente del nuovo corso Recchi si era dimesso prima del rinnovo delle cariche del Consiglio di amministrazione, dichiarandosi non disponibile a un incarico bis e consigliando di scegliere come suo successore una figura con una solida preparazione giuridica per fare fronte alla nuova complessa fase. Ed è notizia di oggi che a salire sul ponte di comando della Stretto di Messina è Maurizio Basile, un passato di dirigente d’azienda e dirigente pubblico, un profilo professionale sicuramente diverso da quello auspicato da Recchi. Cosa vuol dire tutto questo? Che Recchi non si è sicuramente dimesso perché non aveva la preparazione giuridica necessaria, sarebbe bastato acquisire la consulenza di un rinomato consulente giuridico invece di dimettersi”.
Prosegue nel suo ragionamento No ponte Capo Peloro: “Il 12 febbraio scorso Recchi aveva partecipato a Milano al convegno “La Ripartenza” organizzato dal giornalista Porro e aveva espresso in maniera sicura che il ponte, la Silicon Valley italiana a suo dire, sarebbe partito entro l’estate. E quindi che fai? Abbandoni proprio adesso la “nave” che sta arrivando in porto? La nostra ipotesi è che abbia abbandonato la nave perché ha capito che sta affondando. La sua lettera è datata infatti 30 marzo, non a caso successiva di un paio di settimane al decreto commissari del 12 marzo. Decreto con il quale Salvini intendeva dare uno strappo decisivo al procedimento del ponte con la nomina a commissario di Ciucci e la previsione di paletti all’azione della Corte dei conti. Lo stop del Quirinale a questi due colpi di mano, che hanno depotenziato il decreto legge, ha forse convinto il manager che la “navigazione” si faceva sempre più perigliosa e che fosse meglio scendere dalla nave prima del naufragio”.
“La nomina di Maurizio Basile a nuovo presidente della Stretto di Messina, serve probabilmene solo a tirare la carretta un altro po’ prima di schiantarsi nuovamente contro lo scoglio della Corte dei conti per poi essere inghiottiti definitivamente dai gorghi di Scilla e Cariddi”, conclude No ponte Capo Peloro.

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