Capo Peloro. "Con barche e cime a mare pericoli per i bagnanti"

Capo Peloro. “Con barche e cime a mare pericoli per i bagnanti”

Segnalazione WhatsApp

Capo Peloro. “Con barche e cime a mare pericoli per i bagnanti”

mercoledì 24 Giugno 2026 - 15:07

La segnalazione di un cittadino messinese, che invoca il rispetto delle ordinanze

MESSINA – Segnalazione WhatsApp al 366.8726275: “Siamo alle solite. Barche e cime  (corde utilizzate a bordo delle imbarcazioni, n.d.r.) a mare a Capo Peloro. I bagnanti dove devono farsi il bagno? Nel pantano? Se si fa male un bambino o un anziano, con le cime, chi paga? L’ordinanza quando la fate rispettare? Alla fine della stagione balneare?  Sindaco e Capitaneria di porto, venite a controllare. Mi riferisco a una spiaggetta frequentata da molti bambini.  A voi la risposta, amministratori di Messina che vi fate vedere solo per le elezioni. Ricordiamoci che siamo Bandiera Blu”.

5 commenti

  1. Ma tutti questi problemi nascono solo adesso? Mi ricordo che fino a qualche decennio fa, o poco più, le spiagge libere erano piene di barche e accessori, spiagge frequentate anche dal sottoscritto e per quanto ne so non si è mai fatto male nessuno, anzi ci si sdraiava di fianco a qualche barca in cerca di frescura.

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  2. Cittadino Attento 24 Giugno 2026 21:16

    Sono le cime e le barche in acqua a creare pericolo per inciampo e possibilità di sbattere sul bordo dello scafo, come pure le barche non dovrebbero stazionare nè in spiaggia (divieti Capitaneria) né in acqua. Le leggi sono cambiate rispetto agli anni ’60 e ’70, quando non esistevano, perchè sono cambiate le frequentazioni degli arenili e specchi d’acqua antistanti, di conseguenza sono stati realizzati e distinti gli utilizzi per motivi di sicurezza.

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  3. Se scegliete di venite a Capo Peloro, sapete già che è un borgo di pescatori, ma se la zona non vi piace il litorale messinese è abbastanza lungo da trovare una spiaggia isolata, senza bambini che giocano liberi. I bambini si abituano a osservare l’ambiente e a muoversi di conseguenza. È bene che sappiano che nella campana di vetro non si può stare a lungo o si rischia di diventare “bamboccioni”

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  4. Hanno trasformato la Messina marinara in una Rimini squallida e chiassosa. Le barche e le attività che si svolgevano nelle spiagge facevano parte di una cultura locale che non si fermava alle feluche. La socialità sulle spiagge è ormai quella delle torme di ombrelloni piene di mamme e bambini urlanti e delle “rustute” serali (quelle non si toccano) con carbone e legna bruciata con i chiodi poi nascosta sotto 2 centimetri di sabbia. Non mancano i karaoke organizzati per feste di compleanno di Chevin, Giessica et al che si protraggono fino alle 2 di notte. Ma il problema sono le barche, le cime a mare, i corpi morti. La legislazione è cambiata, è vero, ma non ha considerato le diversità dei territori. E solo a Messina c’ è stata la caccia al pescatore. Una barca nel nostro litorale non può andare a mare senza questi ausili che sono stati utilizzati da generazioni di pescatori a vario titolo nello stretto di Messina. Durante le sciroccate tutte le persone dei villaggi rivieraschi, pescatori e non, si ritrovavano sulla spiaggia per aspettare l’ultimo che tornava e per mettere in salvo le barche. La comunità esisteva grazie al mare non grazie all’ ombrellone e alla sdraietta che si abbandonano puntualmente sulla spiaggia a fine stagione.
    Infine, solite storie messinesi, stressato da ordinanze, gestapo di porto , censimento barche da presa in giro, regalo la mia barca che va a finire in un posto vicino Ganzirri, perché tanto lì la gestapo del mare non da fastidio. Ma fatemi il piacere…

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  5. Cittadino Attento 25 Giugno 2026 13:44

    Comprendo il commento di Gulliver, ma di pescatori con licenza commerciale non ne esistono più di 5-6 su tutta la riviera nord a partire dal torrente Giostra. Di pescatori con licenza sportiva, la percentuale maggiore possiede motoscafi che stazionano in darsene e campi boa. Tutto il resto sono abusivi, in ogni caso poca roba e gente che si diletta solo nei fine settimana. I borghi “di pescatori” sono solo ricordi finiti alla fine degli anni ’70. Il metro è la scomparsa di quelle botteghe che realizzavano e vendevano materiale per pescatori professionali, come pure la chiusura di tanti negozietti per pescatori amatoriali. Oltre a un’attenta e continua osservazione delle barche da pesca in mare, e dal tipo di pesca praticata.

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