Il sisma sentito a Messina e nel sud, ecco perché i terremoti profondi fanno meno danni

Il sisma sentito a Messina e nel sud, ecco perché i terremoti profondi fanno meno danni

Daniele Ingemi

Il sisma sentito a Messina e nel sud, ecco perché i terremoti profondi fanno meno danni

martedì 02 Giugno 2026 - 14:27

Con epicentro al largo delle coste calabresi, il fenomeno di stanotte è il frutto di uno dei processi geologici più affascinanti del Mediterraneo

di Daniele Ingemi, dal sito Meored Italia

Nella notte tra il 1° e il 2 giugno 2026, una scossa di magnitudo intorno a 6.1 ha interessato il Mar Tirreno meridionale, al largo delle coste calabresi. Come spesso accade in quest’area, si è trattato di un evento profondo, con ipocentro a centinaia di chilometri di profondità.

Terremoto 2 giugno da Ingv

La popolazione l’ha avvertita in gran parte del sud Italia, ma fortunatamente senza danni significativi. Questo fenomeno non è casuale, ma è il frutto di uno dei processi geologici più affascinanti e attivi del Mediterraneo, la subduzione nel basso Tirreno.

Il meccanismo della subduzione

La placca africana, o più precisamente il suo frammento ionico (la litosfera oceanica residua dell’antico oceano Tetide), si sta lentamente inflettendo e sprofondando sotto l’arco calabro e il bacino tirrenico.

Questo processo di subduzione, attivo da milioni di anni, ha contribuito all’apertura del Mar Tirreno stesso. Questa parte di litosfera oceanica (che faceva parte dell’antica Tetide) che si sta infilando sotto l’arco calabro e il Tirreno, scendendo in profondità come una lastra inclinata.

Lungo questo piano si accumulano tensioni enormi dovute all’attrito, alla disidratazione delle rocce, e alle deformazioni della lastra che si piega e si rompe. Quando lo sforzo supera la resistenza della roccia, si verifica un terremoto profondo.

Questi eventi sono tipicamente isolati e non fanno parte di sequenze o sciami prolungati come quelli superficiali. Possono raggiungere magnitudo significative (fino a 6.0 o, storicamente, anche superiori), proprio perché la litosfera subducente è fredda e fragile anche a grandi profondità, a differenza della crosta continentale più calda e duttile.

Perché i terremoti profondi causano meno danni?

A parità di magnitudo, un terremoto profondo produce effetti in superficie molto inferiori rispetto a uno superficiale (ipocentro < 30-50 km). Nei terremoti profondi succede che le onde sismiche devono attraversare centinaia di chilometri di mantello e crosta.

Durante il percorso perdono intensità per assorbimento (trasformazione in calore) e dispersione geometrica. L’energia si diluisce prima di arrivare in superficie.

Inoltre le onde che giungono in superficie hanno spesso una componente a bassa frequenza, percepita come un dondolio lungo piuttosto che uno scuotimento violento e breve tipico dei terremoti crostali.

Al contrario, i terremoti superficiali sulle faglie appenniniche o siciliane, liberano energia vicino alla superficie. In tal modo le onde ad alta frequenza colpiscono duramente gli edifici, amplificate dai terreni alluvionali o di collina, con effetti devastanti anche a magnitudo inferiori.

L’unica difesa contro i terremoti: l’investimento nell’ingegneria sismica avanzata

Se i terremoti profondi del Tirreno rappresentano un rischio limitato, non si può dire lo stesso per quelli superficiali che periodicamente colpiscono l’Italia. In un Paese ad alta sismicità come il nostro, la vera sicurezza passa dall’ingegneria antisismica avanzata.

È urgente investire in maniera sistematica in dissipatori di energia (viscosi, a friction o a fusione), isolatori sismici (di gomma ad alto smorzamento o a pendolo) e molle antisismiche di ultima generazione.

Queste tecnologie, già impiegate con successo in Giappone, California e in alcuni edifici italiani strategici, permettono di decoppiare la struttura dal terreno. In caso di scuotimento forte, l’edificio si muove come un tutto unico o fluttua, assorbendo e dissipando l’energia senza subire deformazioni permanenti né danni strutturali.

Un edificio dotato di base isolata o di dissipatori può resistere a terremoti anche di magnitudo 8 con danni minimi o nulli, preservando vite umane, funzioni ospedaliere, scuole e patrimonio storico.

Il costo iniziale è recuperato in pochi decenni attraverso la riduzione dei danni e dei costi di ricostruzione post-sisma. La normativa attuale (NTC 2018 e successive) va rafforzata con incentivi concreti per la riqualificazione antisismica estesa, non solo per nuovi edifici ma soprattutto per il vasto patrimonio esistente.

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